L'AQUILA. La conferenza stampa convocata ieri dal sindaco e da alcuni assessori della sua giunta (Lisi, Di Stefano, Placidi) è iniziata come uno spot elettorale per il ri-candidato primo cittadino Massimo Cialente ed è finita con il "funerale" della struttura commissariale per la rinascita dell'Aquila che ha al vertice Gianni Chiodi e all'interno la Sge (emergenza, guidata da Antonio Cicchetti) e la Stm (ricostruzione, guidata da Gaetano Fontana). Il sindaco ha cominciato con una botta di ottimismo: «In cinque anni abbiamo tolto tutti i semafori dalla città, ne sono rimasti soltanto tre» (notizia attesissima dagli aquilani). Ha finito con una botta di depressione: «Quando l'altra sera ho lasciato il tavolo convocato da Cicchetti ho avuto la netta sensazione che la ricostruzione è ferma e ferma resterà se non viene tolto di mezzo il commissariamento». La conferenza stampa ha avuto anche un peccato di comunicazione. Nella foga di sbandierare una miriade di lavori pubblici (per lo più riguardanti la viabilità) Cialente ha fatto passare all'opinione pubblica regionale e nazionale (vedasi alcuni lanci di agenzia di ieri pomeriggio) che il 47 per cento degli edifici pubblici danneggiati dal terremoto a giugno sarà di nuovo fruibile, per il resto si sta lavorando alacremente. In realtà a giugno, se tutto andrà bene, sarà avviato qualche cantiere e per la fine lavori si parla di anni. Poi ci si lamenta che in Italia tutti pensano che L'Aquila sia stata ricostr
uita. Cominciamo dai lavori pubblici. Ai cronisti è stato consegnato un fascicoletto colorato, tipo costume di arlecchino. Vicino a ogni lavoro un colore: verde per il progetto esecutivo, rosso per il bando di gara, grigio per il contratto con la ditta appaltante, giallo per l'avvio dei lavori. Da oggi a giugno (quando Cialente o non sarà più sindaco o sarà stato riconfermato sulla poltrona più prestigiosa della città) il "cronoprogramma" - parola molto usata da Bertolaso e oggi ripetuta da tutti, anche dai presidenti delle associazioni parrocchiali - prevede decine di interventi. Nella tabella, in questa stessa pagina, alcuni dei lavori che faranno parte del bagaglio di opere pubbliche che Cialente vuole portare in dote ai cittadini nel corso della campagna elettorale che è partita da tempo e che ora sta entrando nel vivo (si vota a maggio). In realtà del fascicolo-arlecchino si è parlato poco perché quando un giornalista ha chiesto tempi certi per la chiusura dei cantieri, prima l'ingegner Mario Di Gregorio (dirigente responsabile della ristrutturazione degli edifici pubblici) e subito dopo lo stesso primo cittadino, trovandosi un po' in difficoltà, hanno cambiato discorso. E dove è finito il discorso? Nemmeno a dirlo: sulla struttura commissariale. Cialente, Placidi e Di Stefano hanno raccontato come è andata la riunione di lunedì sera con il vicecommissario Antonio Cicchetti. Prendendo qua e là le frasi dei tre, cerchiamo di ricostruire ciò che è successo in quello che ancora una volta merita di essere definita una sorta di "seduta spiritica". Come in ogni seduta spiritica che si rispetti bisogna per prima cosa invocare gli assenti. E Cicchetti da 4 riunioni invoca il capo della struttura di missione, l'architetto Fontana, praticamente sparito dalla scena della ricostruzione dell'Aquila. Un'assenza che ha fatto dire a Cialente che è in corso, da parte di Chiodi e Fontana, un'operazione di «delegittimazione di Cicchetti». Da quando non c'è più Letta a sostenere il vicecommissario, Chiodi (e le sue dichiarazioni lo dimostrano) sta cercando di smarcarsi e per farlo sta mettendo all'angolo tutti quelli che ancora credono che la struttura commissariale così com'è, sia in grado di avviare la rinascita. Ma non basta. Alla riunione c'era un rappresentante della Cineas (che analizza i costi dei progetti di ricostruzione). Cicchetti a un certo punto ha chiesto all'uomo Cineas se avesse qualcosa da dire in relazione alla discussione. La risposta è stata: non sono stato autorizzato a parlare, sono presente solo come osservatore. Il buon Cicchetti ha frugato nelle tasche per trovare il cartellino rosso, non ce l'aveva e allora col dito medio della mano sinistra puntato verso la porta ha detto allo sventurato: esca immediatamente da qui. Ecco, è questo il clima che si respira. Conclusione? L'ha data il sindaco: «Una nave allo sbando, è come usare il cacciavite quando serve il martello». Proposta: via la struttura commissariale e potere ai sindaci. La sparata finale è stata fatta in risposta a Chiodi che aveva detto che non se la sente più di firmare assegni per miliardi di euro senza controlli ferrei. Il primo cittadino invece ha gridato: firmo tutto, anche mandati per 5 miliardi di euro. Un accenno alle spese della Sge: me ne sono andato nel settembre 2010 - ha sottolineato - proprio perché vedevo cose che non funzionavano. Conclusione a Di Stefano: «Ad aprile scadono le convenzioni con Reluiss e Cineas, chi esaminerà le pratiche? Nessuno». E sarà il caos. (g.p.)
11 gennaio 2012
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