di Enrico Nardecchia
L'AQUILA. Un miliardo subito. Deroghe super come fu per il progetto Case. Lavori sull'asse principale della città, dalla Villa comunale alla Fontana luminosa. Tempi di realizzazione: 12 mesi. Progetto o sogno che sia, la mozione bipartisan che lunedì approda in consiglio comunale, e che scavalca il capo della struttura di missione Gaetano Fontana, è una sferzata sulla stasi che da due anni ormai avvolge il cuore della città. Per illustrare l'idea, che mira a rendere come «area a fattibilità immediata» tutto l'asse compreso tra corso Federico II e corso Vittorio Emanuele, con dentro piazza Duomo e piazza Palazzo, le strade limitrofe e via San Bernardino, portici compresi, siedono allo stesso tavolo il presidente del consiglio comunale Carlo Benedetti (Comunisti italiani) e il presidente della commissione consiliare Garanzia e controllo Enzo Lombardi (Pdl).
IL PIANO. Il progetto, che vuole rimettere al centro delle decisioni il consiglio comunale come espressione della rappresentanza popolare, punta a superare le secche di un piano di ricostruzione complessivo che, ovviamente, ancora non c'è. Ma che per molti, primi tra tutti il sindaco Massimo Cialente e l'assessore alla ricostruzione Pietro Di Stefano, non è neppure necessario allo stato attuale delle cose, visto che «ci sono zone dove serve e zone dove non serve». Tanto che qualcuno (l'architetto Gaetano Fontana capo della struttura tecnica di missione) ha inventato le sei aree a breve termine «che però», dicono Benedetti e Lombardi, «non sono partite». Ecco perché bisogna ricominciare dai portici, cuore della cit
tà.
BIPARTISAN. Sottoscrivono la mozione anche Franco Mucciante (Pdl) e
Vito Albano (Pd). Nelle premesse del documento, che, una volta
approvato, sarà inviato al premier Silvio Berlusconi, al
sottosegretario Gianni Letta, al commissario Gianni Chiodi e al suo
vice Antonio Cicchetti, si legge che «il centro storico
dell'Aquila, di rara bellezza e preziosità, tra i più grandi e più
importanti d'Italia per ricchezze culturali ed estensione
territoriale, non vede ancora interventi di ricostruzione ma
solamente opere di puntellamento e messa in sicurezza».
CUORE VITALE. «Nella zona», prosegue la mozione, «interamente
abitata e viva, erano ubicate gran parte delle attività
commerciali, uffici pubblici, banche e studi professionali
attualmente chiusi o delocalizzati in periferia. Allo stesso tempo,
il centro storico ha sempre costituito il luogo naturale
dell'aggregazione e del mantenimento dell'identità collettiva, il
cuore vitale della città». Per queste ragioni «non appare
verosimilmente possibile l'immediata ricostruzione (che, peraltro,
tutti invochiamo), nella sua globalità, del centro e pertanto viene
negato agli aquilani il diritto alla concreta fruibilità dei luoghi
più significativi e, conseguentemente, il diritto al mantenimento
della propria identità sociale e storica». Secondo il testo della
mozione, il quadro complessivo è «aggravato dalle scelte non chiare
e, anzi, in controtendenza, nella tempistica e nelle modalità degli
interventi sinora proposti, recanti poco condivisibili e
farraginose indicazioni».
I TEMPI. La mozione impegna sindaco e giunta a compiere «ogni
attività monocratica e deliberativa necessaria a richiedere e
promuovere un intervento normativo ed economico-finanziario
straordinario del governo e, se necessario, del parlamento,
calibrato sul modello del progetto Case e idoneo per progettare,
avviare e completare, entro 12 mesi, almeno la ristrutturazione
della zona del centro storico compresa lungo l'asse fondamentale
corso Federico II-corso Vittorio Emanuele». La stessa zona dovrà
essere dichiarata «area a fattibilità immediata», hanno spiegato
Benedetti e Lombardi e, a tale scopo, «avvieremo, subito dopo
l'approvazione del documento in consiglio comunale, tutti i
necessari contatti con il presidente Berlusconi, il commissario
straordinario e le sue articolazioni, unitamente al sindaco e al
consiglio».
DA SINISTRA. «Quest'iniziativa ha il valore della concretezza, cui
si aggiunge un elemento fondamentale, quello della condivisione da
parte delle forze di maggioranza e opposizione perché la sfida
della ricostruzione si vince solo uniti e determinati
nell'intraprendere percorsi sinergici», dice Benedetti. «È nato il
partito della ricostruzione e tutti devono farne parte». DA DESTRA.
«Le cose non vanno», dice Lombardi. «Il centro non ha bisogno di
nuove pianificazioni. Si faranno dopo, coi vuoti che si creeranno
quando cominceranno gli abbattimenti, e i pieni dei palazzi da
restaurare. Ma la parte fondamentale è quella che esiste e che va
ristrutturata. Perché il Grand hotel o il cinema Massimo, o i
palazzi storici pubblici o le sedi delle banche, devono aspettare?
Chiameremo al nostro fianco costruttori, artigiani, commercianti,
sindacati, categorie. È in ballo la vita della città».
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12 gennaio 2011
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