di Fabio Iuliano
SULMONA. Imprenditori in fuga, un migliaio di posti di lavoro persi e multinazionali che dirottano investimenti altrove. È la fotografia del Nucleo industriale della Valle Peligna, un'area di 488mila metri quadrati che, a partire dagli anni Settanta, è stata occupata da circa 150 aziende, attirate anche dalla prospettiva di contributi e agevolazioni. Una fotografia che, in questi giorni, occupa alcune pagine del settimanale Panorama. Nonostante la rivista appartenga al gruppo Mondadori, della famiglia
Berlusconi, l'articolo non risparmia critiche alle amministrazioni locali di centrodestra - Comune, Provincia e Regione - che in questi ultimi anni non hanno saputo invertire la rotta di una crisi del settore. Si parla di possibili investimenti alternativi all'economia industriale, a partire dal turismo e dalla cultura. «Sulmona», spiega l'articolo di
Antonio Galdo, che vede la collaborazione di
Giuliana Susi, «è a pochi chilometri da luoghi di grande movimento turistico, specie d'inverno, come Roccaraso, Pescocostanzo e Scanno. Bisognava fare in tempi non sospetti, diciamo da una ventina d'anni, un unico distretto del turismo scambiandosi visitatori e clienti e attirandoli con una sola rete di proposte. Trattative, dibattiti, veti incrociati, con il risultato finale che l'unica rete ancora in piedi è quella di tante comunità montane e di uffici del turismo spuntate tra le montagne come funghi». Un viaggio all'interno di amministrazione ancora troppo legate alla prospettiva dei fondi pubbli
ci. «Idee e progetti ne abbiamo tanti», si legge tra le dichiarazioni rilasciate dal sindaco
Fabio Federico, «ma una cosa che deve essere chiara: o lo Stato ci passa dei soldi che secondo noi ci spettano, oppure Sulmona muore». Mentre la vicepresidente della Provincia,
Antonella Di Nino ricorda che «i soldi pubblici saranno sempre meno, e noi dobbiamo farcela con le nostre forze». Sullo sfondo, le opere incompiute e i progetti avveniristici come il casinò e le torri commerciali. Progetti, come ricorda l'articolo, che devono fare i conti con le normative nazionali. «Il motivo è semplice: il casinò è vietato dalla legge», scrive Galdo, «e il disegno di legge dell'ex ministro
Michela Brambilla per aprire qualche decina di casinò in Italia, compreso quello di Sulmona, marcisce in qualche commissione. Ma averne parlato nell'Italia degli annunci facili, comunque fa bene».
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20 dicembre 2011
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