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La procura vuole processare D'Ercole

Truffa Fondazione, il pm: il vescovo ha favorito gli indagati

L'AQUILA. Il vescovo ausiliare monsignor Giovanni D'Ercole ora rischia il processo. La procura, che ha chiuso le indagini preliminari sulla tentata truffa della Fondazione Abruzzo solidarietà e sviluppo, lo accusa di aver favorito gli indagati.

L'ACCUSA. Dopo l'interrogatorio telefonò a Traversi divulgando «notizie segrete». Per questo il pm Antonietta Picardi sta per chiedere il processo a carico del vescovo ausiliare. L'accusa resta quella di rivelazione di segreti inerenti a un procedimento penale, mentre non figura, nell'avviso di conclusione delle indagini preliminari (notificato ieri mattina a tutti e cinque gli indagati) l'altro capo d'imputazione inizialmente formulato, relativo alle false informazioni al pubblico ministero. Il pm vuole il processo anche per gli altri indagati. Si tratta di Fabrizio Traversi, 63 anni, romano, ex direttore del sistema qualità montagna del disciolto Ente italiano della montagna; del medico aquilano Gianfranco Cavaliere, 37 anni (entrambi finiti agli arresti domiciliari a settembre dell'anno scorso); del sindaco di San Demetrio ne' Vestini Silvano Cappelli, 41 anni; del barese residente a Roma Nicola Ferrigni, 36 anni, presidente di Eurispes Abruzzo.

CHE SUCCEDE ORA. Con la notifica dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari decorrono i venti giorni di tempo entro i quali gli indagati possono estrarre copia degli atti, presentare memorie difensive, produrre documenti relativi alle investigazioni difensive, chiedere al pm ulteriori atti d'indagine, presentarsi per rendere dichiarazioni spontanee oppure chiedere di farsi interrogare. Il passaggio successivo è la richiesta di rinvio a giudizio con la quale gli indagati diventano imputati. Questa sorte potrebbe toccare anche a D'Ercole, che ieri è stato a Roma per tutta la giornata.

LE ALTRE ACCUSE. Il pm contesta a Traversi, Cavaliere, Cappelli e Ferrigni i reati di concorso in tentata truffa aggravata e continuata «perché compivano atti idonei a procurare loro ingiusto profitto inducendo in errore, tramite artifizi e raggiri, il Dipartimento politiche per la famiglia e il commissario delegato per la ricostruzione» per ottenere 12 milioni di fondi per il sociale. Inoltre, Cappelli, Traversi e Cavaliere sono accusati di falso in concorso; Traversi e Cavaliere anche di millantato credito e tentata estorsione; il solo Traversi anche di peculato per l'uso improprio di utenze telefoniche di un ufficio pubblico.

L'ALTRA LETTURA. Nel sito Internet dell'agenzia Sir (servizio informazione religiosa) legata alla Cei è contenuta un'altra lettura della vicenda processuale del vescovo ausiliare. Questo il titolo della notizia: «Si profila la estraneità ai fatti per monsignor D'Ercole» che riporta una nota dell'ufficio comunicazioni sociali della diocesi. «La Procura dell'Aquila ha dichiarato chiusa l'inchiesta sulla tentata truffa aggravata ai danni dello Stato per i fondi cosiddetti Giovanardi destinati al sociale per le zone terremotate. L'inchiesta vede indagati Fabrizio Traversi, Gianfranco Cavaliere, Silvano Cappelli e Nicola Ferrigni. In un successivo momento è stato coinvolto anche monsignor Giovanni D'Ercole, vescovo ausiliare, con l'accusa di aver dichiarato il falso al pm e quello di aver rivelato l'esistenza dell'indagine a uno degli indagati. Da quanto si è appreso il pm ha deciso di archiviare uno dei due reati contestati al vescovo ausiliare: quello di aver fornito false informazioni. Resta, invece, quello di rivelazione di segreti inerenti a un procedimento penale. Evidentemente», commenta l'agenzia cattolica, «l'interrogatorio di monsignor D'Ercole svoltosi nel mese di novembre ha chiarito la posizione del Vescovo davanti agli inquirenti così da far archiviare l'accusa di false dichiarazioni. In definitiva, precisa la diocesi, la responsabilità del vescovo, rispetto a quanto ipotizzato inizialmente, è molto ridotta. L'auspicio, mentre il procedimento giudiziario segue il proprio corso, è che al più presto si chiarisca la posizione di monsignor D'Ercole anche relativamente all'ipotesi di reato di rivelazione del segreto istruttorio. Il monsignore ha appreso la decisione del pm con molta serenità e adempiendo regolarmente i suoi doveri di pastore e», conclude la nota, «attende fiducioso che venga al più presto dimostrata la sua estraneità ai fatti come già sta avvenendo».

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