di Enrico Nardecchia
L'AQUILA. L'incubo tasse per gli aquilani non finisce mai. Ieri le battaglie per il rinvio della restituzione, oggi l'assalto ai Caf da parte dei contribuenti disorientati dalla mancanza di regole scritte e certe su come versare i vecchi tributi sospesi.
IL MILIARDO. Evidentemente, il miliardo di euro che gli aquilani devono restituire al Fisco, con una decurtazione costata lacrime e sangue (quello vero, viste le manganellate di Roma), dev'essere considerato alla stregua di un soldino per le casse dell'Erario, visto che, a pochi giorni dalle prime scadenze per adempimenti e versamenti, ancora non è uscito fuori l'atteso vademecum per disciplinare la restituzione. Eppure che gli aquilani dovessero tornare a pagare l'arretrato (Irpef, Iva, contributi Inps e Inail e altre voci) in 120 rate, dieci anni, e al 40 per cento del dovuto si sapeva da novembre 2011. Ma l'Agenzia delle Entrate sta ancora elaborando il documento atteso da contribuenti e commercialisti, quest'ultimi tartassati due volte, dal Fisco e dai cittadini ansiosi di conoscere l'entità delle rate e la modalità della restituzione. L'unica cosa certa, per ora, è che si deve pagare. La prima data segnata in rosso è quella del 16 gennaio. In attesa della definizione delle regole, la prima mossa è stata infatti quella dell'Inps.
LA LETTERA. Già finito nel mirino a novembre 2011 per quell'interpretazione della norma che pretendeva la restituzione entro dicembre, al 100 per cento e in unica soluzione, delle prime dodici rate di contributi arretrati, poi cancellata con un clamoroso dietrofront, l'ent
e sta chiedendo il rispetto tassativo della scadenza del 16 gennaio
che riguarda le ditte che hanno dipendenti e che devono inviare le
trattenute. Invece la scadenza normale per la rata fissa è quella
del 30 del mese. La lettera sta scatenando il panico tra i
contribuenti. «La norma è chiara», spiega il tributarista Luigi
Fabiani. «Ma di fronte a queste richieste si scatenano reazioni a
catena che diventano incontrollabili. C'è gente che sta andando nel
panico. Per la settimana successiva al 15 è atteso il vademecum.
Sulla questione della restituzione c'è chi sta facendo del
terrorismo psicologico. Anche i pensionati sono sotto pressione.
Anzi, Inpdap e Inps hanno comunicato che si ricorre al fai-da-te.
Infatti questi enti si dicono disposti a occuparsi della
restituzione, ma a partire dalla terza rata in poi. Per le prime
due ciascuno provveda autonomamente. Ma questo è assurdo. Una volta
fatti i conti, infatti, delegare non serve più. Serve un intervento
chiarificatore».
LA CISL. La Cisl ricorda che «dall'1 gennaio 2012 decorrono i
termini per la restituzione, da parte di lavoratori dipendenti e
pensionati, del 40 per cento dei tributi Irpef sospesi nell'area
del cratere fino a giugno 2010. Tutti i pensionati e i lavoratori
dipendenti sono tenuti alla compilazione del modello F24 o del
modello di richiesta da presentare al sostituto di imposta,
necessari per tale adempimento. Il Caaf Cisl in via Gronchi 16
(Campo di Pile) è a disposizione di tutti gli interessati, iscritti
e non, nei seguenti orari: dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e
dalle 15 alle 19. Al fine di evitare lunghe attese si invitano gli
interessati a contattare il numero 0862-318911 per prendere
appuntamento e presentare la necessaria documentazione (modello 730
2010/2011 e Cud 2010/2011). Si ricorda che la restituzione potrà
essere effettuata direttamente dagli interessati tramite F24 o per
il tramite del sostituto d'imposta, datore di lavoro o istituto
previdenziale».
TELEFONI IN TILT. A distanza di poche ore dalla precedente
comunicazione, il sindacato precisa che è meglio presentarsi di
persona perché il telefono è già andato in tilt. «A causa
dell'affluenza agli sportelli e del gran numero di chiamate
ricevute, il numero telefonico a disposizione per informazioni e
prenotazioni relative alla compilazione della documentazione per la
restituzione dei tributi sospesi a causa del terremoto, risulta
intasato. Si pregano gli interessati di riprovare o di recarsi
direttamente nella sede Cisl».
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10 gennaio 2012
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