Chiusi in un anno 35 negozi

Aumentano invece le licenze concesse per aprire bar e pub

    di Federica Pantano  SULMONA. Continuano ad aumentare progressivamente le chiusure delle attività commerciali in città, salite nel 2011 a 35 (una in più rispetto all'anno scorso). Cifra raddoppiata negli ultimi anni. Mancanza di programmazione e di regole le principali cause della crisi del settore.  Questo il punto di vista delle associazioni di categoria. Una debacle confermata dal bilancio delle attività commerciali del Comune. Ma il commercio, viste le tante richieste di nuove aperture (151 nel 2011, rispetto alle 131 nel 2010) resta anche l'ultima spiaggia per molte persone che hanno perso il lavoro. Ma, a fronte delle domande, sono solo 91 le nuove attività aperte nel 2011. Numeri che confermano lo stallo delle licenze in città; basti pensare che solo per bar, pub o ristoranti ce ne sono in totale già 160.  Le nuove richieste, però, sono state 33 (13 in più a confronto del 2010), segno che - nonostante ordinanze antimovida e altre restrizioni - il settore continua a mantenere una certa vivacità in città. Le cessazioni, infatti, confermano la crisi del commercio al dettaglio con 30 chiusure di negozi e solo 5 di attività di ristorazione.  Al di là dell'eccezione, la regola della crisi sembra incontrovertibile. Preoccupate le associazioni di categoria, che rivendicano una maggiore programmazione. «Siamo in balìa di iniziative estemporanee che non riescono a portare risultati duraturi», critica Claudio Mariotti, vice presidente provinciale de
    lla Confcommercio. «occorre una maggiore mentalità imprenditoriale. Noi avevamo chiesto invano che si creasse un'area commerciale dopo il ponte San Panfilo».  Nel frattempo, la crisi significa anche aumento di attività legate alla compravendita dell'oro: in città ne sono state aperte già tre. Moltissime le persone costrette a vendere i preziosi per pagare le spese. Nello stesso tempo aumentano i punti vendita dove fare scommesse e giocare ai videopoker. La Confesercenti punta il dito contro i rincari degli affitti. «I proprietari dei negozi sparano cifre di affitto fuori mercato, che in centro raggiungono i 30 euro a metro quadro», denuncia Franco Ruggieri, vice presidente provinciale di Confesercenti, «ma il caro affitti potrebbe essere evitato con una programmazione seria e regole certe».

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    17 gennaio 2012
     

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