di Pietro Guida
AVEZZANO. Acquistavano auto di grossa cilindrata contattando inserzionisti, ma poi fuggivano senza pagare, minacciando di morte i malcapitati venditori. Un meccanismo semplice ma efficace quello scoperto dalla polizia che ha arrestato per associazione a delinquere quattro avezzanesi appartenenti alla locale comunità rom. I colpi fra l'Abruzzo, la Puglia e il Lazio.
L'OPERAZIONE. È scattata alle prime ore del mattino di ieri quando la squadra anticrimine del commissariato di Avezzano, diretto dal vicequestore aggiunto
Marco Nicolai, con la collaborazione della squadra mobile dell'Aquila, agli ordini del vice questore aggiunto
Salvatore Gava, ha eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare per reati che vanno dall'associazione a delinquere, alla truffa, dal furto alla calunnia, tentata estorsione e resistenza a pubblico ufficiale. I provvedimenti sono stati emessi dal gip
Roberto Oliveri Del Castillo su richiesta del sostituto
Antonio Savasta della procura della Repubblica del tribunale di Trani (Bari), zona in cui è avvenuta una delle truffe più importanti dell'indagine.
GLI ARRESTI. In cella sono finiti
Orlando Morelli, 35 anni, e la convivente
Ida Morelli (31), che per gli inquirenti sono gli ideatori del piano. Sono stati arrestati anche
Paolo Morelli (37) e
Adino Morelli (30), che avrebbero collaborato per por portare a termine i colpi. Gli uomini sono rinchiu
si nel carcere dell'Aquila, mentre la donna si trova nel
penitenziario femminile di Teramo. Con lei è finita in carcere
anche la figlioletta, affidatale poiché ha meno di tre anni. Una
quinta persona, sempre della comunità rom di Avezzano, è indagata
per gli stessi reati poiché avrebbe collaborato alle truffe.
LA TRUFFA. Gli arrestati, secondo quanto emerso
dalla squadra anticrimine guidata dall'ispettore superiore
Gaetano Del Treste, avevano creato
un'organizzazione criminale finalizzata a impadronirsi di auto che
i proprietari cercavano di vendere tramite inserzioni sui giornali
specializzati. Una volta manifestato l'interesse all'acquisto della
macchina, la banda di rom invitava il venditore a concludere il
passaggio di proprietà pagando in contanti l'atto in un'agenzia di
pratiche auto di Avezzano. Nel momento di andare in banca a
ritirare la somma per concludere l'acquisto, grazie a una serie di
sotterfugi e comportamenti minacciosi, riuscivano a fuggire con
l'auto, divenuta ormai di loro proprietà. Quattro i casi scoperti
fino a oggi, uno a L'Aquila, uno a Pescara, uno a Rieti e l'ultimo
ad Andria, in provincia di Bari. In quest'ultimo episodio gli
arrestati avrebbero addirittura tentato di estorcere con pesanti
minacce la carta di circolazione che il venditore si rifiutava di
consegnare. Le auto, tra cui una Mercedes, avevano un valore di
oltre 60mila euro. Ieri mattina, durante le perquisizioni
domiciliari e nonostante l'opposizione violenta nei confronti della
polizia, è stata rintracciata e recuperata anche una delle auto
rubate. I quattro arrestati sono difesi dagli avvocati
Antonio Milo e
Franco Colucci.
LE INDAGINI. L'inchiesta, come sottolineato dalla polizia,
non è stata ancora chiusa. La polizia è infatti convinta che si
siano verificati anche altri casi del genere oltre quelli
accertati. Secondo tale ipotesi, il comportamento minaccioso della
gang nei confronti dei venditori potrebbe aver convinto i
malcapitati a presentare denuncia. In un caso i rom hanno
addirittura denunciato a loro volta i venditori accusandoli di aver
mentito sul pagamento dell'auto.
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27 agosto 2010
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