La lunga giornata romana dei politici

Riunioni nervose e cariche di tensione. Alle 18 l'annuncio: è fatta

       L'AQUILA. Il "grande" annuncio, da novello Arcangelo, l'ha dato intorno alle 18 il capogruppo del Pdl in Regione Gianfranco Giuliante: «Esultate, aquilani, c'è la proroga alla restituzione delle tasse». Giuliante ha bruciato sul tempo il suo presidente Gianni Chiodi che a metà pomeriggio aveva quasi gettato la spugna abbandonando il cosiddetto tavolo della trattativa al ministero dell'Economia. E' lì che Chiodi ha finito per perdere la pazienza quando si è accorto che stava discutendo con dei funzionari che non potevano decidere nulla.  Ieri mattina di buon'ora il presidente della Regione Gianni Chiodi, il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente, il presidente della Provincia Antonio del Corvo e il vicepresidente del consiglio Giorgio de Matteis si sono avviati verso la capitale con la flebile speranza di far reinserire nel decreto mille proroghe la proroga della restituzione delle tasse non pagate dagli aquilani nel periodo aprile 2009-giugno 2010.  La prima tappa è stata Palazzo Chigi, o meglio il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, l'unico nel governo che, quando riceve una telefonata di Chiodi o di Cialente, risponde e non fa partire la segreteria telefonica.  Dopo il primo contatto con Letta, Chiodi fra mezzogiorno e l'una ha parlato di «piena disponibilità del governo ad affrontare il problema tasse, ma la soluzione non è affatto scontata. La giornata è ancora lunga - ha aggiunto Chiodi - e contiamo di avere qual
    che risposta in più nel corso delle prossime ore». Letta evidentemente avrà detto al presidente e agli altri che Berlusconi si mostrava possibilista ma che lo scoglio vero è Tremonti.  Chiodi, probabilmente dallo studio di Letta, ha contattato telefonicamente il ministro Tremonti il quale, parole del governatore «mi ha confermato la sua intenzione di trovare una soluzione in grado di venire incontro alle esigenze delle popolazioni colpite dal terremoto, anche se mi ha ribadito che esistono oggettive difficoltà». Partita sospesa per il pranzo e poi si è tornati a trattare alle 15, al ministero dell'Economia. E' lì che Chiodi avrebbe perso le staffe (cosa che non gli capita spesso e quindi lo scoglio deve essergli sembrato bello grosso).  Alle 16,52 un'agenzia annuncia: «Interrotto, per l'abbandono del commissario per la ricostruzione Gianni Chiodi, il tavolo di trattativa con il Ministero per l'Economia. Con Chiodi, hanno abbandonato il tavolo anche gli altri amministratori abruzzesi presenti. La protesta è scattata perché a discutere con i rappresentanti abruzzesi sono rimasti i tecnici del Ministero e non più la parte politica».  «Fin quando non ci sarà un atteggiamento adeguato alla portata drammatica della problematica, non ci siederemo più sul tavolo», ha detto il vicepresidente vicario del consiglio regionale, Giorgio De Matteis, «e in sostanza rientreremo soltanto dopo che avremo di fronte persone deputate a decidere in maniera vincolante sull'importantissimo oggetto della discussione per portare a casa i risultati che sono solo l'assicurazione dei diritti sacrosanti per gli abruzzesi colpiti dal tragico terremoto del 6 aprile 2009». Meno di un'ora dopo la svolta. La proroga ci sarà (anche se non è chiarissimo lo strumento normativo). Poi il plauso a Berlusconi da Chiodi e dai parlamentari Pelino e Piccone. (g.p.)

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    24 dicembre 2010
     

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