Onna, la lunga strada della rinascita
grazie all'aiuto della Germania / Foto

Nell'aprile del 2009 doveva sparire, cancellata dalla Protezione civile e dal governo Berlusconi. Ora, passati 31 mesi dal 6 aprile 2009, il borgo simbolo del sisma ha un piano per la ricostruzione. Se Onna c'è ancora lo si deve soprattutto alla volontà degli onnesi ma anche all'impegno che l'ambasciata tedesca in Italia ha profuso sin dal sei aprile 2009 nei confronti di un paese che nel 1944 era stato segnato dalla strage nazista che provocò 17 vittime e la distruzione di metà delle case

    di Giustino Parisse ONNA. Onna nell'aprile del 2009 doveva sparire. Più di otto secoli di storia seppelliti dal terremoto e dalla decisione della Protezione civile di realizzare per il Comune dell'Aquila 19 nuovi quartieri (il cosiddetto progetto Case) tutti distanti dal borgo simbolo del sisma. Se Onna c'è ancora lo si deve solo, o quasi, ai suoi abitanti.

    Il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente nel corso del consiglio comunale che ha approvato alla unanimità il piano di ricostruzione della frazione (il primo nel Comune), ha riconosciuto che fu la determinazione degli onnesi che portò alla realizzazione del villaggio provvisorio dove da oltre due anni sono alloggiati gli sfollati. Ma non solo.

    I map di Onna fecero da apripista alla costruzione dei moduli provvisori anche in altre frazioni del Comune la cui popolazione altrimenti sarebbe stata "deportata" (come è accaduto per i residenti nel centro storico dell'Aquila) negli enormi palazzoni in cui le identità dei borghi si sarebbero annullate forse per sempre. Il primo cittadino ricorda ancora il confronto scontro che ci fu nel corso di una infuocata riunione con i vertici della Protezione civile proprio nel giorno in cui il Centro titolò in prima pagina, su sei colonne: Onna non avrà le case.

    L'attenzione mediatica che c'era sul borgo - distrutto al 90 per cento e con un carico di dolore senza pari (40 vittime) - fece il resto. Bisognava trovare i soldi e il terreno dove posizionare le case provvisorie. Il terreno dopo una breve trattativa fu concesso in c
    omodato gratuito al Comune dalla famiglia Pica Alfieri, i fondi (raccolti in tutto il mondo) furono messi a disposizione dalla Croce Rossa che incaricò, d'intesa con la Protezione civile, la Provincia autonoma di Trento di realizzare i lavori.

    Il cantiere fu aperto nei primi giorni di luglio quando nella caserma della Guardia di Finanza a Coppito era in corso il G8. Il disegno urbanistico del borgo temporaneo fu ancora una volta una intuizione che maturò nel corso di una riunione della Onna Onlus. Fu presa una mappa del centro storico del paese e il nuovo progetto fu ricalcato su quella, una sorta di Onna fotocopia.

    Poi, come è accaduto spesso nei mesi dell'emergenza, anche Onna diventò il palcoscenico per politici in cerca di una inquadratura televisiva. Alle ditte che stavano montando gli alloggi fu chiesta una accelerazione e il 15 settembre 2009 il presidente del consiglio Silvio Berlusconi potè annunciare che dopo poco più di 5 mesi dal terremoto «gli onnesi hanno di nuovo una casa».

    Una frase che "bucò" l'informazione nazionale tanto che tanti italiani sono convinti che a Onna, all'Aquila e nei centri del cratere è tutto a posto e del terremoto non ci sono più tracce.

    In realtà la consegna del villaggio provvisorio fu solo il primo piccolo passo per avviare il vero processo di ricostruzione. Quando furono decise le assegnazioni dei map (fra qualche inevitabile polemica) si decise di far sì che i vicini di casa restassero tali. Un altro modo per tenere unita la comunità.

    Se martedì scorso il consiglio comunale ha potuto approvare il piano per la rinascita di Onna lo si deve ancora una volta alla volontà degli onnesi ma soprattutto all'impegno che l'ambasciata tedesca in Italia ha profuso sin dal sei aprile 2009 nei confronti di un paese che nel 1944 era stato segnato da un'altra tragedia: la strage nazista che provocò 17 vittime e la distruzione di metà delle case. I tedeschi sono tornati dopo 65 anni: questa volta non per distruggere ma per costruire.

    L'allora ambasciatore in Italia Michael Steiner mise in campo tutto il suo prestigio tanto che un piccolo nucleo della protezione civile tedesca fu inviato proprio a Onna (fu l'unica protezione civile di uno stato straniero a essere ammessa all'Aquila). Non sarebbe corretto togliere i meriti ai tanti che si sono comunque spesi molto per Onna ma si può affermare senza timore di sbagliare che se i tedeschi non avessero tenuto il fiato sul collo al governo nazionale, al commissario, agli enti locali, difficilmente oggi ci sarebbe il piano per la ricostruzione.

    «L'approvazione da parte del consiglio comunale» dice il presidente della Onna Onlus Franco Papola «è un grande passo in avanti».

    Il documento, redatto dagli studi di architettura Schaller di Colonia e Mar di Venezia, non prevede il semplice rifacimento delle case ma punta a far rinascere un borgo con un'altissima qualità della vita, con la sicurezza naturalmente al primo posto e una struttura urbana in grado di far ripartire piccole e grandi attività che possano anche dare occasioni di lavoro alle future generazioni. Innovazioni sono previste anche per la sostenibilità energetica. E dobbiamo porre molta attenzione ai progetti di nuove strade, come la Variante sud, che sono certamente utili per la città ma che non possono penalizzare un territorio come il nostro che si caratterizza da sempre per il suo rapporto con le aste fluviali e in particolare con il fiume Aterno».

    Per questo lo stesso Cialente l'altro giorno ha annunciato che si sta cercando per la Variante sud un percorso alternativo. Ricostruire Onna, come da allegato alla delibera, costerà 72 milioni di euro, una cifra "piccola" rispetto alle decine di miliardi che serviranno per tutto il cratere e soprattutto per il capoluogo. «Ci auguriamo» afferma il presidente della Pro loco di OnnaVincenzo Angelone «che non ci siano ulteriori intoppi burocratici e che nel giro di qualche anno si possa cominciare a vedere la nuova Onna».

    Queste sono le speranze ma oggi, al di là di tutto, Onna - quella vera - è un non luogo, un posto dove non si odono voci, dove gli spazi vuoti ricordano vite svanite nel buio di quella notte maledetta. Il borgo adagiato sul fondo della valle dell'Aterno è come in letargo. Nei fine settimana c'è chi da tutta Italia arriva a Onna per vedere la tragedia che è ancora tutta lì. Poi lasciate le macerie un giro obbligato nel villaggio con le casette colorate, il verde ben curato, le stradine bianche. Pochi giorni fa una signora giunta da chissà dove diceva fra sé e sé pensando di non essere ascoltata: «Questi onnesi! Hanno queste belle casette e si lamentano pure». Ho girato lo sguardo. Solo le lacrime hanno frenato la rabbia.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    17 novembre 2011
     

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