di Marina Marinucci
L'AQUILA. La preoccupazione è tanta e ne è prova la chiusura, disposta dal sindaco Massimo Cialente, del centro storico e di tutti i cantieri all'interno delle zone rosse sia della città che delle frazioni. «Una misura precauzionale» ha più volte precisato il sindaco, deciso a non lasciare nulla al caso. Ieri, poi, la rimodulazione delle aree (oltre cinquanta) destinate, in caso di un evento sismico importante, alla prima accoglienza dei cittadini. Un piano elaborato nel corso di un incontro che Cialente e i suoi assessori hanno avuto con dirigenti e tecnici dei vari settori comunali interessati. Un modo per dare una prima risposta concreta allo smarrimento dei cittadini, molti dei quali l'altra notte hanno scelto di dormire in auto. In sostanza, una rivisitazione del piano che lo stesso Comune aveva «disegnato» nel 2009, poco prima di quel tragico sei aprile. Un piano allora mai scattato, perché non c'era stato neppure il tempo di informare i cittadini sul cosa fare e dove andare in caso di emergenza. Errori e ritardi che, alla luce dell'esperienza vissuta, non possono ripetersi. Così, ora il Comune provvederà subito a distribuire - e a farlo nei luoghi maggiormente frequentati (uffici, supermercati, bar e scuole) - l'elenco delle aree in questione. «Con questo non vogliamo assolutamente spaventare i cittadini» spiega l'assessore comunale alla Protezione civile, Roberto Riga. «Nessuno è in grado di prevedere i terremoti, ma è importante informare la popolazione sul cosa far
e nel caso in cui ci si ritrovi a dover fronteggiare una nuova
emergenza». In quanto alla rimodulazione delle aree, «questa»
aggiunge Riga «si è resa indispensabile alla luce della nascita dei
quartieri del progetto Case e alle conseguenti nuove concentrazioni
della popolazione sul territorio. Voglio precisare che si tratta di
aree di attesa (e non di tendopoli) nelle quali i cittadini
potranno ricevere informazioni e attenzioni». Sin qui il Comune. Ma
per la Fondazione «6 aprile per la vita» le iniziative prese sono
ancora insufficienti. «La tragedia del 2009» si legge in una nota
«ha insegnato davvero poco agli enti locali che, di fronte a questo
nuovo sciame sismico, continuano a gestire le cose in modo poco
efficace. La cittadinanza non sa come affrontare questo nuovo
allarme provocato dalle scosse che stanno riguardando l'Alta Valle
dell'Aterno. Noi riteniamo vitale il rispetto della vita e, quindi,
la diffusione della cultura della prevenzione. La popolazione, in
queste ore smarrita e impaurita, avrebbe dovuto già conoscere le
misure di sicurezza eventualmente adottate. Un "pacchetto" di cui,
però, finora si sa poco o nulla. E questo contribuisce ad
alimentare l'ansia e la paura». Intanto, il comitato «3e32», che da
mesi «occupa» alcuni spazi a Collemaggio, ha offerto ospitalità a
tutti coloro che, a causa di questo nuovo sciame sismico, non se la
sentono di passare la notte in casa. «Lo spazio del 3e32 è a
completa disposizione di chiunque si senta nel bisogno di passare
le notti al sicuro, fuori dalle abitazioni» affermano in una nota i
responsabili del comitato cittadino, uno dei primi costituiti dopo
il terremoto. «Nell'area di CaseMatte a Collemaggio vi sono posti
letto, servizi igienici e luoghi di ristoro per tutte le persone,
in particolare quelle residenti a Montereale, Pizzoli e Cagnano
Amiterno, che sentano la necessità di trascorrere la notte e le
giornate fuori delle proprie abitazioni. A Collemaggio» aggiungono
gli esponenti del 3e32, senza fare alcun cenno al fatto che la
proprietà di quel complesso è della Asl, che lì ha uffici e
servizi, «sono inoltre disponibili spazi per montare le tende e per
parcheggiare camper o roulotte. È innegabile che tutti quanti,
vista l'esperienza purtroppo già vissuta, abbiamo ancora paura di
ciò che potrebbe accadere nei prossimi giorni». «Allo stesso tempo,
a nostro avviso» concludono «è fondamentale che i cittadini abbiano
a disposizione delle aree in cui rifugiarsi per evitare di passare
le notti all'interno delle proprie abitazioni, in presenza di
eventi sismici di tale rilevanza. Eventi che preoccupano, e non
poco». di Marina Marinucci L'AQUILA. La preoccupazione è tanta e ne
è prova la chiusura, disposta dal sindaco Massimo Cialente, del
centro storico e di tutti i cantieri all'interno delle zone rosse.
«Chiusure precauzionali» ha più volte precisato il sindaco, deciso
a non lasciare nulla al caso. Ieri, poi, la rimodulazione delle
aree (oltre cinquanta) destinate, in caso di un evento sismico
importante, ad accogliere i cittadini. Un piano elaborato nel corso
di un incontro operativo che si è tenuto al Comune e che ha visto
il coinvolgimento di tecnici e assessori. Un modo per dare risposte
concrete allo smarrimento dei cittadini, molti dei quali l'altra
notte hanno scelto di dormine nelle auto. Cialente e gli assessori
hanno avuto con i tecnici del Comune lha tenuto ieri pomeriggio con
Il «La tragedia del 6 aprile del 2009 ha insegnato davvero poco
agli enti locali che, di fronte a questo nuovo sciema sismico,
continuano a gestire le cose in modo poco efficace». La denuncia
arriva dalla Fondazione «6 aprile per la vita», secondo cui la
cittadinanza non sa come affrontare questo nuovo allarme provocato
dalle scosse che stanno riguardando l'Alta valle dell'Aterno. Per
la Fondazione, «è vitale il rispetto della vita e quindi la
diffusione della cultura della prevenzione. I pacchetti di misure
di sicurezza, qualora predisposti, dovrebbero essere resi noti alla
popolazione che in queste ore è smarrita e impaurita». Ma intanto,
il tavolo comunale di Protezione civile, coordinato dal sindaco
dell'Aquila Massimo Cialente e dall'assessore competente Roberto
Riga, ha deciso ieri di rimodulare, alla luce del nuovo assetto
urbanistico della città e del territorio comunale, le «aree di
attesa», destinate alla prima accoglienza della popolazione in caso
di evento sismico. «Una rimodulazione che si è resa necessaria» ha
spiegato Riga «soprattutto alla luce della nascita dei nuovi
quartieri del progetto Case e alle conseguenti nuove concentrazioni
della popolazione sul territorio. Abbiamo fatto questa cosa perché
opportuno informare i cittadini sulle cose da fare in caso di
emergenza. Chiaramente non abbiamo elementi che ci inducono a
pensare al pggio, perché gli scienziati non ci indicano nulla. Ma
lo facciamo per un questione di prevenzione. Abbiamo condiviso
questa. Coc Centrale operativa di controllo che si deve organizzare
in casi di interventi di protezuiobne civile,. Con i tecnici del
comune assessori e sindaco. Le aree individuate sono quelle
individuate già nel appena votata aree rimodularte rispetto
aqwuelle individfuate prima delò terermoto. Aree di attesa noi di
attenzione alla popolazione riceve informazioni e attenzioni lì. Sa
Adfesso rifaremo controlli sulle zone rosse delle frazioni e del
centro per cercare di garantire la sicurezza dei cittadini. Chi ha
avuto case b e c con agibilità piena per rassicurare i cittadini
che il nostro obiettivo è quell Il comitato «3e32», che da mesi ha
un suo presidio a Collemaggio, ha offerto ospitalità a tutti coloro
che, a causa di questo nuovo sciame sismico, non se la sentono di
passare la notte in casa. «Lo spazio del 3e32 è a completa
disposizione di chiunque si senta nel bisogno di passare le notti
al sicuro, fuori dalle abitazioni» spiegano in una nota i
responsabili del comitato cittadino, uno dei primi costituito dopo
il terremoto. «Negli spazi di CaseMatte a Collemaggio vi sono posti
letto, servizi igienici e luoghi di ristoro per tutte le persone,
in particolare quelle residenti a Montereale, Pizzoli e Cagnano
Amiterno, che sentano la necessità di trascorrere la notte e le
giornate al di fuori delle proprie abitazioni. A Collemaggio»
aggiungono i responsabili del 3e32, senza fare alcun cenno al fatto
che la proprietà di quell'area è della Asl che lì ha uffici e
servizi, «sono inoltre disponibili spazi per montare le tende e per
parcheggiare camper o roulotte. È innegabile che tutti quanti
abbiamo ancora paura di ciò che potrebbe accadere nei prossimi
giorni, vista l'esperienza dello scorso 6 aprile 2009. Allo stesso
tempo, a nostro avviso» concludono «è fondamentale che i cittadini
abbiano a disposizione delle aree in cui rifugiarsi per evitare di
passare le notti all'interno delle proprie abitazioni, in presenza
di eventi sismici di tale rilevanza. Eventi che preoccupano, e non
poco».
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2 settembre 2010
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