BALSORANO. Un'ora e mezza. Tanto è durato l'interrogatorio di garanzia di
Massimo Martinelli, l'imprenditore di Balsorano marito dell'attuale sindaco
Francesca Siciliani, arrestato nell'ambito di un'inchiesta internazionale sul presunto smaltimento illecito di rifiuti. L'uomo, difeso dall'avvocato
Pasquale Milo, da martedì si trova rinchiuso nel carcere San Nicola di Avezzano. L'operazione «Gold Plastic» ha visto 54 ordinanze di custodia cautelare in 13 regioni della Penisola per traffico illecito di rifiuti speciali. Le ordinanze sono state emesse su disposizione del gip di Lecce,
Cinzia Vergine. Le accuse ipotizzate sono «associazione per delinquere transnazionale finalizzata all'illecito traffico di rifiuti» e «falsità ideologica in atto pubblico». Martinelli è stato interrogato su rogatoria dal nuovo gip di Avezzano,
Maria Proia, e avrebbe fornito una serie di documenti per dimostrare la propria estraneità ai fatti. Avrebbe poi risposto alle domande del gip e chiarito la propria estraneità ai fatti: «Ho solo consegnato rifiuti ad altri. Sono in regola e non c'entro nulla con l'inchiesta sullo smaltimento. Ho solo consegnato rifiuti ad altri». Martinelli è amministratore della Gea Srl, un'impresa che opera nel settore ambientale con sede legale all'Aquila e base operativa a San Vincenzo Valle Roveto. «Il mio assistito», ha tenuto a sottolineare l'avvocato Pasquale Milo, «ha voluto chiarire ogni aspe
tto della vicenda. La Gea ha sempre smaltito rifiuti in perfetta regola, con tutte le autorizzazioni del caso. Non può certo rispondere lui se ha consegnato i rifiuti ad altre persone coinvolte nell'inchiesta e se queste persone hanno effettuato delle presunte operazioni illegali». L'avvocato Milo ha preannunciato che chiederà la revoca della misura cautelare e in caso di mancato accoglimento farà ricorso al Tribunale del riesame. Martinelli è coinvolto in una maxi operazione avviata dai finanzieri del comando provinciale della Guardia di finanza di Taranto, coadiuvati da personale dell'Ufficio antifrode della Dogana. Un gruppo criminale transnazionale (sono stati individuati anche componenti di nazionalità cinese) avrebbe illecitamente trattato ingenti quantitativi di rifiuti speciali, costituiti da materie plastiche, gomma e pneumatici fuori uso. L'inchiesta, che si è avvalsa anche di numerose intercettazioni telefoniche e telematiche, ha ricostruito un traffico illecito di rifiuti speciali esportati dall'Italia verso diversi Paesi del sud-est asiatico con almeno 1.507 container, per un quantitativo complessivo di circa 34 milioni di chilogrammi. È stato calcolato un giro di affari di 6 milioni di euro. Al porto di Taranto e in altri scali marittimi nazionali sono stati sequestrati oltre 2,6 milioni di chili di rifiuti speciali, pronti per essere spediti con falsa documentazione commerciale e doganale. (r.rs.)
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10 dicembre 2011
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