di Fabio Iuliano
Le tende allestite dalla Caritas a Sant'Antonio nei giorni successivi al sisma del 6 aprile
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L'AQUILA. Due tende blu montate sul cortile davanti all'ingresso di una scuola alle porte del centro. È l'immagine di una città capoluogo che fa i conti con il nuovo sciame sismico proprio nei giorni in cui riprende l'attività scolastica. Prima campanella, oggi, per alcune classi degli istituti superiori Ipsiasar, Liceo Artistico, Itc e Itas. E intanto, in città si convive con la paura.
Nel week-end, chi ha potuto è andato al mare più volentieri. Calma vigile per chi è rimasto. Il clima gradevole della domenica di fine estate ha spinto tanti a tornare sulla costa, molto in più di quanto non lo abbia fatto la paura del terremoto. Certo è che tante delle accortezze e precauzioni prese nei mesi successivi alla scossa del 6 aprile 2009, stanno tornando utili in questi giorni. E così è facile vedere, la sera, luci accese in roulotte e camper nei quartieri residenziali. Del resto, sono ancora tante le «case su due ruote» in città.
Per molti altri, è sufficiente dormire con le cose indispensabili a portata di mano, prima fra tutte una torcia tascabile. Perché chi ha vissuto quei momenti drammatici del terremoto ricorda bene le difficoltà a muoversi in assenza di corrente. Le scuole in cemento armato si stanno dotando di qualche precauzione in più, con una o due tende messe nei paraggi.
Serviranno da riparo a bambini e ragazzi in caso di evacuazione dopo una scossa di terremoto. È ancora poco per il Comitato scuole sicure, composto prevalentemente da genitori. «Negli ultimi mesi», dichiara la portavoce
Titti Cervale, «abbiamo chiesto più volte un confronto con il
direttore regionale,
Carlo Petracca, ma non siamo
riusciti ad incontrarlo. Così come non siamo riusciti a ottenere
dai singoli dirigenti scolastici un report sulle esercitazioni
condotte e sulle misure di prevenzione».
Il rientro a scuola sarà completato entro il 20 settembre. In
città la percezione dello sciame sismico in atto nel distretto dei
Monti Reatini è diversa da zona a zona.
È naturale, per esempio, che chi abita nei quartieri e nelle
frazioni ovest dell'Aquila viva questi giorni peggio di quanto non
succeda a chi ha casa nella parte est. Le scosse strumentali
vengono avvertite distintamente nei quartieri di Pettino, Coppito,
Pile e Sant'Antonio. Minore è la percezione nell'area est.
«C'è meno gente in giro questa domenica e questo non lo si può
negare», spiega
Sergio Fattore, titolare di
un'edicola in zona Acquasanta, «ma la situazione è nella
norma».
Impressioni simili quelle di
Antonio Germanò, tra
i soci del circolo Acli della parrocchia di Santa Maria Mediatrice
a Valle Pretara.
Tra i commercianti c'è a chi le cose vanno male, come
Matteo Mele, parrucchiere di via Castello, rimasto
con pochi clienti a causa della chiusura del centro disposta fino a
domani dal sindaco,
Massimo Cialente.
Ad altri le cose vanno addirittura peggio, come a quei titolari
delle attività che si trovano dentro la zona rossa, che oltre al
mancato guadagno di una settimana, subiranno una perdita di
materiali e scorte deperibili.
Decisamente meglio le cose nei centri commerciali che in questi
giorni restano unico punto di riferimento per famiglie e
teenager.
«Sabato pomeriggio era pieno qui», commenta
Sandro De
Notariis, dal banco di un negozio artigianale all'interno
dell'Aquilone.
«E anche in questa domenica, fatte le dovute proporzioni, non ci
si può lamentare. Il problema sono questi sms che arrivano»,
aggiunge mostrando il suo cellulare. «Dicono della possibilità di
una scossa entro martedì?».
In realtà, chi ha avviato questo tam tam, ha male interpretato il
comunicato diffuso dall'Ingv, dove si parla del 2% di possibilità
di una scossa superiore ai 4 gradi di magnitudo. Ma tanto basta per
diffondere la paura.
Per chi ha già vissuto la tragedia», spiega
ianfranco
Fonzi «è un incubo che si ripropone». Il resto lo si trova
sui social network.
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RISERVATA
6 settembre 2010