di Enrico Nardecchia
Il Palazzo crollato in via Campo di Fossa dove sono morte 27 persone
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L'AQUILA. Davide e Matteo Cinque con mamma Daniela Visione; Riccardo e Vincenzo Giannangeli con mamma Maria Pia Bernardi; gli studenti; gli altri residenti. Un lungo elenco. Per la morte di 27 persone nel crollo del palazzo di via Campo di Fossa 6B non ci sono responsabilità penali.
TUTTI MORTI. Tutti i possibili indagati, otto, sono morti. Per questo motivo la Procura ha chiesto al gip l'archiviazione dell'inchiesta aperta per verificare le responsabilità in uno dei palazzi col maggior numero di vittime. Non ci saranno colpevoli, dunque, per questo procedimento. Sarà, insomma, come uno dei cento crolli che resteranno impuniti e la cui maggior parte è stata imputata alla vetustà delle strutture colpite dalla violenza del sisma. Del tutto particolare, invece, il caso del palazzo collassato in via Campo di Fossa, dove la richiesta di archiviazione, che conclude una lunga e complessa indagine contrassegnata da una serie di consulenze tecniche sulle cause del crollo, è destinata a chiudersi perché non ci sono progettisti, costruttori e controllori perseguibili penalmente. Intere famiglie cancellate, vite spezzate, sogni interrotti di studenti, alcuni dei quali stranieri, all'alba della vita.
All'esito delle indagini, che hanno evidenziato comunque profili di responsabilità a carico dei costruttori e dei funzionari del Genio civile dell'epoca, che avevano accertato la conformità di quell'edificio alla normativa antisismica, l'amaro riscontro: i potenziali indagati sono tutti deceduti. Una richiesta di archiviazione tecnica sulla quale ci sono pochi margini di
manovra. Tuttavia, se è vero che non si può procedere penalmente nei confronti dei morti, scatterà immediatamente l'azione civile risarcitoria contro gli eredi.
I FAMILIARI. «Tutti i miei assistiti», dichiara l'avvocato Fabio Alessandroni, che tutela i familiari di alcune delle vittime, «immediatamente proporranno azione civile risarcitoria nei confronti degli eredi di queste persone che sono state indagate e che, tuttavia, non sono punibili. Del resto, gli esiti delle consulenze tecniche affidate dal pm Picuti inchiodano queste persone alle loro responsabilità che sono macroscopiche, come si evince dagli atti della richiesta di archiviazione».
L'INDAGINE. L'accertamento della Procura ha vagliato varie posizioni di responsabilità, riguardanti anche alcune figure come gli amministratori di condominio che si sono succeduti nel corso del tempo. In ogni caso, allo stato attuale delle cose, non sono stati ravvisati elementi validi per arrivare a sostenere l'accusa in giudizio a carico di amministratori. «Valuteremo», conclude Alessandroni, «la possibilità di recuperare alcuni profili di responsabilità nelle sedi civili da parte di amministratori, qualora se ne dovessero ravvisare i presupposti».
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11 novembre 2010