di Federica Pantano
SULMONA. Nessun aumento di tasse per andare incontro alle difficoltà dei cittadini. È questo l'impegno preso dall'assessore al Commercio, Alessandro Angelone, per dare una mano concreta ai commercianti sulmonesi strozzati dalla crisi. Sono un centinaio i negozi sfitti, 30 le chiusure solo quest'anno. Un'emergenza per Confcommercio e Confesercenti, che lamentano il mancato accesso al credito. Le esigue casse comunali, per stessa ammissione dell'assessore
Alessandro Angelone, non consentono l'applicazione di manovre ad hoc per ridare respiro al settore commerciale cittadino, già asfissiato da una pesante crisi. L'unica manovra consentita è la non applicazione di nuove tasse. «Quello che possiamo fare è mantenere la pressione fiscale ai livelli attuali», annuncia Angelone, «non possiamo fare di più. Ma con le nuove disposizioni del Governo è già un miracolo per l'amministrazione non ricorrere all'aumento di tasse. Se, al contrario, andassimo a fare aumenti sulle tasse comunali, andremmo a colpire direttamente i consumi e quei settori del commercio non di beni fondamentali che sono già allo stremo». Secondo l'assessore, quindi, i problemi principali restano la crisi del mercato e la mancanza di liquidità. «Basti pensare che gli stessi enti pubblici pagano i loro fornitori ad un anno», continua Angelone, «mancano i soldi da spendere. E di conseguenza le persone rinunciano ai beni di consumo non fondamentali. Rinunce che in questo territor
io in crisi vanno a colpire i diversi settori del commercio, fatto salvo l'alimentare». D'accordo con l'assessore
Claudio Mariotti, vice presidente provinciale di Confcommercio, che parla di crisi del credito. «Siamo in una fase in cui le banche non concedono più prestiti alle persone che non potrebbero restituirli subito», commenta Mariotti, «e i commercianti sono proprio fra questi. Ecco quindi che si assiste ad una crisi dei settori merceologici che sono stati i più diffusi negli ultimi anni, dall'abbigliamento alle auto». Secondo la Confcommercio, dunque, si starebbe andando verso un nuovo stile di vita, fatto di maggiori privazioni. «La gente non ha più soldi e rinuncia non solo al capo firmato, ma anche al paio di scarpe in più», avverte Mariotti, «si fanno continue rinunce e diventano di lusso anche i beni che prima erano diffusissimi. Di contro c'è una ripresa dell'artigianato, con le persone che più che ricomprarsi il vestito scucito o la scarpa rotta se li fanno riparare dalle sartorie e dai calzolai». Crisi del credito e affitti alle stelle sono le prime cause dell'emergenza commercio in città per
Franco Ruggieri, vice presidente provinciale Confesercenti.
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7 dicembre 2011
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