di Fabio Iuliano
BALSORANO. «Sono in regola e non c'entro nulla con l'inchiesta sullo smaltimento. Ho solo consegnato rifiuti ad altri». L'imprenditore di Balsorano,
Massimo Martinelli, arrestato nell'ambito dell'operazione «Gold Plastic», fa sapere attraverso il suo avvocato
Pasquale Milo di essere pronto a dimostrare la propria estraneità rispetto all'operazione che ha visto 54 ordinanze di custodia cautelare in tredici regioni della Penisola per traffico illecito di rifiuti speciali. Le ordinanze sono state emesse su disposizione del gip di Lecce,
Cinzia Vergine. Le accuse ipotizzate sono «associazione per delinquere transnazionale finalizzata all'illecito traffico di rifiuti» e «falsità ideologica in atto pubblico».
LA GEA. Martinelli è indagato in qualità di amministratore della Gea Srl, un'impresa che opera nel settore dei rifiuti con sede legale all'Aquila e base operativa a San Vincenzo Valle Roveto. In zona, la Gea si occupa della gestione dell'impianto Segen di smaltimento dei rifiuti a Sante Marie, che nelle scorse settimane è stato oggetto di un attentato incendiario con danni per circa 2 milioni di euro. «L'azienda», spiega il legale Pasquale Milo, «non ha subito sequestri di alcun genere e continua tranquillamente la sua attività nel settore degli appalti pubblici». L'interrogatorio di garanzia è stato fissato per domani davanti al gip di Avezzano. «Il mio assistito», aggiunge l'avvocato, «in roga
toria chiarirà ogni aspetto della vicenda dimostrando
immediatamente le sue estraneità. Del resto, per fatti analoghi è
stato aperto di recente un procedimento penale a Napoli che si è
concluso con l'archiviazione degli indagati. La Gea ha sempre
smaltito rifiuti in perfetta regola, con tutte le autorizzazioni
del caso. Non può certo rispondere lui se ha consegnato i rifiuti
ad altre persone coinvolte nell'inchiesta e se queste persone hanno
effettuato delle presunte operazioni illegali». Tante le
manifestazioni di solidarietà dentro e fuori il paese alla famiglia
di Martinelli, marito del sindaco
Francesca Siciliani.
LE AZIENDE. L'inchiesta, condotta dalla Finanza e dalla
Dogana di Taranto, con il coordinamento della Direzione
distrettuale antimafia di Lecce, ha coinvolto 17 aziende e 7
privati. Oltre alla Gea risultano coinvolte le ditte Duesse srl
(ora Aermar srl) di Bari; Recuperi sud srl di Modugno, Recuperi
Pugliesi srl di Modugno; Gatim srl di Lamezia Terme, ditta Alescio
Paolo di Floridia (Siracusa), Nuova Tecnica Tadini srl di Baucina
(Palermo), Leonplast Sas di Palma di Montechiaro (Agrigento),
Ferbert di Ciriè (Torino), Rubber Affair di Settimo Torinese,
Ricostruzioni Pneumatici Nocerina srl di Nocera Inferiore, Rec.
Pneus srl di San Sebastiano al Vesuvio (Napoli), Sycorex Ricerche
Italia di Teverola (Caserta), Del Prete srl di Latina, Società
Tecnologie Avanzate (ora Pfu-Eco Centro srl) di Latina; Pellicano
Verde di Muro Lucano (Potenza), e Trans Eco Elbana di Livorno.
LEGAMBIENTE. Il vicepresidente nazionale di Legambiente,
Stefano Ciafani, si è detto parzialmente soddisfatto
dell'operazione. «L'ottima azione», ha spiegato, «rappresenta un
duro colpo per i traffici internazionali di rifiuti speciali, con
numeri importanti (beni sequestrati per 6 milioni di euro per un
traffico diretto ai mercati del Sud-Est asiatico) ma purtroppo
ancora lontani dalla realtà di un fenomeno criminale molto esteso e
articolato, e che si avvale e si appoggia alla movimentazione di
circa 4.400.000 container che si spostano ogni anno dai nostri
porti».
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8 dicembre 2011
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