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Traversi e i progetti con gli amici massoni

Truffa Fondazione, il professore arrestato: voglio una scuola di restauro a Calascio

L'AQUILA. Così, «fraternamente», il professore Fabrizio Traversi voleva pure una scuola di restauro per allargare ulteriormente il già vasto campo delle attività di formazione lavoro con i giovani da impiantare nell'Aquilano. Una scuola da inaugurare a Calascio. Una scelta non certo casuale. Lì, all'ombra della Rocca, il sedicente massone che ora deve difendersi dall'accusa di aver messo in piedi un tentativo di truffa coi fondi destinati al sociale, aveva trovato la strada già spianata da altri «fratelli» che, alla luce del sole, vi avevano avviato un progetto legato alla ricostruzione. Gli stessi nomi che si ritrovano anche nel caleidoscopico collegio scientifico della Fondazione Abruzzo solidarietà e sviluppo.

CHI SONO. Si tratta del consesso nel quale dissero immediatamente di non entrarci nulla i presidenti degli Ordini degli Architetti Gianlorenzo Conti e degli Ingegneri Paolo De Santis, oltre al direttore generale dell'Ente italiano della montagna Annamaria Giorgi. Che minacciò azioni legali nei confronti di chi l'avesse accostata a quella Fondazione presieduta da due vescovi. Dall'elenco «miracoloso» spunta fuori la fittissima rete di amicizie di Traversi. Ci sono anche, tra gli altri, i nomi dell'architetto Dario Banaudi, ex maestro venerabile della loggia «Italia» (32) di Milano e presidente di «Una luce per la rinascita», l'Onlus che illuminò di notte la Rocca di Calascio, dell'architetto Eugenio Burnengo, fino ad arrivare ad Amos Nannini della società Umanitaria che scrisse una lettera piena di ringraziamenti ai due presuli «per la fraterna e collaborativa accoglienza nei confronti dei nostri amici Banaudi e Burnengo» e, infine, all'avvocato Ciro Sindona che adesso è diventato co-difensore di Traversi.

IL PIANO. Della scuola di restauro a Calascio il professore arrestato parlò con vari amministratori della zona, cercando di catalizzare consensi attorno a quest'idea della quale parlava in maniera entusiastica ai suoi interlocutori. Anche in questo caso, secondo quanto riferito da alcuni dei soggetti avvicinati da Traversi nel corso delle sue lunghe giornate aquilane, il biglietto da visita da esibire era quello della comune appartenenza alla massoneria, in particolare al Grande Oriente d'Italia che in paese cercava appoggi presentando credenziali. Un piano che, tuttavia, naufragò quasi sul nascere anche per le resistenze incontrate da parte di alcuni di coloro che sarebbero dovuti diventare partner istituzionali dell'iniziativa. Della scuola di restauro a Calascio si parlò anche in occasione di alcuni incontri ospitati nell'ufficio di Traversi, alla Curia arcivescovile. Ma anche questo progetto si è arenato.

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