di Fabio Casmirro
Il senatore Filippo Piccone
L'AQUILA. Il governatore Gianni Chiodi accusa gli enti locali per i ritardi della ricostruzione. Sindaco dell'Aquila e società civile non porgono l'altra guancia, ma accuratamente eludono lo scontro diretto, mentre il coordinatore del Pdl, Filippo Piccone, ammette che all'Aquila le cose non vanno per il verso giusto e che, per superare le difficoltà, bisognerebbe cercare un chiarimento profondo. Magari sedendosi tutti attorno a un tavolo. A due anni e mezzo dal terremoto, si è già sofferto troppo per rinfocolare una polemica che non giova a niente e a nessuno. E se il governatore, nella veste di commissario alla Ricostruzione, ribadisce davanti alla commissione speciale della Regione che la causa dei ritardi è prevalentemente in capo agli enti locali, o che persino l'Europa è colpevole di rallentare la Zona franca per l'Aquila, cittadini e sindaco non raccolgono quella che, evidentemente, giudicano una provocazione. «Ritardi del Comune? Noi, in realtà, stiamo correndo» ribatte Massimo Cialente, «perché la parte che toccava all'Aquila, puntellamenti e case A-B-C, l'abbiamo completata. Il Comune ha fatto quel che doveva, dopodiché si è bloccato tutto. Per me», chiarisce il sindaco, «è un problema di governance. Non credo si possa ricostruire una città facendo capo a una struttura commissariale, e non lo dico per fare polemica. Lo dico perché non ha funzionato, e non sta funzionando. Adesso, per esempio, tutto è fermo. Paralizzato. Sulle case E, abbiamo perso un anno e mezzo». C'entra il ruolo di Chiodi, uomo di parte nominato commissario dal governo? È questo l'ostacolo? «Penso che se
Chiodi facesse il governatore, io il sindaco, e ciascuno la propria
parte, sarebbe molto più facile andare avanti nell'interesse
dell'Aquila e di tutti i centri terremotati. Invece, questa
burocrazia sta uccidendo tutti. Se confrontiamo il modello
Umbria-Marche con quello che accade all'Aquila è incredibile: la
complicazione delle procedure è tale da far impallidire il più
smaliziato dei burocrati. Ripeto, non è affatto un problema
personale con Chiodi. So benissimo che fare il commissario alla
Ricostruzione, con le regole date, sarebbe difficile per tutti. È
un lavoro che si può fare solo a tempo pieno, perché vuol dire
stare sul pezzo tutti i giorni. Vuol dire che hai bisogno di tempo,
tanto tempo. Ma Chiodi, poveretto, questo tempo non ce l'ha per
affrontare le necessità di un'emergenza come quella dell'Aquila. Ha
la sanità, ha da fare il presidente della Regione. Io che mi limito
al ruolo di sindaco, e mi occupo del terremoto, so bene cosa vuol
dire portarsi sulle spalle un carico di responsabilità così grande.
Ripeto: è la struttura commissariale in sé a non funzionare. Cosa
servirebbe? Una legge. La legge ordinaria basta e avanza per
partire spediti. Il commissario Zamberletti, ai tempi del terremoto
del Friuli, pensò soltanto a gestire l'emergenza, poi affidò il
potere ai sindaci e al Consiglio regionale». La legge in luogo di
una complessa e iperburocratica struttura commissariale per
l'emergenza. A invocarla è Luigi Fabiani, tra i promotori del testo
di iniziativa popolare cui è demandato il compito di uscire dalla
impasse. «Nella nostra legge», spiega Fabiani, «c'è scritto che la
ricostruzione deve essere gestita dalle istituzioni. Per nessun
motivo ce l'abbiamo con Chiodi, diciamo però che sarebbe molto
meglio se facesse il suo mestiere, che è quello di governatore,
anche perché il ruolo di coordinatore, in tutti i terremoti, è
stato sempre affidato al presidente della Regione. Il fatto»,
prosegue Fabiani, «che negli ultimi mesi l'ex sottosegretario
Gianni Letta sia venuto molto spesso all'Aquila, nonostante i mille
problemi di Berlusconi, è la dimostrazione che lo scontro continuo
tra Chiodi e Cialente è sempre stato risolto da "papà Letta". Ma a
mio parere la polemica tra Chiodi e Cialente è questione marginale,
perché entrambi hanno ragioni e torti da rivendicare. Chiaro che,
tra i due, chi ha certamente più poteri per accelerare le
procedure, è senza dubbio il commissario alla Ricostruzione. Ma qui
all'Aquila abbiamo la sensazione che si voglia andare piano per
altre ragioni, forse perché non ci sono soldi a sufficienza per
marciare spediti. Non è un caso che tanti fondi destinati al
terremoto, come quelli attinti dalle lotterie, arrivino nella
nostra disponibilità con il contagocce». A stemperare la polemica è
Piccone. «Ho tanti difetti», dice il senatore di Celano, «però un
pregio ce l'ho, ed è quello di una certa onestà intellettuale.
Questa storia della litigiosità all'Aquila va avanti da tempo e lì
abbiamo certamente problemi molto seri. È ancora necessario il
commissario? Dico di sì, perché c'è da affrontare una situazione
straordinaria e non si potrebbe fare altrimenti. So bene quanti
sacrifici sta facendo Chiodi per portare avanti questo impegno
della Ricostruzione, conosco meno le difficoltà del Comune
dell'Aquila. Una cosa mi sembra chiara: è arrivato il momento di
parlarne tutti insieme per vedere se si riesca a inventare qualcosa
di buono».
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18 novembre 2011
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