di Giampiero Giancarli
L'AQUILA. Vincenzo Vittorini, portavoce dei familiari delle vittime del sisma, chiarisce lo scopo dell'iniziativa sfociata nella denuncia contro il sindaco Massimo Cialente che a sua volta dice «basta con le polemiche». E c'è chi dice che un innalzamento della polemica rischia di far portare fuori dall'Aquila il processo ai componenti della commissione Grandi Rischi per «legitima suspicione». «Leggo che sarebbero polemiche sterili, avvilenti e basate sull'emotività», dice Vittorini, «quelle nate dopo la testimonianza del sindaco durante l'udienza del processo "Grandi Rischi". Non sono polemiche sterili,avvilenti e basate sull'emotività di menti fragili. Qui c'è in gioco la verità e la giustizia per la morte di 309 concittadini. Con nessuna acredine e nessun odio noi stiamo portando avanti il processo per arrivare alla verità e per far sì che in nessuna altra parte del nostro Paese possa accadere quanto accaduto qui prima del 6 aprile del 2009. Secondo noi delle grosse responsabilità ci sono; secondo la parte avversa no. Ecco perché c'è la magistratura che dovrà dirimere la questione. Non siamo alla ricerca di nessun "capro espiatorio". Ma senza verità e giustizia scriveremmo un'altra pagina nera della storia della nostra città. Badate: sono morte 309 persone perché il sisma è accaduto alle 3.32; se ci fosse stato di giorno le vittime sarebbero state migliaia. Ebbene se sono state delle cose fatte male o non fatte è giusto c
he vengano fuori ed è giusto che chi non ha fatto, o ha operato
male, se ne assuma la responsabilità. Tengo a precisare che il
processo si sta svolgendo in un clima teso, ma sereno e nel massimo
rispetto della dialettica e del contraddittorio delle parti. La mia
reazione,che confermo in ogni suo punto, è scaturita solo per le
affermazioni sconcertanti del sindaco rispetto alle altre
testimonianze e rispetto a quanto non fatto dal sindaco in materia
di Protezione civile, nonostante la sua riferita paura». «Inoltre»,
aggiunge, «dico con forza: non ho mai usato né mai userò la mia
vicenda personale per fini politici. Queste due vicende camminano
su due binari paralleli che non si incontreranno. La mia vicenda è
quella di un padre e marito che ha perso i suoi beni più grandi e
che è alla ricerca della verità con fermezza, ma senza astio. La
scelta di essere candidato sindaco alle prossime amministrative
rappresenta,invece, un impegno civile che scaturisce dall'aver
constatato l'immobilismo della bassa politica partitica incapace di
prendere decisioni importanti per il futuro della nostra città e di
tutti i suoi cittadini. Non penso che l'essere "familiari di
vittima di terremoto" debba essere un marchio o un'onta tale da
essere relegati, come cittadini, ad un angolo della società come
persone incapaci di prendere parte alla vita civile della stessa,
immobilizzati nel proprio dolore. Gradirei,allo stesso modo, che
anche gli altri soggetti che saranno impegnati nella prossima
campagna elettorale abbiano il buon senso etico di tenere ben
separata la mia vicenda personale dal mio impegno politico per il
quale sono pronto e disponibile ad ogni confronto sugli obiettivi
per il futuro della città». Il sindaco Massimo Cialente dice stop
alle polemiche. «Ora basta», afferma «in questa città ci sono
enormi problemi da risolvere e non mi sembra il caso di rinfocolare
altre polemiche che hanno raggiunto livelli parossistici in una
situazione tanto drammatica. Poi, a suo tempo, si vedranno gli
esiti delle denunce fatte». Ci sono anche altri interventi. Il
consigliere comunale Francesco Valentini, afferma di essere stato
sorpreso dalle dichiarazioni del sindaco in udienza ma «questa
polemica, se non cessa, rischia di far scaldare gli animi e
potrebbe ripercuotersi in una richiesta di trasferimento in altra
sede del processo». Secondo il consigliere comunale Roberto Tinari
Cialente sarebbe spaesato anche «per avere voluto fare tutto di
testa sua senza farsi aiutare da altri a fronte di problemi che
nessuno di noi può risolvere da solo. Ma basta con le polemiche».
Tuttavia in una lettera aperta agli aquilani sul web va duro contro
Cialente anche lo studioso dei terremoti, Giampaolo Giuliani. «Il 7
dicembre 2011», dice, «la città è stata colpita a tradimento, non
da un uomo qualunque, non da un mercenario, ma dallo stesso uomo al
quale sono affidate le poche spoglie della città. Il primo
cittadino. Il sindaco omette di dire chi, nei giorni del pericolo,
gli abbia inviato messaggi, sempre il giorno prima delle scosse,
per chiudere le scuole». «Egli dimentica», aggiunge, «la telefonata
fatta al suo concittadino in quel fatidico pomeriggio del 31 marzo
2009 che suonava così: "Scusa Giampaolo se leggerai dichiarazioni
contro di te rilasciate a giornali e televisioni. Mi è stato
imposto di prendere le distanze, per il bene della città". Ha
dimenticato di dire che quella notte avrebbe dormito in camper. Ha
dimenticato di dire che dal 30 marzo 2009, a me sia stato impedito
di rilasciare dichiarazioni tramite i media locali in quanto
"campana stonata"».
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12 dicembre 2011
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