Appalti, torna l'ombra dei casalesi

Pm al lavoro per stanare ditte sospette. Rossini: stiamo acquisendo dati

    di Giampiero Giancarli  L'AQUILA. Per qualche tempo non se ne è più parlato del clan dei casalesi ma è certo che la Procura, oggi più che mai, sta cercando riscontri per stanare eventuali imprese sospette che in qualche modo, soprattutto con dei prestanome, stanno cercando di infiltrarsi negli appalti. Insomma non c'è soltanto la 'ndrangheta nelle preccupazioni dei magistrati aquilani. E che in questi giorni si stia lavorando sui casalesi lo dimostra il fatto che gli investigatori aquilani più volte si sono recati in Campania per indagare al riguardo.  Il procuratore capo, Alfredo Rossini, non si sbilancia anche se non nega contatti con investigatori di altre regioni.  «Stiamo lavorando» dice il magistrato aquilano, «acquisendo tutti i dati possibili tramite i contatti con dei colleghi di altre procure al fine ad identificare queste infiltrazioni».  Interrogativi che non possono non destare il ricordo della inchiesta della procura di Napoli che solo pochi mesi fa ha fatto scattare le manette ai polsi di alcuni personaggi vicini al boss Francesco Bidognetti ai quali facevano di certo gola gli appalti per il terremoto.  E per questa vicenda è ancora indagato, ma con un ruolo che lo stesso giudice per le indagini preliminari di Napoli, ritiene risibile e ancora tutto da provare, l'aquilano Antonio Cerasoli come presunto referente. Il tentativo dei casalesi è stato ricostruito, attraverso le intercettazioni telefoniche, nell'ordinanza di custodia notificata sei imprendi
    tori campani.  Va avanti, ovviamente, anche l'indagine sulla infiltrazioni della malavita calabrese e il riferimento inevitabile va al recente sequestro del 50% delle quote della Tesi costruzioni la cui metà appartiene all'imprenditore aquilano, Stefano Biasini, non indagato dalla procura di Reggio Calabria nonostante il suo nome ricorra nelle intercettazioni.  E' comunque certo che nel giro di pochi giorni alcune indagini andranno verso la conclusione. La prima è quella su presunte irregolarità negli appalti ottenuti dal consorzio Federico II. Sono indagati l'imprenditore aquilano Ettore Barattelli, presidente del Consorzio Federico II, Denis Verdini, uno dei coordinatori nazionali del Pdl, e Riccardo Fusi, il presidente dimissionario della Btp, impresa che fa parte del consorzio Federico II. Le indagini, per abuso di ufficio, sono tese a provare, presunti favori ottenuti nella realizzazione di opere dopo il sisma. Gli appalti sarebbero stati ottenuti con l'abuso della veste di deputato da parte di Verdini, che come gli altri, nega qualsiasi addebito. Di recente i pm aquilani hanno rinunciato, per carenza di indizi, all'eventualità di ascoltare il sottosegretario Gianni Letta il quale secondo intercettazioni fatte dalla procura di Firenze che indagava sugli appalti del G8 della Maddalena e per i grandi eventi, avrebbe incontrato Fusi, Barattelli e Verdini. I risultati delle indagini non porterebbero ad epiloghi clamorosi, ma denuncerebbero dinamiche legate ad un malcostume tipico del sistema degli appalti.  Questa valutazione viene confermata dal fatto che per quanto riguarda tutte le inchieste sugli appalti non sono mai stati fatti degli arresti. Segno che i segnali di infiltrazioni sono inequivocabili e forti ma l'ondata di appetiti sulla grande torta è stata almeno arginata. Finora.

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    27 novembre 2010
     

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