Famiglie sfrattate dal progetto Case, scatta la protesta

Ieri sit-in davanti al Comune. L’assessore Pezzopane contesta la struttura diretta da Cicchetti

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      L'AQUILA. Rischia di diventare una vera e propria emergenza sociale. Stiamo parlando delle persone che ormai da qualche settimana stanno ricevendo dalla strutture gestione emergenza (guidata dal vicecommissario Antonio Cicchetti) l'ordine di lasciare gli alloggi del progetto Case per altre improbabili destinazioni.

    IL CASO VIA VERZIERI.
    Ieri mattina tre famiglie che prima del sisma vivevano alle case Ater di Preturo (via dei Verzieri) hanno tenuto un sit in davanti al Comune, per protestare contro l'ordine dell'Sge di lasciare l'alloggio del progetto Case di Cese di Preturo. Le famiglie contestano il provvedimento sia nella forma che nella sostanza. «Le case di via dei Verzieri sono passate da E ad A. Ma il sindaco Cialente» sostengono «ne ha certificato, con un provvedimento, il pericolo di crollo. Già nei mesi scorsi avevamo presentato un ricorso al Tar. Ora la situazione si sta ripetendo e questa volta la notifica è avvenuta con un messaggio sms. Noi abbiamo diritto alla casa e non vogliamo spostarci» hanno ribadito durante il sit-in «anche perché nei nostri nuclei familiari ci sono persone totalmente invalide».

    A loro sostegno si è schierata l'amministrazione comunale. «Non è colpa di queste persone se le case Ater non sono state ancora risistemate» ha commentato l'assessore Stefania Pezzopane che ha bollato come «ingiustificata» l'operazione di allontanamento attuata dall'Sge. «Queste famiglie non sono dei pacchi postali, per questo abbiamo sollecitato anche l'intervento della prefettura».
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    br /> LA PROTESTA. Giuseppe Curio in una lettera racconta la sua disavventura con Comune e Sge: «Premetto» scrive Curio «che la mia abitazione è stata classificata E e che la famiglia è composta di tre persone, il sottoscritto mia moglie e un figlio che studia a Roma. Mi viene assegnato un alloggio del piano Case a Bazzano insieme ai miei genitori come se fosse un regalo che non meritavo, a scatola chiusa e nel modo spicciolo del prendere o lasciare senza farti conoscere le dimensioni e il numero delle stanze. Dal trattamento e dalle risposte che ricevevo sembrava che volessi rubare allo Stato una abitazione. Successivamente i miei genitori per motivi personali lasciano l'appartamento, veniamo riconvocati per accertamento delle nuove condizioni e viene tolto dal nucleo familiare mio figlio perchè studia e ha un posto letto in affitto pagato dai genitori a Roma pur avendo la residenza all'Aquila. Anche in questa occasione vengo trattato con disprezzo e come se fossi qualcuno che sta chiedendo qualcosa che non gli spetta o che abbia commesso una azione da condannare. Mio figlio non viene considerato dalla Sge come un aquilano e non ha diritto a nulla nemmeno all'autonoma sistemazione. Mi dicono che è romano. Mi assegnano un alloggio per due persone escludendo mio figlio. Faccio ricorso al Tribunale amministrativo regionale, pagando l'avvocato. La sentenza fa includere mio figlio nel nucleo familiare ritenendo inidonei, basati su un' istruttoria sommaria e lacunosa gli elementi portati in giudizio dalla Sge. Vengo ricontattato dalla Sge per l'assegnazione di un alloggio per tre persone (quindi con l'inclusione di mio figlio). Mi telefonano per assegnarmi un alloggio ad Assergi e mi danno appuntamento per il mercoledì per firmare il contratto. Rispondo che quel giorno all'ora indicata non posso andare perché impegnato. Inoltre che vorrei considerassero le preferenze date nella domanda per l'assegnazione e conoscere gli appartamenti liberi in modo da scegliere quello più consono alle mie esigenze. Il giorno successivo mi telefonano, cioè giovedi 12 maggio, per firmare il contratto e consegnare le chiavi dell'appartamento ad Assergi specificando che questo era il terzo avviso (invece era il secondo). Non so adesso che cosa accadrà. Vivo nell'incertezza del domani. Degli aquilani che gestiscono la Sge mi stanno trattando come una semplice pedina da spostare a loro piacere. Questo mi ha fatto capire che gli stessi aquilani sono contro se stessi e che la ricostruzione non parte anche per questo. Attualmente è cambiato l'assessore ma il funzionamento è sempre lo stesso: lesivo, arbitrario, non dettato da regole certe, senza alcun rispetto per le persone e lontano da un tipo di democrazia partecipata».

    IL CRATERE CHE RESISTE.
    - Ha superato quota mille la raccolta di adesioni per partecipare alla nuova associazione Il cratere che resiste, nata per «sostenere e unire la popolazione del cratere nella difficile sfida per la rinascita, ponendosi come interlocutore della governance della ricostruzione».

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    14 maggio 2011
     

    Gli ultimi commenti di questo articolo

      avete voluto la destra in regione? Ora pagate le conseguenze Avete lascIato solo Cialente contro tutti!!!!!!!!!!!!...
      Inviato da zahre1951
      il 14 maggio 2011 alle 23:07

      Non ce la faccio proprio a leggere certi commenti e non replicare sforzandomi peraltro di essere garbato e non offensivo: - scempio del territorio: ma dove c...dovevano essere costruiti questi alloggi forse sotto terra? - fa molto bene De Matteis a chiedere conto al comune ed a chi lo rappresen...
      Inviato da rpfranco
      il 14 maggio 2011 alle 00:21

      Non ho molto da dire se non che, dopo lo scempio del territorio operato dai signori "B" (Berlusconi, Bertolaso), a suo tempo ebbi modo di osservare che, quei 19 complessi residenziali erano stati calati dall'alto da parte dei citati signori, in modo tale da essere paragonati ai "...
      Inviato da incile01
      il 13 maggio 2011 alle 19:50

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