TRASACCO. «Un anno senza Pietro è stato un anno senza sorriso, un anno trascorso senza il calore di un'amicizia vera e sincera». A parlare è
Gianluca Salvati, 36 anni di Trasacco, amico del cuore dell'attore
Pietro Taricone che un anno fa, a Terni, durante un lancio col paracadute, si è schiantato al suolo. Una fine tragica, sotto gli occhi della compagna di Pietro, l'attrice polacca
Kasia Smutniak. Mentre la figlioletta Sophie, di 6 anni, stava giocando nel parco accanto all'aviosuperficie. Anche Gianluca è di Trasacco, paese che all'attore aveva dato i natali e con il quale aveva mantenuto un fortissimo legame. La tragedia che aveva colpito la famiglia Taricone è diventata la tragedia di un paese. Un dolore corale. Come capita in una comunità di estrazione contadina qual è Trasacco, dove certi valori come la solidarietà, l'amicizia e il rispetto permangono ancora forti. Valori che i genitori di Pietro Taricone avevano inculcato nel figlio. E questo spiega perché egli, nonostante anche dopo il successo del primo reality «Grande Fratello», fosse rimasto un ragazzo semplice, generoso, spontaneo, conquistando il cuore dei trasaccani. Per la gente del paese meno fortunata Pietro rappresentava il riscatto da una vita di sacrifici. Era il ragazzo che si era fatto strada grazie al suo talento. E che aveva fatto conoscere Trasacco in tutta Italia. Come non esserne orgogliosi? Pietro, appena i suoi impegni di attore televisivo glie lo permettev
ano, correva a Trasacco, a organizzare escursioni in montagna, a
cavallo, con gli amici di infanzia, a giocare con i bambini. A
prendere la spesa dalle mani delle persone anziane incontrate per
strada per portargliela fino a casa. Insomma non si poneva su di un
piedistallo, come avrebbero fatto tanti altri nelle sue condizioni,
ma si confondeva con i compaesani. Diventava uno di loro. Questa
era la sua vera grandezza. Ma Pietro non era solo amato a
Trasacco. Lo dimostra l'incessante pellegrinaggio alla sua tomba,
nel cimitero del paese. Ammiratori da tutta Italia, persino dalla
Sicilia, continuano ancora a venire per rendere omaggio alle sue
ceneri, deponendovi un fiore o lasciandovi un messaggio. Uno per
tutti, a firma di
Filomena De Angelis: «Eri diventato uno
della nostra famiglia, anche se non ti conoscevamo. Ti amavamo
perché eri buono, semplice, mai volgare». E piace riportare i
versi di una poesia, dal titolo «Guagliò», lasciata ai piedi della
tomba e che i familiari hanno fatto incorniciare: «Nel sorriso
avevi la voglia di esistere/ nello sguardo possedevi tutti i colori
dell'orizzonte/ e nell'animo l'istinto/ del guerriero puro...».
Già, il «guerriero», come anche lui amava definirsi. Pietro
Taricone, figlio di una maestra,
Rita Ciofani, e di un
dirigente d'azienda,
Francesco, entrambi originari di
Trasacco, era nato a Frosinone. Quando Pietro aveva 5 anni la sua
famiglia si è trasferita a Caserta. Qui Pietro ha iniziato a
frequentare la scuola elementare. L'estate la famiglia la passava
a Trasacco, dove, oltre ai parenti, vive ancora la nonna di Pietro,
Iole Ciofani, che per il nipote stravedeva e per il quale
ancora porta un lutto stretto. Ma anche lui adorava la nonna,
rimasta vedova. Appena era libero da impegni, Pietro correva a
Trasacco per starle vicino e renderla felice. Sia nonna Iole che i
genitori di Pietro, che a Trasacco vengono spesso, sono molto
gelosi della loro privacy. E per aiutarli a difenderla, i vicini
hanno eretto intorno a loro un muro di protezione. Pertanto per i
cronisti sono inavvicinabili. «Non è per superbia o mancanza di
rispetto per i giornalisti», ha spiegato la sorella di Pietro,
Gabriella Taricone, nell'unica intervista che la
famiglia ha rilasciato tempo fa al Centro, «ma perché il dolore è
un sentimento intimo, che non può essere messo in piazza». E la
famiglia Taricone ha vissuto l'immane tragedia con una grandissima
dignità. Gabriella e l'altro fratello Maurizio, oltre a stare
vicino alla piccola Sophie, che quest'anno ha frequentato la prima
elementare, aiutano la cognata Kasia - impegnata in questo momento
sul set di «Robinson Crusoe», che andrà in onda prossimamente sulle
reti Mediaset - a mandare avanti la grande tenuta, con tanti
cavalli allo stato brado, acquistata da Pietro a Formello, vicino a
Roma. A Trasacco Pietro da piccolo ha fatto amicizia con un
gruppetto di bambini:
Gianluca Salvati,
Fausto
Ciofani,
Alessandro Raschiatore ed
Eugenio
Taricone. Amicizia che col passare degli anni si è cimentata al
punto da far diventare i quattro inseparabili. L'amico del cuore di
Pietro era però Gianluca Salvati, al quale confidava tutti i suoi
segreti, e che ci ha rilasciato questa intervista. «Ci siamo
conosciuti a sei anni», racconta Gianluca. «Pietro veniva d'estate
e andava via con la riapertura della scuola. Non vedevamo l'ora che
ritornassero le vacanze. Dicevamo sempre che per noi il 7 giugno
era il giorno successivo al primo settembre».
Che cosa ti
affascinava del carattere di Pietro? «L'onestà e il coraggio.
Se si metteva avanti non era per smania di protagonismo, ma per
dare l'esempio. Era come se ti dicesse: se ci credi, puoi farcela.
Niente ti può fermare. Inoltre era sempre propositivo. E poi la sua
forza interiore che trascinava tutto».
Qual era la sua vera
forza? «Non aver mai dimenticato le sue radici».
Che
rapporto aveva Pietro con la gente?». «Non l'ho mai visto
mancare di rispetto alle persone che lo avvicinavano. Sempre
sorridente. Inoltre aveva grande rispetto per gli anziani e per la
gente che lavorava, e teneva in gran conto i consigli che gli
venivano dati».
29 giugno 2011
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