Arrestato addetto della Securpol

In manette il terzo dei 4 indagati per la rapina al portavalori vicino a Raiano

    di Claudio Lattanzio  SULMONA. Cercavano i soldi della rapina ma, nel cassetto del comodino, invece dei bigliettoni hanno trovato alcune munizioni in dotazione alle forze armate la cui detenzione è vietata. È così che è finito in carcere Amelio Danelutti, guardia giurata 56enne di Castelvecchio Subequo, sospettato di aver avuto il 16 dicembre una parte determinante nella rapina al portavalori della Securpol che ha fruttato ai rapinatori oltre 170mila euro. Secondo il procuratore Federico De Siervo sarebbe stato lui, in quanto dipendente della Securpol, a fornire le indicazioni necessarie per organizzare al meglio la rapina insieme a Sergio Loreto Moscone di Bussi sul Tirino e a Bruno Silvestri di San Severo e a C.A. compaesano di Danelutti di 39 anni. Moscone e Silvestri sono finiti in carcere dal 29 dicembre scorso, il primo perché proprietario del capannone dove è stata ritrovata l'auto utilizzata per fare il colpo, e il secondo perché incastrato da una vigilessa che l'avrebbe riconosciuto mentre attraversava il centro di Raiano alla guida dell'auto in fuga. Per tutti i quattro indagati l'accusa è di rapina a mano armata e detenzione illegale di armi. Un'inchiesta molto articolata e difficile - portata avanti dai carabinieri della compagnia di Sulmona - che ha preso quota proprio con il ritrovamento della Lancia Lybra station wagon in un box all'interno del capannone di Moscone nel nucleo industriale di Raiano.  Nell'auto, che era stata rubata ai primi di dicembre a Roma, c'erano ancora le bus
    te che contenevano i soldi da consegnare agli uffici postali di alcuni paesi della Valle Peligna e del Subequano. Ma Moscone ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento nella rapina. Lo ha fatto davanti al gip e al procuratore nell'interrogatorio di garanzia, e lo ha ripetuto in questi ultimi giorni al suo legale, l'avvocato Fabio Cantelmi, che ogni giorno si reca in carcere per confortarlo. «Ripete che lui con la rapina non c'entra proprio niente e che non sa come quell'auto sia potuta finire dentro il suo capannone», rivela Cantelmi. «Tra l'altro, uno che ha fatto una rapina da 170mila euro il 16 dicembre non va a vendere la sua catenina in oro alla vigilia di Natale per pagare il suo avvocato e acquistare qualche regalino per i suoi cari. Una storia che lo sta consumando psicologicamente e fisicamente. Lunedì scorso ho presentato al tribunale del Riesame, una richiesta per fissare l'udienza per la revoca della misura cautelare». Udienza di revoca che per Bruno Silvestri si terrà questa mattina nel tribunale dell'Aquila. Per gli altri due indagati, Danelutti - ultimo arrestato ma non per motivi inerenti alla rapina - e C. A. entrambi di Castelvecchio Subequo, sarà fondamentale dimostrare quali legami avevano con il foggiano Silvestri. Dovranno soprattutto spiegare cosa facessero con lui nei pressi del casello autostradale di Pratola Peligna la sera prima che venisse rubata l'auto con cui è stata poi effettuata la rapina, così come è stato rilevato. Oggi intanto c'è l'udienza di convalida per Danelutti, relativa all'accusa di detenzione illegale di proiettili.

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    12 gennaio 2012
     

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