Lungo il fiume Aterno, storie ed emozioni

Un libro curato da Sandro Cordeschi: facciamo che duri

       Domani, sabato 19 febbrazio, a Casa Onna, alle ore 18 sarà presentato il libro «Fratello Fiume» curato da Sandro Cordeschi col contributo di David Maria Adacher, Antonio Porto, Giordano Silvetti. Ecco uno dei primi capitoli. di Sandro Cordeschi  L'Aterno-Pescara (perché di un unico fiume si tratta), misero nelle dimensioni quantitative se comparato ai corsi d'acqua grandi, medi, o anche piccoli del pianeta, acquista il suo valore primario in rapporto all'eco-logia, all'eco-nomia e al Tempo. Molte volte la Storia ha scelto le sue sponde per manifestarsi agli uomini. Anche oggi, l'Aterno-Pescara lega in maniera indissolubile le due facce dell'Abruzzo, la montagna e il mare. Tutte le città capoluogo hanno nel nome riferimento ad un fiume o all'acqua: Aquila (da acculae, «piccole sorgenti»); Teramo, sull'altro versante del Gran Sasso e della Laga (Interamnia «tra i fiumi»); Chieti, alta sul bacino dell'Aterno-Pescara, in rapporto alla leggenda di Teate (Teti, madre di Achille, bagnato nel fiume dell'invulnerabilità); Pescara (ostia Aterni, porto dell'Aterno).  Un viaggio lungo questo fiume è un viaggio nella cultura di un popolo, anzi di numerosi popoli, ricondotti, nei millenni, ad unità. E', insieme, un percorso nella memoria, un grido di aiuto, un'ancora di salvezza per tutto il territorio che attraversa, forse per l'intera regione. Esistono seri motivi per cui è necessario che il fiume non muoia, non divenga un residuo archeologico dimenticato e una grande fogna a cielo aper
    to. Anche perché, come fogna, sarebbe davvero troppo grande.  Molti passeggeri hanno messo a repentaglio i loro tendini e la loro reputazione lungo le rive dell'Aterno. Qualcuno continua a camminare, sa che innumerevoli passi hanno echeggiato sulle sponde rocciose o argillose, sui prati, sui colli e sulle pietre, perfino nell'acqua, molto prima dei suoi, sa che altri lo seguiranno e ne accompagna con la mente il suono fraterno. Intuisce anche, mentre l'acqua scorre e resta, che davvero tutte le età sono contemporanee e che nessun luogo è lontano. A volte, anzi, nell'ora che precede il tramonto gli pare di ascoltare le parole di un antico canto Navajo: "con la Bellezza tutto intorno a me, io cammino". Il cantico del creato non ci abbandona, il fiume è la sua voce più trasparente. Facciamo che duri.
    18 febbraio 2011
     

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