di Giustino Parisse
Vigili del fuoco al lavoro per la messa in sicurezza di piazza della Prefettura
L'AQUILA. Il tempo scorre inesorabile. Oggi, sei settembre 2010, sono passati 17 mesi da quel tragico sei aprile del 2009. Eppure per una serie di "coincidenze", almeno si spera tali siano, L'Aquila si ritrova più o meno a vivere come in quei giorni che seguirono una scossa che ha travolto vite umane e distrutto la città e tanti paesi del circondario. Oggi come 17 mesi fa abbiamo i centri storici chiusi, una città che, nell'ultimo fine settimana, si è svuotata e, soprattutto, la paura del terremoto non solo non è passata ma è tornata a condizionare i giorni e le notti degli aquilani. Tutto questo in un panorama carico di incertezze che vanno dalla ricostruzione, al lavoro, al ritorno a una vita che possa essere definibile normale.
I DATI. I numeri sono la fotografia di una situazione di assoluta disgregazione, di una città dispersa e che stenta a ritrovarsi. Il dato più impressionante è che fra il Comune dell'Aquila e i 54 Comuni del cratere ci sono quasi 56.000 persone assistite: chi nel progetto Case (i megapalazzoni che ogni giorno paiono sempre più tristi), le casette map (a parte lodevoli eccezioni vorrei trovare qualcuno che mi spieghi la differenza, almeno a guardarle dall'esterno, fra questi map e le baracche costruite nella Marsica, ma anche all'Aquila, dopo il sisma del 1915), altri ancora negli alberghi (si tratta di quasi tremila persone in particolare anziani soli). C'è poi uno sterminato numero di cittadini (quasi 26.000) che ha scelto di arrangiarsi alla meglio e "gode" della cosiddetta autonoma sistemazione.
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AUTONOMA SISTEMAZIONE. L'autonoma sistemazione, ormai non
lo nasconde più nessuno, sta diventando per molti non solo una
integrazione al reddito ma una vera e propria risorsa di
sopravvivenza. Fra 26.000 ci sarà una piccola percentuale di furbi
(che sono purtroppo ineliminabili) ma la gran parte ha bisogno di
quell'assegno che arriva a singhiozzo (i pagamenti sono fermi ad
aprile 2010) per fare la spesa. Il Comune, che liquida
materialmente la cifra, lamenta che non ha soldi per pagare
regolarmente, il commissario Chiodi dice invece che i fondi ci
sono. Conclusione: nessuno ci capisce e alla fine ci si rassegna.
Come si sono rassegnati quelli che avevano chiesto l'indennizzo per
i traslochi o per i mobili distrutti.
MAP. Anche sulle casette di legno c'è un piccolo giallo.
Il Comune dice che ce ne sono molte libere. Cittadini denunciano
che ce ne sono di libere anche fra quelle che apparentemente sono
occupate da chi ha scambiato il map per la casetta di campagna. E
poi stanno iniziando con sempre maggior frequenza le proteste di
chi scopre difetti e problemi (almeno per questo c'è un numero
verde a cui rivolgersi). Ma non solo: dopo l'entusiasmo iniziale ci
si rende conto che la parola provvisorio assume un significato
sempre più chiaro: sarà difficile restare per anni dentro quegli
alloggi.
PUNTELLAMENTI. I puntellamenti sono stati l'unico grande
affare di questi primi 17 mesi. Centinaia di milioni di euro che
finiranno (perché anche per questi pagamenti i ritardi non mancano)
nelle casse di decine e decine di ditte. Tutti i puntellamenti
erano necessari? Forse no e prima poi anche su questo finirà per
indagare la magistratura. E qualcuno dovrà spiegare perché si
puntellano abitazioni destinate in futuro alla demolizione e non si
trovano i soldi per mettere in sicurezza cento metri di strada che
portano alle Grotte di Stiffe che è una risorsa per il turismo
locale (
l'articolo).
RISTRUTTURAZIONI. In questi ultimi mesi sono stati aperti
centinaia di cantieri per la ristrutturazione delle case A e B. Mi
capita sempre più spesso di trovare persone che mi avvicinano e mi
soffiano all'orecchio: perché non andate a controllare come si
stanno facendo quelle ristrutturazioni? E dietro la domanda ci sono
sospetti che le cose si stiano facendo con superficialità.
Naturalmente generalizzare non va bene e la maggioranza delle ditte
sta sicuramente lavorando bene e onestamente. Però anche su questo
ci si chiede: qual è l'istituzione o l'ufficio che dovrebbe
controllare la bontà dei lavori soprattutto a garanzia della
sicurezza di chi in quelle case ci deve tornare? Sempre più spesso
poi i proprietari si sentono chiedere delle cifre aggiuntive
rispetto a quanto preventivato. Chi paga?
COSTRUTTORI. Sulle pagine dei giornali da qualche
settimana compare una insistente polemica fra i costruttori (in
particolare nell'Ance, l'associazione che li rappresenta). Non
ricordo nell'era avanti terremoto di aver mai scritto o letto di
"scontri" fra costruttori. Che sarà successo? Forse l'Ance dovrebbe
chiarire meglio se no è facile pensare che sia solo una questione
di torte da spartire.
RICOSTRUZIONE. La ricostruzione pesante come è noto è
ferma. E la gente che ha le case nei centri storici (la
maggioranza) non sa quando potranno essere aperti i cantieri. E' un
clima di incertezza totale e oggi, nonostante gli sforzi, non c'è
un amministratore a qualsiasi livello, in grado di dare una
indicazione credibile, che sia una. Non viene tra l'altro ancora
disciplinata la questione fra indennizzo e contributo. Che non è
cosa di secondo piano visto che sono in gioco le modalità degli
appalti. Insomma la confusione è tanta e la parola d'ordine è:
tirare a campare. Chi può.
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RISERVATA
6 settembre 2010
Inviato da aquilano77
il 06 settembre 2010 alle 12:18