Centro storico, lo spettro dei bandi

L'Avvocatura boccia l'indennizzo. Cialente rilancia l'allarme: serve la legge

    di Enrico Nardecchia L'AQUILA. Bandi statali e comunitari per la ricostruzione dell'immenso patrimonio immobiliare del centro storico. Tradotto: procedure complesse e tempi lunghi. È questo lo spettro che si profila all'orizzonte, dopo che è stato reso noto il parere dell'Avvocatura dello Stato sulla natura delle erogazioni statali per riparare le abitazioni danneggiate. Il rovello indennizzo o contributo-finanziamento è stato risolto dai legali in favore della seconda ipotesi. Il sindaco Massimo Cialente, che ha lanciato l'allarme da mesi, confida nella legge promessa dal governo, che qualifichi come indennizzo l'intervento dello Stato sugli immobili danneggiati e possa far superare la situazione di stallo.

    IL PARERE. Risale a 15 giorni fa, ma se n'è avuta la certezza il giorno della Perdonanza, quando se n'è parlato col sottosegretario Gianni Letta, il parere dell'Avvocatura dello Stato sul dilemma: indennizzo o contributo? Affidamenti privati oppure bandi statali e bandi europei? «Il nodo è centrale», continua a ripetere Cialente. Letta ha rassicurato anche i parlamentari sull'impegno del governo. Si parla di una legge che potrebbe prevedere la categoria dell'indennizzo superando le incertezze. Una legge che, tuttavia, non c'è. E dopo 17 mesi dal sisma in centro storico non si è mosso nulla.

    I RITARDI. «Sui piani di ricostruzione ci siamo», dice Cialente. «Abbiamo avuto nei mesi scorsi, tra gli altri, il problema per la firma dell'ordinanza sulle case E che ha comportato un blocco di 3 mesi e mezzo da febbraio al 16 giugno. Ora, però, bisogna definire come si andrà agli
    appalti. Qui nessuno ne parla, solo io. Anzi, si pensa al vicecommissario. Nessuno dice, tranne il sindaco, che la ricostruzione è ferma perché manca la norma interpretativa da inserire in un decreto che chiarisca la natura dei fondi, tra indennizzi e contributi». Se i fondi dovessero essere assegnati come contributo, per lavori sopra il milione di euro si dovrebbero fare bandi statali e sopra i 5 milioni bandi comunitari. Se fosse considerato indennizzo, i cittadini potrebbero ricostruire le loro case affidando i lavori con appalti privati. In questo caso, viene auspicata la presenza di una white list, un elenco di imprese «pulite».

    CICCHETTI. Il commissario Gianni Chiodi esprime l'auspicio «che il governo arrivi subito alla nomina del vicecommissario richiesto». «Da tempo», ricorda Chiodi, «ho detto che è opportuno inserire nuove professionalità nella ricostruzione: Bertolaso aveva cinque commissari. Sono stato io stesso a indicare il nome di Antonio Cicchetti: è una persona competente sul piano tecnico-amministrativo che in più ha radici aquilane e questo consente un maggiore collegamento col territorio». Per Chiodi, il suo ingresso in squadra sarà determinante, «perché ci permetterà di aumentare il numero delle ore lavorative. Se io ne posso coprire 18, con lui si arriverà a 36». Il vice si occuperà della Struttura di gestione dell'emergenza.

    RIFONDAZIONE. «Imbarazzanti le dichiarazioni di Chiodi», scrivono Fabio Pelini ed Enrico Perilli (Rifondazione comunista). «Da tempo abbiamo espresso contrarietà e inoltrato anche un formale ricorso alla nomina di commissari. Tanto più in questo momento non ne ravvisiamo l'utilità. Sarebbe uno stipendio in più e l'ennesima dimostrazione di come ogni emergenza sia buona come pretesto per spartirsi cariche e incarichi. Non si comprende da dove provenga la designazione e, soprattutto, in virtù di quali meriti e motivazioni essa venga proposta».

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    31 agosto 2010
     

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