di Giustino Parisse
Chi legge le cronache sulla ricostruzione dell'Aquila ha l'impressione di una città litigiosa in cui c'è la corsa a chi la spara più grossa. E poi, lecitamente, si chiede: ma perché tutto è ancora fermo e le case E, quelle crollate o molto danneggiate, sono ancora come erano il sei aprile del 2009? In questi mesi è in corso uno scontro fra poteri per decidere chi dovrà guidare la ricostruzione dell'Aquila. Ma non si tratta di poteri forti come solitamente si pensa bensì di una guerra fra due debolezze, un po' come due pugili scarsi che sul ring se le danno di santa ragione e alla fine vanno ko entrambi.
Da una parte c'è il commissario e presidente della Regione Gianni Chiodi che dovendo prendere ordini da Roma, e dal governo che lo ha nominato commissario, non riesce a decidere quasi nulla in maniera autonoma.
Dall'altra parte c'è il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente, prigioniero di un consiglio comunale dove non si sa più qual è la maggioranza e quale la minoranza e con consiglieri e assessori sganciati da ogni logica politica e ormai terminali di interessi che sono tutto meno che interessi generali.
Di questa impotenza dei due competitori si è accorto persino Gianni Letta che se all'inizio arrivava all'Aquila con atteggiamento "benedicente" ora alza la voce molto spesso con i vari attori di questa brutta commedia consumata alle spalle dei terremotati. Basta poi guardare le immagini in tv del cosiddetto tavolo di Antonio Cicchetti (vice commissario) in cui si vedono in primo piano i vari Chiodi, Cialente, Fontana. E poi tutt'intorno un n
ugolo di burocrati che, tornati nei loro uffici fra le sudate carte, disfanno la tela faticosamente tessuta da Letta e compagni.
Perché tutto questo? La parola magica è «indennizzo» grazie al quale personaggi che finora avevano maneggiato al massimo qualche migliaio di euro si troveranno presto a gestire decine di milioni affidando (senza gara) progettazioni, appalti, gestendo potere vero.
Che accadrà? Fino alle elezioni comunali dell'Aquila, fra un anno, non accadrà nulla. Sarà un rimpallarsi di responsabilità con i furbetti delle macerie ad assicurarsi lavori futuri in cambio di voti.
E' un altro terremoto. E gli aquilani osservano con lo sguardo perso e impotente. Come nella notte che ha cambiato la storia.
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15 maggio 2011
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