di Giustino Parisse
Una veduta di Cabbia di Montereale
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MONTEREALE. Il terremoto ha bussato di nuovo ieri mattina. Mancavano 4 minuti alle 8,30. A Cabbia, una delle tante frazioni del Comune di Montereale, la banda musicale della città di Tossicia si stava preparando a fare il giro del paese. In questo borgo sprofondato fra colline colorate di un verde che abbaglia, Ferragosto è il periodo più importante dell'anno. In inverno nelle case aggrappate alla roccia o poste dentro una placida conca naturale non c'è quasi nessuno. Gli abitanti, quelli in età da lavoro, sono in gran parte a Roma. Qui hanno lasciato gli anziani genitori, qualche vecchio parente, molti amici ma soprattutto hanno lasciato il cuore. E' qui il regno delle seconde abitazioni nelle quali rifugiarsi in estate a cercare il fresco e il silenzio. E a Ferragosto sono di nuovo tutti a "casa": c'è la festa di San Rocco che per quattro giorni anima strade e viuzze con processioni, giochi popolari, spettacoli musicali.
A Cabbia il sei aprile del 2009 il terremoto lo hanno sentito tutti. Per fortuna i danni sono stati pochi. Un anno dopo la vita è ripresa regolarmente. Non ci sono i map (le casette di legno per gli sfollati). Gli anziani continuano ad affacciarsi dalle finestre che danno sulla piazza per guardare lo slargo davanti alla Chiesa della Madonna dell'Assunta che si riempie di voci e note musicali. Un po' più in basso, all'inizio della strada in salita che porta al cuore del paese, le luminarie annunciano il giorno di festa. Poi ci sono le bancarelle uguali a quelle di quaranta anni fa: le noccioline tostate, le pistole giocattolo,
i palloncini colorati, le bambolette o gli eroi dei fumetti
"appesi" in attesa di qualche bambino che piangendo e strepitando
convinca la mamma a comprare un regalino.
Qui il terremoto bussa ma finora lo ha fatto piano, in punta di
piedi. Tutti sperano di non essere mai più costretti ad aprire la
porta di casa per scappare dalla paura. Come era successo il sei
aprile quando una volta in strada ci si era "contati" e guardati
intorno tirando poi un sospiro di sollievo.
Per arrivare a Cabbia, complice anche qualche segnale stradale
poco visibile, ho fatto un ampio giro. Montereale, il "capoluogo"
ha l'aspetto di una cittadina vacanziera. Macchine parcheggiate
ovunque, gente che passeggia a piedi o in bicicletta, negozi, bar e
ristoranti aperti. Poche (almeno nella zona più esterna al centro
storico) le case messe in sicurezza anche se sono molte quelle che
hanno bisogno di interventi di ristrutturazione.
Giorni fa il commissario prefettizio (il comune di Montereale è
senza sindaco da oltre un mese per le dimissioni dell'ex primo
cittadino
Lucia Pandolfi che hanno seguito le
dimissioni di più della metà del consiglio comunale) aveva deciso,
a causa del proseguire dello sciame sismico, di chiudere tutte le
chiese. C'è stata una mezza rivolta popolare e gli edifici sacri
(naturalmente quelli considerati agibili) sono stati riaperti nel
giro di 24 ore.
La gente non dà l'impressione di essere particolarmente
preoccupata. E se lo è si rende conto che è inutile fare domande
agli scienziati tanto la loro risposta sarà sempre vaga e anzi,
dopo il sei aprile del 2009, meno rassicurante che in passato. La
formula è sempre la stessa: lo sciame sismico non necessariamente
prelude a una scossa forte, però non si sa mai. Eppure ieri mattina
quella scossa da 2.6 in tanti l'hanno percepita.
Nello e
Nando Giammarini che mi salutano nella piazzetta di Cabbia
mi dicono subito: «Sì, l'abbiamo sentita». Nello poi mi indica un
vaso di fronte alla sua casa (costruita in cemento armato): «L'ho
visto muoversi, si è anche spostato un po'». Le frazioni del Comune
di Montereale sono a ridosso dei monti Reatini. E' lì che qualche
faglia si agita e fa tremare la terra. La storia ricorda sismi
distruttivi che forse qualcosa hanno insegnato. Vedo molte case
costruite di recente, altre ben ristrutturate.
Ieri a Cabbia è giunto, per celebrare la messa, il vescovo
ausiliare monsignor
Giovanni D'Ercole. Un anno fa
la cerimonia religiosa si svolse nella piazzetta. Quest'anno invece
tutto regolare: la chiesa dell'Assunta aperta e dentro tanta
gente. Monsignor Giovanni D'Ercole alla fine ha partecipato anche a
una bella cerimonia che qui a Cabbia viene organizzata tutti gli
anni per ricordare i caduti in guerra. A ogni nome uno squillo di
tromba, un "colpo" di fuoco d'artificio, un tocco di campana, la
gente che grida "presente" e poi i bambini che portano fiori a
fianco al monumento.
Gli organizzatori hanno voluto unire nel ricordo anche le vittime
del terremoto dell'Aquila. D'Ercole ha mostrato apprezzamento e
alla fine si è fermato ancora qualche minuto fra la gente a
"ricucire" qualche strappo che ormai nella diocesi dell'Aquila sono
l'ordinaria amministrazione. Poi tutti a tavola. Sperando che il
terremoto non bussi più.
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RISERVATA
18 agosto 2010