La barista Anna Rita Di Domenico uccisa il 23 novembre 1989
TAGLIACOZZO. Era il 23 novembre 1989. Anna Rita Di Domenico, 40 anni, barista di San Donato, frazione di Tagliacozzo, fu massacrata a martellate in un casolare, poco distante dal paese. Sono passati 22 anni esatti dal delitto e l'assassino non ha ancora un volto. Gli unici sospettati sono stati il marito della donna, Angelo Garrone, e un vicino di casa. Il test del Dna li ha scagionati. Ma 22 anni dopo spuntano delle novità.
LE LETTERE. Si tratta di alcune lettere, a firma di un sedicente cercatore di funghi, fatte recapitare ai genitori della barista,
Benedetto e
Anna Luisa. Una è stata fatta trovare nel loro vigneto. Questo significa che l'autore è di San Donato. Nelle lettere vengono fatti i nomi di un uomo e di due donne del paese. Perché questa persona ha deciso di fare tali rivelazioni solo ora? Agli inquirenti, ai quali le lettere sono state consegnate, non sarà difficile verificare se l'anonimo informatore dice la verità. Basta invitare le persone indicate nelle lettere a sottoporsi al test del Dna e confrontarlo con quello emerso dall'esame sulle tracce rinvenute sul luogo del delitto.
DNA DI UN UOMO. Le tracce ematiche appartengono a un uomo. Il test, che ha significato la fine di un incubo per il marito di
Anna Rita e del vicino di casa, fu eseguito nel 2005. Da allora non è stato fatto più nulla: perché non si è deciso di sottoporre al test del Dna tutti gli uomini di San Donato? Un'ottantina di persone in tutto. Ma si è ancora in temp
o a rimediare. E i familiari lanciano un appello alla Procura.
L'input a riaprire il caso arriva da queste lettere.
L'OMICIDIO. Anna Rita, titolare di un
bar-tabaccheria, fu uccisa verso le 8,30 in un casolare di sua
proprietà, dove ogni mattina si recava per dare da mangiare agli
animali. Era un giovedì freddo e piovoso. E c'era anche la nebbia.
Il marito, ex ferroviere, dopo aver accompagnato i figli a scuola a
Tagliacozzo e ad Avezzano, era andato a Rieti per consegnare dei
vini, per conto di una ditta di Avezzano. Al ritorno, verso le 14,
non trovando la moglie a casa, ebbe un presentimento. Corse al
casolare e qui trovò una scena agghiacciante. Anna Rita giaceva per
terra col capo fracassato. Accanto al corpo il martello con cui era
stata uccisa. L'assassino l'aveva colpita con tale violenza da
spezzare il manico del martello.
LE INDAGINI. Anna Rita era una donna che badava
solo alla famiglia e al lavoro. La gestione di una avviata attività
commerciale gravava quasi interamente sulle sue spalle. Andava, si
diceva, d'accordo con tutti e non sembra che avesse problemi
economici. Chi allora poteva avere motivi per ucciderla?
Inizialmente i sospetti caddero su un vicino di casa. Secondo i
carabinieri, l'uomo, raggiunta Anna Rita al casolare, le avrebbe
fatto delle avances. Poiché si era visto respinto, per timore che
la donna raccontasse tutto al marito, l'avrebbe uccisa. Il movente
dunque sarebbe stato passionale. Ma gli elementi raccolti non sono
stati sufficienti a fare iscrivere l'uomo nel registro degli
indagati. Si sospettò anche del marito. L'ex ferroviere avrebbe
ucciso la moglie dopo un violento litigio. Ma all'ora del delitto
l'uomo si trovava insieme ai figli. L'esame del Dna sulle tracce di
sangue rinvenute vicino al corpo di Anna Rita ha stabilito che i
due con l'omicidio non c'entravano nulla.
PISTE NON BATTUTE. Le indagini furono lacunose. A
cominciare dal mancato sequestro del casolare. La sera del delitto
vi poteva accedere chiunque. Collegato all'omicidio, un misterioso
episodio. Una sera, un infermiere di San Donato, mentre tornava a
casa, è stato bloccato da alcuni sconosciuti incappucciati che,
puntandogli la pistola alla tempia, gli hanno intimato di fare il
nome dell'assassino. Non essendo riusciti nel loro intento, lo
hanno spinto in un canale. L'infermiere è tornato a casa
terrorizzato.
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23 novembre 2011
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