di Enrico Nardecchia
L'AQUILA. La Procura vuole il processo per i presunti responsabili dei crolli che si sono verificati all'ospedale San Salvatore in seguito al terremoto del 6 aprile 2009. Procede spedito l'iter per la richiesta di rinvio a giudizio delle persone coinvolte a vario titolo nell'inchiesta.
IL PUNTO. Sono sei le persone raggiunte da avviso di garanzia per questo filone d'indagine che ha messo sotto la lente d'ingrandimento un sito dove, pur non essendoci state vittime, ci sono stati crolli parziali e cedimenti di strutture portanti che hanno chiamato in causa sei persone. «Cooperazione colposa nel crollo parziale dell'ospedale regionale San Salvatore», questa l'accusa. Tra le persone finite sotto inchiesta il nome maggiormente noto, e non solo in città, è quello del professore
Marcello Vittorini, 83 anni, ingegnere progettista (1969-1971) e direttore dei lavori dell'opera (1972-1991), nato all'Aquila ma residente a Roma. Coinvolti anche direttori di cantiere e collaudatori. Gli altri personaggi per i quali la Procura è intenzionata a chiedere il processo sono
Gaspare Squadrilli, 74 anni, siciliano di Noto residente ad Anzio (ingegnere progettista strutturale e redattore dei calcoli negli anni 1969-1971 e direttore dei lavori negli anni 1972-1991);
Michele Tundo, 62 anni, di Galatina (Lecce) (geometra direttore del cantiere negli anni 1972-1974);
Domenico Ciccocioppo, 71 anni, di Lanciano, geometra direttore del cantiere negli anni 1973-1979;
>Giorgio Innamorati, 80 anni, romano (presidente della commissione di collaudo nominata il 29/11/79);
Luciano Rocco, 67 anni, nato a Pola e residente a Roma (componente della commissione).
GLI ALTRI. La Procura ha chiamato in causa, nella cooperazione colposa nei reati, anche altre 8 persone che, tuttavia, sono decedute. Per questo motivo non riportiamo i loro nomi. Si tratta di tecnici collaudatori e del titolare di un'impresa che lavorò ad alcune fasi della realizzazione di una struttura inaugurata nel 2000 e costata, secondo alcune stime, qualcosa come 200 miliardi di lire. Secondo l'accusa, gli indagati «nelle qualità e con le condotte commissive e omissive contestate, cagionavano il crollo parziale, con cedimento di strutture portanti o comunque cooperavano nel porre le condizioni del crollo parziale, con cedimento di strutture portanti dell'ospedale San Salvatore». Il riferimento è «all'edificio 3 (zona ingresso pronto soccorso), in cui si verificava il cedimento strutturale di 8 pilastri; all'edificio 10 (zona Farmacia) con il cedimento strutturale di 9 pilastri, e al muro di tamponamento esterno dell'edificio 3 sovrastante la zona ingresso carrabile del pronto soccorso, in mattoni a cortina della superficie complessiva di 60 metri quadrati posto a un'altezza di 10 metri da terra, completamente crollato».
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15 novembre 2010