di Enrico Nardecchia
L'AQUILA. Quattro giorni dopo averla cancellata dal suo discorso alla Camera, Berlusconi ritrova la memoria sull'Aquila e torna a citarla. Sì, ma per attaccare i giudici. Il presidente del Consiglio nega che in Abruzzo siano in corso delle cause per casi di corruzione. «Reati inventati». «NON STANNO IN PIEDI». Il presidente del Consiglio, intervenendo alla festa del Pdl al Castello Sforzesco di Milano, ha inserito anche la città devastata dal terremoto, e ancora non ricostruita, nel calderone dell'offensiva a tutto campo contro la magistratura. Ecco, in particolare, il passaggio del più ampio discorso che il premier ha voluto riservare all'Aquila. «Si sono inventati la corruzione», ha detto di fronte ai suoi sostenitori, «ma in quegli appalti non c'è nessuna causa che sta in piedi. Ci sono stati 3mila appalti realizzati da liberi professionisti che hanno messo a disposizione il loro lavoro a titolo gratuito e nessuna impresa ha presentato una causa». Berlusconi ha poi dedicato una parte del suo discorso alla Festa della Libertà «ai risultati raggiunti dal governo. Nessuno», ha detto, «ha fatto così tanto in poco più di due anni».
DI CHE PARLA? Il breve accenno alla situazione degli appalti della ricostruzione, senza fornire ulteriori dettagli, lascia pensare che il presidente del Consiglio abbia voluto fare riferimento a uno dei filoni delle indagini sul dopo-terremoto, quello che vede come protagonisti princip
ali gli
Stati. Il padre
Ezio ha trascorso due
settimane in carcere mentre la figlia
Daniela, ex assessore
regionale all'Ambiente e alla Protezione civile, è stata costretta
a dimettersi dopo la bufera giudiziaria che la vede coinvolta in
qualità di indagata. La vicenda-Stati, del resto, ipotizza la
corruzione. Tra i personaggi coinvolti ci sono l'ex deputato
Vincenzo Angeloni, il compagno della Stati
Marco
Buzzelli e l'uomo-Selex
Sabatino Stornelli. Una
corruzione che sarebbe in qualche modo da ricollegarsi all'attività
di politici, amministratori e imprenditori nella delicata fase del
post-terremoto. È forse a quest'inchiesta che ha voluto rifarsi
Berlusconi per allontanare le nubi che si stanno addensando
sempre più minacciose sui lavori della ricostruzione. Del resto,
più volte
Daniela Stati aveva chiesto al presidente del
Consiglio e al leader «del partito dell'amore e della famiglia»,
per usare le sue stesse parole, di intervenire pubblicamente («Se
ci sei batti un colpo») proprio per smentire le accuse che parlano
di corruzione.
L'AUDIZIONE. Se le parole di
Berlusconi sono da attribuire al caso-Stati, potrebbe
riprendere quota l'istanza dei suoi legali di chiedere addirittura
l'audizione del capo del governo di fronte alla procura
distrettuale Antimafia dell'Aquila per chiarire i passaggi legati
alla fase preparatoria di un'ordinanza della presidenza del
Consiglio in cui si parlava del ruolo di Abruzzo Engineering. «Io
non ho mai assunto nessuno in quella società né ho dato un euro di
lavori», disse la
Stati. «Il presidente
Berlusconi,
che ha firmato quell'ordinanza, venga qui a chiarire tutta la
vicenda. Lui può spiegare come sono andate le cose. Lo faccia, per
restituire dignità a una donna, a una mamma. E anche per ridare
dignità a chi mi ha votato e crede nel partito».
LE ALTRE
INCHIESTE. L'attacco di
Berlusconi, che manca all'Aquila
dal 29 gennaio 2010, cade mentre è in corso l'inchiesta sulla
gestione dei rifiuti in Abruzzo che vede coinvolti, a vario titolo,
personaggi del Pdl come l'assessore regionale
Lanfranco
Venturoni, il consigliere regionale
Daniela Stati e i
senatori
Paolo Tancredi e
Fabrizio Di Stefano. Le
parole di
Berlusconi arrivano 24 ore dopo quelle del
senatore
Andrea Pastore che dell'indagine pescarese ha
detto: «È come un soufflé. Passano i giorni e si sgonfia». C'è
anche un'altra indagine, all'Aquila, che riguarda il coordinatore
nazionale del Pdl
Denis Verdini, l'imprenditore
Riccardo
Fusi e i suoi amici aquilani del consorzio «Federico II».
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4 ottobre 2010
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