Italfinish, da 5 mesi senza stipendio

Le difficoltà degli operai dello stabilimento dopo l'istanza di fallimento

    di Federica Pantano  SULMONA. Sono da 5 mesi senza stipendio i 20 lavoratori dello stabilimento sulmonese dell'Italfinish. Dopo l'istanza di fallimento avviata dalla proprietà a novembre e le rassicurazioni sul pagamento degli arretrati, gli operai dell'azienda bergamasca di finiture in alluminio sono senza soldi dal mese di settembre. Un'infinità di tempo per chi - come molti di loro - ha famiglie da mantenere. Durissima la condanna dei sindacati.  «Non si può chiedere a dei lavoratori di aspettare cinque mesi gli assegni di cassa integrazione ordinaria», tuona Dante Carrabia della Fim Cisl, «sono mesi che proviamo a metterci in contatto con l'azienda senza riuscirci. Non sappiamo più cosa dire ai lavoratori che vengono qui in processione. Molti di loro, non avendo più soldi da settembre compreso, sono sul lastrico». La proprietà della fabbrica ha dichiarato fallimento a novembre, strozzata dalla mancanza di commesse.  Un epilogo amaro per un'azienda che avrebbe dovuto riassorbire negli anni i 63 dipendenti iniziali. Le avvisaglie della fine c'erano state in primavera con gli stipendi in ritardo e la produzione a singhiozzo, che avevano spinto i sindacati a dichiarare sciopero.  L'azienda di Bergamo aveva rilevato nel 2007 l'allora Lastra, controllata dalla multinazionale Agfa, aprendo due stabilimenti.  Per quello di Sulmona è in atto da circa un anno e mezzo la cassa integrazione ordinaria che scadrà il 28 gennaio, coi venti lavoratori a casa e senza soldi. Per il sito di Cap
    estrano, invece, la produzione è andata avanti a fasi alterne per i 30 operai entrati in cassa integrazione straordinaria e sostenuti anche dagli aiuti del Cratere sismico.  Perimetrazione che vede ancora fuori Sulmona e che ha creato un solco fra le due vertenze gemelle. Al di là dei ritardi, ora, sarà il tribunale di Bergamo a stabilire procedure e cadenze per la vertenza finita col fallimento, senza nemmeno passare per il concordato preventivo.  SITINDUSTRIE. Restano senza il paracadute della cassa integrazione anche i dipendenti della Sitindustrie, chiusa da dicembre 2009. L'azienda di tubi in rame per la dissalazione aveva messo i suoi 84 lavoratori in cassa integrazione fino alla fine di dicembre. Si resta in attesa della proroga per scongiurare la mobilità.  COGESI. Stessa sorte per i 34 lavoratori della Cogesi di Pratola, dove la cassa integrazione è scaduta a fine anno. Nei giorni scorsi i sindacati si sono rivolti all'Ispettorato del lavoro per la mancata apertura della mobilità volontaria nell'azienda di carpenteria metallica e manutenzione siti industriali.

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    6 gennaio 2012
     

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