L'AQUILA. L'essenziale. Voce-chitarra, pianoforte, contrabbasso e leggio. Parole che
Roberto Vecchioni regala al pubblico della Perdonanza in un recital-concerto a cavallo tra musica e poesia che ha concluso la sua due giorni. Così, tra una Blùmun e una Samarcanda, trovano spazio degli spunti di riflessione per ricordare che si può fare musica parlando anche di amore. Un sentimento che non è certo quello delle canzonette, ma è un sentimento che dà la forza di cambiare le cose. Anche qui, anche all'Aquila colpita dal terremoto. C'è tempo per ricordare il poeta
Fernando Pessoa e le sue «Lettere d'Amore» e per un omaggio a
Che Guevara con la classica Celia de la Serna. Prima del bis «Luci a San Siro». Prima di metter mano al microfono e di partire - proprio con quella Blùmun da dedicare al pubblico del parco del Sole - Vecchioni ha ricordato che «per fare cultura non servono premi nobel, e questa città ha perso tante cose con il terremoto, ma non certo la voglia di fare cultura». Un professore, un poeta, un paroliere, Vecchioni è semplicemente un compagno di strada per il pianista Patrizio Fariselli e per il contrabassista Gianludovico Carmenati. Migliaia gli spettatori (fab.i.)
28 agosto 2010
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