Salta l'interrogatorio dell'ex deputato per il presunto caso di corruzione nella ricostruzione. L'uomo è guardato a vista dagli agenti di Regina Coeli
L’ex deputato Vincenzo Angeloni accompagnato dall’avvocato Antonio Milo
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L'AQUILA. Troppo provato per reggere un nuovo faccia a faccia con chi lo accusa. Vincenzo Angeloni, da 18 giorni in cella, non può sostenere un altro interrogatorio. Così l'appuntamento di ieri è saltato. Adesso i legali di Angeloni premono per la scarcerazione.
Angeloni, uno degli indagati nell'inchiesta sulla presunta cricca che ha tentato di fare affari con il terremoto, doveva essere interrogato ieri alle 15,30 nel carcere romano di Regina Coeli. Un appuntamento saltato. L'ex parlamentare, già presidente delle squadre di calcio di Avezzano e Valle del Giovenco, è guardato a vista dagli agenti di polizia penitenziaria ed è sottoposto a costanti cure mediche. «Sto male, fatemi uscire», è l'appello lanciato nelle ultime ore attraverso i propri legali, gli avvocati
Antonio e
Pasquale Milo.
Lunedì è stata presentata l'istanza per chiedere la scarcerazione. «Lo stato psicofisico è precario», ripetono gli avvocati, «non ci sono più esigenze che giustificano la detenzione». Nelle prossime ore è attesa la decisione del gip
Marco Billi. Angeloni, originario di Aielli, dove è anche consigliere comunale di minoranza, è finito in carcere con l'accusa di corruzione.
Fra gli arrestati anche
Ezio Stati, l'ex tesoriere della Dc. Sono indagati
Daniela Stati, ex assessore regionale,
Marco Buzzelli, compagno della Stati agli arresti domiciliari, e
Sabatino Stornelli, amministratore dele
gato di Selex (gruppo Finmeccanica) che ha l'obbligo di dimora a Roma. Secondo l'accusa il gruppo Stati voleva agevolare le società di Stornelli e Angeloni. Gli imprenditori si sarebbero sdebitati con delle regalie.
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19 agosto 2010