I resti delle palazzine crollate in via Sturzo
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L'AQUILA. Chiusa ufficialmente l'inchiesta sul crollo di un palazzo in via Sturzo, zona villa comunale, dove il 6 aprile 2009, sono morte 20 persone. Sotto inchiesta, con la richiesta di rinvio a giudizio in fase di notifica, uno dei progettisti cui sono attribuiti presunti errori di calcolo strutturale che avrebbero comportato il collasso dell'edificio. Si tratta di Augusto Angelini classe 1926. Va precisato che la procura ha individuato altre 4 persone da indagare decedute da anni.
Una richiesta di rinvio a giudizio pressochè scontata come per tutti i procedimenti per i crolli che verranno definiti in udienza preliminare ancora da fissare. L'indagine riguarda un edificio (foto), al civico 39, realizzato in cemento armato nel 1965. Il palazzo è imploso ma imputare tutte le responsabilità all'unico sospettato, all'epoca stimato professionista, sarà duro dimostrarlo. Anche perchè ci sarà una controperizia finalizzata a contrastare l'assunto della procura. Per contro gli investigatori portano avanti un principio ben chiaro: tutti i palazzi in cemento armato crollati dopo il sisma sono stati realizzati male. Altrimenti sarebbero rimasti in piedi. In quel palazzo morirono intere famiglie e ci sono anche alcuni familiari, di persone morte in quel crollo che sono state riconosciute parti civili nel procedimento contro la commissione Grandi Rischi. Si tratta di gente i cui parenti hanno dimostrato che non sarebbe rimasta a casa all'ora del terremoto se non fosse stata rassicurata.
In quella strada, via Sturzo, c'è stato u
n'altra tragedia il 6 aprile. Si allude la crollo dell'edificio al civico 23 dove sono morte sette persone. Anche lì si tratta di un edificio in cemento armato realizzato nella stessa epoca ovvero nel 1962. I due crolli in via Sturzo, insieme ad altre otto vicende similari, sono inseriti tra quelli più clamorosi anche nel fascicolo della commissione Grandi Rischi.
VIA D'ANNUNZIO. Il giudice per le udienze preliminari del tribunale dell'Aquila,
Marco Billi ha fissato per il 19 gennaio 2011 l'udienza nella quale dovranno comparire i tre imputati nel filone della maxi inchiesta della Procura dell'Aquila sul crollo avvenuto, con il terremoto del 6 aprile 2009, in via D'Annunzio, dove morirono 13 persone e due rimasero ferite. Gli accusati, con sospetti ancora tutti da dimostrare sono il costruttore
Filippo Impicciatore, 77 anni, originario della provincia di Chieti, trasferitosi da anni in Venezuela, tra i realizzatori dell'edificio ne lontano 1961; il progettista dei lavori di ristrutturazione del 2002,
Fabrizio Cimino, 49 anni, ingegnere dell'Aquila; infine, l'imprenditore esecutore dei lavori di restauro nel 2002,
Fernando Melaragno, 61 anni, originario della provincia di Isernia. I capi di imputazione sono omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni. Gli accusati sono assistiti dagli avvocati
Riccardo Lopardi, Paolo Vecchioli ed
Ersilia Lancia. Questi presenteranno una richiesta di una perizia di ufficio.
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24 novembre 2010
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