di Federica Pantano
PESCASSEROLI. Scattano controlli a tappeto nei luoghi frequentati dal fabbro morto dopo essere stato colpito dalla legionella. Ispezioni hanno riguardato anche condotte idriche e locali pubblici. Intanto i medici rassicurano sull'impossibilità di contagio da uomo a uomo. Le verifiche - affidate a carabinieri, Asl e Arta (Agenzia regionale tutela ambientale) - si stanno concentrando soprattutto sulle tubature dell'acqua e nei luoghi pubblici maggiormente frequentati dall'uomo. Prelievi di campioni di acqua sono stati effettuati anche nei bar. Per ora non sono stati disposti ulteriori provvedimenti e si resta in attesa dei risultati dei rilievi commissionati ad Asl e Arta.
Angelo Iannotta, 42 anni, è morto di legionella all'ospedale di Sulmona, dopo tre settimane di agonia. L'uomo, originario di Valle Agricola (Caserta), era residente a Opi da più di un anno e lavorava come fabbro in un'officina di Pescasseroli. I primi controlli, così come prevede il protocollo in casi di contagio da legionella, erano scattati nei giorni scorsi. Dopo il ricovero del fabbro, infatti, i medici allertarono la Asl. «La malattia non si trasmette da uomo a uomo e non ci sono precauzioni da usare», spiega
Giancarlo Cipriani, primario del reparto di rianimazione dell'ospedale sulmonese, «al massimo, se si scopre una percentuale importante di batteri nelle condutture di aria condizionata o acqua, si isolano gli impianti per neutralizzare la colonia». A novembre era morto un operaio di 50 ann
i, sempre del Casertano, che lavorava a Cansano. Nessun collegamento fra i due fatti vista la distanza tra i paesi. Nel 2008 la legionella uccise un altro operaio di un'azienda sulmonese. Fra novembre e dicembre 2010 erano stati curati altri due casi di legionella.
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19 giugno 2011
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