Per i servizi sociali servono 26 milioni

Lettera aperta di Stefania Pezzopane a Giovanardi, Chiodi, Nozza

    di *assessore comunale   alle politiche sociali  Ecco la lettera aperta che l'assessore comunale dell'Aquila Stefania Pezzopane ha inviato al sottosegretario Carlo Giovanardi, al Presidente della Regione e Commissario per la Ricostruzione, Gianni Chiodi, al direttore di Caritas Italia, Vittorio Nozza in relazione ai servizi sociali da realizzare all'Aquila. di Stefania Pezzopane*  Carissimi, occorrono almeno 26 milioni di euro per rimettere in piedi una rete dei servizi sociali all'Aquila, in modo da fornire risposte concrete all'emergenza post terremoto. Non si tratta di una stima fatta a caso. Abbiamo monitorato i bisogni sociali, vecchi e nuovi, attraverso un documento programmatico, che si chiama non a caso "la città condivisa". Condivisa, perché le risposte istituzionali ai disagi emersi non sono frutto di scelte calate dall'alto, ma il risultato di un lavoro di squadra, a cui hanno contribuito oltre 80 associazioni che operano nel settore sociale da anni sul nostro territorio.  Il quadro socio economico che emerge dall'analisi è allarmante. Il disagio è chiaramente aumentato, dopo il 6 aprile e ai vecchi problemi se ne sono aggiunti dei nuovi.  Sono emerse nuove povertà, dovute in gran parte alla perdita dei posti di lavoro e all'impennata vertiginosa delle ore di cassa integrazione, aumentate nel 2010 del 174%.  Se prima del 6 aprile erano circa 2000 le persone che usufruivano dell'assistenza del Reddito Minimo, le famiglie in difficoltà oggi sono ancora di più.  Un segnale allarmante è l'aumento delle persone che ogni giorno si rivol
    gono ad esempio alla mensa celestiniana, per chiedere un pasto. Ma se vogliamo stare ai numeri, potrei citare la difficoltà delle oltre 2mila piccole e medie imprese che hanno chiuso i battenti dopo il sisma o le 500 aziende artigiane che non hanno più riaperto.  Dietro a questi numeri ci sono famiglie, ci sono persone che hanno dato tutte loro stesse per mettere in piedi un'attività, che il sisma ha distrutto. Il governo ha riconosciuto loro solo tre mesi di aiuti e null'altro e chi li paragona ingiustamente oggi a dei "pesi morti" non ha la minima idea di quali sacrifici e di quali sforzi stiano facendo.  Al disagio economico si somma quello sociale. Oltre 15mila aquilani non vivono più in centro storico, ma nei 19 quartieri del progetto Case. Agglomerati urbani, senza servizi, soprattutto senza punti di aggregazione. All'isolamento sociale dovuto alla forzata delocalizzazione, si sommano la carenza degli spazi, per via di case troppo piccole, il disorientamento e la perdita d'identità, l'assenza di luoghi ricreativi per i giovani, la carenza di strutture sociali ed assistenziali per gli anziani, la penuria di servizi di assistenza psicologica per le fasce deboli.  Una serie di bisogni complessi, a cui il Piano Sociale del Comune, "la città condivisa", appunto, cerca di dar risposte concrete e formula delle proposte ben precise. Nel piano ci sono ben 62 progetti, che abbiamo sottoposto alla vostra attenzione, per un totale di 26 milioni di euro. Per la prima infanzia stimiamo siano necessari circa 3 milioni di euro; per gli anziani un milione e settecentomila; per i giovani occorrono 4 milioni, per i disabili 2 milioni e mezzo. Abbiamo bisogno di 5 milioni di euro per le politiche abitative e per i senza dimora, mentre per le nuove povertà sarebbero necessari 2 milioni di euro e per gli interventi alle famiglie monoparentali circa 5 milioni.  Le risorse serviranno a ripristinare asili nido pubblici, centri sociali per gli anziani o a realizzare vari centri polifunzionali nei nuovi insediamenti abitativi del Progetto Case. Per i giovani pensiamo di ripristinare e potenziare il servizio dell'Informagiovani, l'allestimento di biblioteche, la creazione di spazi culturali e aggregativi o il finanziamento del progetto "Scuole Aperte", ovvero l'apertura delle scuole anche nelle ore pomeridiane per consentire attività ricreative. Occorre rifinanziare interventi di sostegno al reddito, dare assistenza alle fasce deboli della popolazione, ripristinare i centri di assistenza per disabili.  I progetti ci sono e sono tanti. Avete solo l'imbarazzo della scelta su cosa finanziare. Le risorse non mancano. Ci sono 9 milioni di euro del Dicastero Giovanardi, i dieci milioni di euro che la Regione Abruzzo ha ottenuto da varie donazioni e le risorse della Caritas, di cui si è parlato nei giorni scorsi. Tutti possono e devono contribuire per rimettere in piedi un tessuto sociale di estrema fragilità.  Ora basta con le polemiche, è tempo di sostenere la ricostruzione sociale dell'Aquila.

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    12 gennaio 2011
     

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