di Domenico Ranieri
Franco Marini senatore del Partito democratico ed ex presidente del Senato
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L'AQUILA. Tiene banco la proposta del sindaco tecnico avanzata dal senatore
Filippo Piccone, coordinatore abruzzese del Pdl, per affrontare la ricostruzione del capoluogo di regione. Un'attenta valutazione arriva dal senatore
Franco Marini, padre storico del Partito democratico abruzzese e personaggio politico tra i più autorevoli in Italia: «Non accolgo la proposta così com'è, ma devo riconoscere che quella del senatore Piccone non è banale, né priva di senso».
L'idea di un sindaco alla Mario Monti per L'Aquila, avanzata da Piccone sul Centro di sabato non è piaciuta al sindaco
Massimo Cialente, ad alcuni esponenti del centrosinistra regionale e aquilano e al senatore
Enzo Lombardi. Ha trovato il sostegno, invece, del consigliere regionale
Luca Ricciuti (Pdl), il quale al contrario ha ritenuto la proposta intelligente.
Senatore Marini, cosa ne pensa della proposta del senatore Piccone?
«Non si può accogliere la proposta secca in sé per una ragione di fondo. Perché è proprio questo accostamento tra situazione italiana e aquilana a essere forzato. L'Italia risponde a una pressione mondiale. L'aggressione al nostro debito, che per metà è in mano ai fondi internazionali e alle banche di tutti i Paesi, è qualcosa che sfugge completamente alla nostra responsabilità politica a causa dei ritardi del governo. La situazione aquilana è diversa e delicata. Registriamo ritardi forti, la città è chiusa e inaccessibile. Quando vedo
le strade sbarrate avverto un dolore, ma è un problema aquilano.
Alle elezioni, insomma, dovremo andarci».
Però?
«Detto questo, però, mi guardo bene dal dire che la proposta
avanzata da Piccone sia banale o priva di senso. In fondo Piccone,
non so se consapevolmente o meno, arriva a toccare un punto
fondamentale. Al di là degli errori iniziali del governo - dare
tutto il potere alle ordinanze e non varare una legge per L'Aquila
- la proposta non è banale per un motivo serio che io e i dirigenti
del mio partito conosciamo benissimo».
Si può spiegare meglio?
«Mi riferisco all'esito di un sondaggio, affidato a una
società demoscopica dal Pd nazionale, che tocca un punto reale
anche per il lavoro futuro della ricostruzione. Rispetto alla
domanda rivolta ai cittadini aquilani - «Qual è la difficoltà più
forte che lei vede rispetto ai ritardi nella ricostruzione? - il
70% degli intervistati risponde: l'eccesso di litigiosità e di
polemica delle forze politiche, la loro mancanza di dialogo. Ecco,
credo che, come capita spesso, il popolo vede meglio dei suoi
dirigenti le difficoltà».
Cosa è mancato e di chi le responsabilità?
«È mancato largamente il livello di collaborazione, di
porre obiettivi comuni e questo pesa, al di là degli errori
commessi dal governo che ho già indicato».
Come si può rimediare a questo punto?
«Guardi, a livello parlamentare, le poche volte che siamo
riusciti, noi abruzzesi, a esprimere posizioni comuni i risultati
si sono visti. Per esempio, ci siamo mossi tutti assieme per quanto
riguarda il problema delle tasse e debbo dire che anche
l'iniziativa di mobilitazione della città che il sindaco Cialente
ha messo in piedi ha coinvolto tutti, al di là delle appartenenze
partitiche. Anche questo serve in democrazia. Per l'istituzione
della zona franca, per i ritardi che non sono certo imputabili
all'opposizione, ma al rapporto poco costruttivo tra governo e
Unione europea, stiamo ancora aspettando la concreta definizione
del provvedimento importantissimo per L'Aquila. Anche quella fu una
scelta che ci vide tutti uniti. Terzo episodio il primo
finanziamento stanziato per l'avvio del risanamento del sito di
Bussi».
Quali i punti di intesa sui quali si può creare una
sinergia tra le varie coalizioni?
«Il problema serio che in quel discorso di Piccone voglio
estrapolare è che i due maggiori schieramenti, al di là dei loro
programmi, dovrebbero mettere assieme l'esigenza di un grande
sforzo di responsabilità comune. Sarei contento che nei due
programmi si ponga la coesione della città. Questa mia convinzione
nasce anche dal fatto che va assicurato un impegno del Paese per
l'Abruzzo. Questo sforzo per L'Aquila andrà avanti per anni e
allora la solidarietà della politica può diventare un elemento di
garanzia. Chiunque governerà l'Italia, dovrà considerare la
priorità dell'Aquila un dovere morale».
Quale sarà il suo impegno personale per far in modo che
ciò accada davvero?
«Io sarò impegnato in campagna elettorale e questa mia
convinzione non la terrò certo per me. Prenderei insomma, da questa
proposta operativa di Piccone, un dato essenziale: quello di
un'assunzione di responsabilità nel programma elettorale, un'azione
comune. Ritengo che gli aquilani la gradirebbero molto».
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14 novembre 2011
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