di Giampiero Giancarli
Alcuni familiari della vittime del sisma aquilano durante ina protesta a Roma
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L'AQUILA. Si apre anche un fronte civile nell'ambito delle «dichiarazioni rassicuranti» fornite dai componenti della commissione Grandi rischi il 31 marzo 2009. E' la conseguenza di una citazione per danni per 22 milioni e mezzo di euro contro la presidenza del Consiglio. L'azione legale, è stata avviata dagli avvocati Maria Teresa Di Rocco e Silvia Catalucci del foro dell'Aquila, per conto di trentasei persone che hanno perso nella tragedia del 6 aprile 2009 venti familiari. La citazione per danni, è stata portata all'attenzione del tribunale civile ed è stata individuata la presidenza del Consiglio in quanto la commissione Grandi rischi è una emanazione diretta di essa oltre a essere un organismo operativo governativo. Il presunto comportamento omissivo dei componenti della Grandi rischi è, dunque, la chiave di accesso per chiamare direttamente in causa, per l'appunto, la presidenza del Consiglio.
Non si tratta, dunque, di una iniziativa contro la Protezione civile anche se alcuni imputati dell'inchiesta penale ne fanno parte e le funzioni della commissione si inseriscono nel più ampio contesto delle attività del dipartimento della Protezione civile. Ma Grandi Rischi e Protezione civile non hanno legittimazione per partecipare al procedimento. Il ricorso, secondo quanto si è appreso, poggia su due censure predominanti, ovviamente tutte da verificare. Prima di tutto la «valutazione inadeguata del rischio sismico» a fini preventivi con specifico riferimento alla riunione del 6 aprile. Nel ricorso si fa riferimento a precedenti lavori effettuati da a
lcuni componenti della commissione Grandi rischi e ritenuti di alto
livello. In sostanza lo sciame sismico sarebbe stato preso
sottogamba.
Va detto che anche durante un convegno organizzato in occasione
dell'anniversario del 6 aprile alcuni sismologi hanno criticato i
modi di valutazione della riunione del 31 marzo precisando che
quell'incontro su un tema tanto importante durò meno di un'ora. Ma
nel ricorso si fa riferimento anche alle dichiarazioni «avventate e
omissive» che hanno indotto alcuni a mettere da parte
l'atteggiamento prudenziale adottato fino ad allora. Nella
documentazione, formata complessivamente da una sessantina di
pagine, si riferisce di persone che nell'avvertire le scosse di
terremoto hanno sono sempre uscite di casa ma che dopo le
comunicazioni pubbliche fatte in seguito alla riunione del 31 marzo
2009 hanno cambiato atteggiamento mettendo da parte la
prudenza.
Il ricorso, che, ha solo fini risarcitori, secondo gli istanti ha
una maggiore probabilità di ottenere soddisfazione rispetto
all'inchiesta penale dove dimostrare la colpevolezza è più
complesso. I tempi di avvio della controversia civile, tuttavia,
non sono brevi. I ricorrenti hanno proposto la data della prima
udienza per febbraio del prossimo anno ma la fissazione dovrà
essere decisa dai giudici civili del tribunale dell'Aquila. Qualora
venisse ottenuto, il risarcimento non sarà divisa in parti uguali.
La somma sarà divisa tra i familiari delle vittime, non in parte
uguali, ma in base ai danni subiti. Uno dei criteri potrebbe essere
l'età che aveva la persona deceduta nei crolli come pure la
professione che svolgeva.
Nei giorni scorsi il giudice per le udienze preliminari del
tribunale, Giuseppe Grieco, ha fissato per il 10 dicembre la data
dell'udienza preliminare penale riguardante l'inchiesta per
omicidio colposo e lesioni colpose a carico di sette componenti
della commissione Grandi Rischi. Sotto accusa ci sono Franco
Barberi, Bernardo De Bernardinis, Enzo Boschi, Giulio Selvaggi,
Gian Michele Calvi, Claudio Eva e Mauro Dolce.
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20 agosto 2010
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