Antimafia, Piccone coinvolto in 2 indagini

Per gli inquirenti il senatore sarebbe il «contatto» di un'azienda legata ai Casalesi

      L'AQUILA. Un appuntamento con la ditta legata alla camorra. E' un appuntamento ad aver fatto scivolare il senatore del Pdl Filippo Piccone nell'inchiesta sulle infiltrazioni nella ricostruzione post-terremoto. Un appuntamento raccontato dalle intercettazioni. E' questo il nuovo elemento che emerge il giorno dopo la rivelazione di Repubblica.it nell'indagine sulla criminalità organizzata campana che tira in ballo il coordinatore regionale del Popolo della libertà.

    E le carte che tutti cercano (ieri una decina di giornalisti hanno piantonato la procura) sono in un fascicolo riservato, custodito nella stanza del procuratore Alfredo Rossini che alla stampa ha risposto con un piccato «no comment» al mattino, fino a consegnare all'Ansa, in serata, una dichiarazione che specifica che «il senatore Piccone non è formalmente indagato».
    Già, perché il fascicolo è blindato e tale doveva rimanere. Dentro ci sono per ora solo i rapporti della polizia giudiziaria sulle intercettazioni. Assieme a quella serie di telefonate che hanno «collegato» il nome di Piccone alla ditta legata alla malavita organizzata (conversazioni arrivate dalla procura distrettuale antimafia di Napoli). Secondo l'ipotesi d'indagine, il senatore sarebbe stato il «contatto» attraverso il quale l'azienda legata al clan dei casalesi si sarebbe inserita nella ricostruzione e avrebbe iniziato a lavorare.

    Ma c'è un altro fascicolo sugli affari del senatore Piccone che ha iniziato a muovere i primi passi concreti proprio ieri: è
    quella sull'ex zuccherificio di Avezzano. Ed è sempre un'indagine della procura distrettuale antimafia dell'Aquila. Dentro quest'altro plico giudiziario c'è il rapporto della squadra mobile di Pescara (385 pagine) sulle indagini dei rifiuti esplosa a novembre scorso. Scrive la squadra mobile nell'informativa allegata alle indagini, in riferimento a Piccone: «Il suddetto complesso (l'ex zuccherificio, ndr) a oggi risulta essere di proprietà della società Rivalutazione Trara srl, i cui soci sono Domenico Contestabile, Dante Di Marco, Ermanno Piccone, Lino Venceslao Di Persio e la Kromos srl. Quest'ultima società è subentrata acquisendo le quote di proprietà di un altro parlamentare del Pdl, Sabatino Aracu, ma nel segno della continuità, mantenendo in carica il consigliere Mario Tortora, già amministratore di una delle società di Aracu e suo referente. Ovviamente, si legge ancora nell'informativa, «l'interesse dimostrato nel corso delle indagini da parte del senatore Filippo Piccone, che preme per la realizzazione del termovalorizzatore nel complesso dell'ex zuccherificio, fa ben comprendere che la società Rivalutazione Trara srl sia di fatto a lui riconducibile e che quindi il parlamentare stia perseguendo interessi personali». E continua: «peraltro la quota di maggioranza della riferita società è in mano alla famiglia Piccone».

    Poi c'è un passaggio-chiave: «ciò detto pare opportuno fare un inciso anche sui proprietari delle altre quote della società. Ci si riferisce a Domenico Contestabile e Dante Di Marco. Entrambi sono presenti in una associazione temporanea di impresa che attraverso la capogruppo Prs srl si è aggiudicata commesse relative all'evento sismico che si è abbattuto sulla popolazione dell'Aquila. Contestabile e Di Marco risultano essere inoltre compartecipi di quote di proprietà di una serie di società con Achille Ricci e Nino Zangari. Questi ultimi due sono stati destinatari di misure cautelari nell'ambito delle indagini condotte dalla Procura di Palermo in ordine ai reati di riciclaggio, nell'ambito dell'inchiesta relativa a Vito Calogero Ciancimino. Infine, emerge che nella compagine societaria Marsica plastica srl, in cui figura Dante Di Marco, è presente anche Ermenegilda Di Stefano (moglie del commercialista di Ciancimino) e Giuseppe Italiano (il cui fratello Luigi è risultato essere destinatario di alcuni pizzini dell'allora latitante Gioffrè)». Quindi, allo stato, le inchieste della distrettuale antimafia dell'Aquila che chiamano in causa il senatore Piccone sono almeno due. Poi c'è l'indagine della procura di Avezzano sull'affare del centro commerciale, anche questa vicina a un punto di svolta.

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    2 marzo 2011
     

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