di Pietro Guida
MAGLIANO DEI MARSI. Lo hanno ribattezzato cinghiale dalmata e si aggira tra le campagne ai piedi del monte Velino. Si tratta di singolare esemplare a pois, bianco con macchie nere, ed è stato scoperto dalla Forestale nella zona perimetrale del parco Sirente Velino. Di questo strano cinghiale se ne parlava già da tempo, ma nessuno aveva le prove che gironzolasse tra le montagne della Marsica. Molti cacciatori ne avevano segnalato la presenza, ma nessuno ci credeva. Ora gli uomini del comando stazione di Magliano bis sono riusciti a fotografarlo mentre fugge tra un campo coltivato.
L'AVVISTAMENTO. Quando gli uomini del Corpo Forestale se lo sono trovati davanti durante un sopralluogo tra le montagne hanno avuto la tempestività di scattare una foto. Si intravede il cinghiale che fugge a tutta velocità lasciando una scia di polvere dietro di se. Si nota bene il colore bianco dell'esemplare, ma si vedono anche le macchie nere. È escluso che possa trattarsi di un maiale selvatico vista la conformazione del corpo e del muso con la presenza di zanne ricurve verso l'alto notate dagli uomini che lo hanno avvistato. Un esemplare di quel tipo non era mai stato notato o filmato dalla Forestale, che ritiene l'avvistamento un'assoluta rarità.
L'IBRIDO. Tra le ipotesi c'è quella di un ibrido, e cioè che sia nato dall'unione di un maiale con un cinghiale. Questo tipo di incrocio è molto diffuso, ma l'esemplare che ne viene fuori somiglia a un cinghiale vero e proprio e, soprattutto, non è bianco, tantomeno ha delle c
hiazze nere. L'ibrido, inoltre, è più piccolo del cinghiale, ha la
coscia più magra e la schiena in discesa dalle spalle alla
coda.
IL COLORE. Il cinghiale, se pur ibrido, ha una
costituzione massiccia, con corpo squadrato e zampe piuttosto corte
e sottili. Ma il mantello di un ungulato e di un ibrido è
prevalentemente di colore scuro, e anche nei mesi primaverili ed
estivi, nonostante la perdita della maggior parte del sottopelo, la
colorazione del manto non è mai bianca. Varia, se pur di molto, a
seconda della popolazione di cinghiali presa in considerazione,
mantenendosi però in un range di colori che va dal bruno-rossiccio
al nerastro.
IL PROLIFERARE. Proprio i cinghiali ibridi
sarebbero la causa del proliferare incontrollato di esemplari sul
territorio marsicano e abruzzese che rende necessario ogni anno
l'abbattimento controllato. Infatti gli ibridi sembra che siano
divenuti "poliestri", cioè partoriscono due volte all'anno con una
media di dieci cuccioli, invece di una sola volta con tre cuccioli.
A questo problema si aggiunge la carenza dei superpredatori come i
lupi. Prima riuscivano a garantire un controllo della
proliferazione dei cinghiali. Oggi non è più possibile. I lupi sono
sempre meno e i cinghiali sono sempre di più.
GLI ABBATTIMENTI. I problemi causati dai
cinghiali che aumentano a dismisura sono ricorrenti in ogni parte
d'Italia. Spesso provocano danni al territorio, all'agricoltura e
alla fauna autoctona. Per questo motivo gli enti territoriali, la
Provincia dell'Aquila, in accordo con la Asl e i Comuni del
sulmontino, hanno previsto un'azione di abbattimento controllato di
cinghiali proprio per fermare il proliferarsi degli ungulati.
Questo non è stato possibile nella Marsica e in particolare nella
zona del Sirente Velino perché si tratta di zone Parco.
LA PRESENZA. Non è possibile fare un censimento
dei cinghiali presenti sul territorio marsicano o abruzzese poiché
la popolazione di ungulati cambia in continuazione di anno in anno,
sia per il variare delle nascite, sia a causa della caccia. Di
certo i cinghiali preferiscono le zone alberate e i boschi, in
particolare i querceti. Quella presente in Abruzzo, cioè l'europea,
è anche una specie adattabile in termini di habitat e colonizza
praticamente ogni tipo di ambiente a disposizione. Nei territori
occupati dai cinghiali deve tuttavia essere sempre presente una
fonte d'acqua dalla quale non si allontanano mai.
© RIPRODUZIONE
RISERVATA
3 settembre 2010