Tanta gente ha affollato lo spazio adiacente l’ufficio di Daniela Stati (foto Pietro Guida)
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AVEZZANO. Non ci sta a fare la ventriloqua del padre, anche se lo definisce «il mio maestro». Daniela Stati pensa a lui in cella, che fa lo sciopero della fame, e sorride amaro. È in mezzo ai suoi avvocati, Antonio Milo e Alfredo Iacone. «Come vedete siamo in tre, la quarta sedia, quella vuota è di mio padre. Mi auguro che presto sia qui con noi». Doveva essere una conferenza stampa, ma si trasforma in un bagno di folla con tanto di ingresso trionfale nella sede di piazza della Repubblica.
«La famiglia Stati è blindata e compatta», osserva all'ingresso l'ex assessore che poi si accomoda e inizia con una similitudine.
«Il figlio del fornaio sa fare il pane, il figlio del macellaio sa tagliare la carne, io sono figlia di un politico che conosce i volti e la politica del territorio». La Stati, consigliata in questo dai suoi avvocati, precisa che non intende entrare nel merito dell'ordinanza, anche se inevitabilmente qualche volta il discorso scivola sui particolari delle intercettazioni.
«Gli atti sono ormai pubblici visto che sono stati pubblicati sulla stampa», osserva, «e da questi si evince che un padre gestisce chissà cosa, si fa aiutare in questo dal mio compagno, avendo messo una figlia demente a fare l'assessore. Fornirò quanto prima alla stampa il certificato medico, per illustrare i risultati di un test sul mio quoziente intellettivo».
Il tema del ruolo di Stati padre e l'influenza su Stati figlia è centrale durante tutto l'incontro con la stampa.
«Io voglio dare un'altra lettur
a», precisa, «e cioè che la figlia rispettosa la sera passa dal
padre, gli racconta la giornata politica e ne discutono insieme. A
me il ruolo l'ha dato mio padre, ad altri l'avranno dato il
senatore, il deputato, l'amico influente».
Cosa prova in questo momento?
«Provo rabbia perché so di non aver fatto nulla e ci siamo
ritrovati sui giornali da indagati. La sensazione di doverci
vergognare, ancora una volta. Io assicuro che non è mai stato fatto
un atto da Daniela Stati per favorire qualcosa o qualcuno. L'unica
cosa che ho fatto è stata di ridare gli stipendi ai lavoratori di
Abruzzo Engineering. Se mi si vuole accusare di questo sono io
stessa a dire che è vero, l'ho fatto».
Ezio Stati è in sciopero della fame. Cosa prova in questo
momento?
«Mio padre è in galera, mio marito agli arresti
domiciliari. Lo sciopero della fame è una battaglia per la
legalità. Ezio Stati non è un amministratore, non ha ricevuto
regalie».
Si è fatta un'idea sul perché sia stata coinvolta?
«Assolutissimamente no, io ho sempre raccontato la
verità. Leggo e rileggo qual è stato il motivo dell'inchiesta e dei
provvedimenti e continuo a non capirli. Mi auguro solo che la
magistratura celermente rilegga gli atti. Speriamo di aver chiarito
tutto, ma se ci sono dei punti oscuri, sono pronta a fare
chiarezza».
Rileggendo le intercettazioni, c'è qualcosa che ha fatto o detto
di cui si sia pentita?
«Rileggendo le intercettazioni dico che invece di usare
il telefono avrei dovuto mandare un piccione viaggiatore. Rifarei
tutto quello che ho fatto, ma forse usando i segnali di fumo. Del
resto, sulle intercettazioni il dibattito è aperto. Piccoli
spezzoni di parole, dove non si vede un gesto, non si ascolta il
tono della frase. Non a caso la polemica non l'ho aperta io, ma
esiste a livello nazionale».
Lei si è sfilata dalla giunta, ma è rimasta in
consiglio.
«Sono uscita dall'organo, che è governativo, per evitare
problemi ai colleghi, dubbi, imbarazzo. È per questo che chiedo si
faccia chiarezza in maniera celere. Il senso istituzionale è una
delle cose che ho imparato dal mio maestro».
Ma insomma, esiste questo sistema Stati?
«Tutte terminologie che usava mio padre (qui l'assessore
sorride), uno che ha 9mila voti, per definire un gruppo vicino a
Stati. La macchina organizzativa è formata da
Vincenzo
Patrizi, da
Antonio (
Di
Fabio ndr) che ha un negozio. Sono vicini a Ezio Stati,
che è vicino al territorio».
Cosa c'è nel futuro politico di Daniela Stati?
«Intanto, che si scriva che oggi, nella mia sede, siamo
talmente tanti che non ci si entra. Il mio futuro politico? Se la
gente continuerà a darmi fiducia, io sono qua. Se loro (indicando
gli amici in sala) continueranno a crederci, ecco Daniela Stati,
detto da figlia. Non sono nella testa di mio padre, che sarà
contento di sapere quanta gente è oggi qui con me. Lui sta 100
punti davanti a me, è lui il maestro».
Che ruolo ha avuto lei nella ricostruzione?
«Non ho mai avuto delega alla ricostruzione, quella è in
mano al commissario governativo,
Gianni Chiodi. La
mia vicenda giudiziaria mi porterà a un percorso di serenità, che
farò mettendomi a disposizione della magistratura».
Sente vicino il partito?
«I coordinatori sono stati invitati ma non sono potuti
venire. Ho ricevuto la telefonata di
Denis
Verdini, che mi ha espresso solidarietà, e del presidente
Chiodi. Non è mancata qualche telefonata, anzi; ne
sono arrivate anche di inaspettate. Con il partito nessun problema.
Io mi aspettavo questa vicinanza, lo dico senza presunzione e l'ho
notato già in questi giorni. Dico grazie al vicino di casa che mi
ha suonato per sapere se avevo bisogno della spesa. L'unica persona
che non sa nulla è mia figlia che ha 8 anni ed è legatissima al
nonno. Mi auguro che torni presto (e qui la voce si incrina).
Cosa l'ha sconcertata dell'ordinanza di custodia
cautelare?
«Tutto, dall'inizio alla fine. L'ho letta dall'inizio,
poi l'ho riletta da metà, sono sconcertata e continuo a dire: ma di
cosa parlano? Inoltre, non capisco perché Ezio Stati debba restare
in carcere e il mio compagno (
Marco Buzzelli ndr)
ai domiciliari».
Ha parlato con suo padre?
«No, ho avuto giusto un attimo per salutarlo mentre
entrava in tribunale per gli interrogatori. Vorrei ringraziare il
gip
Billi che mi ha dato la possibilità di parlare
con lui domani (oggi ndr), ma non è giusto che io vada perché sono
coinvolta nell'inchiesta e non voglio mettere in difficoltà
nessuno. Andranno mia madre e mio fratello».
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7 agosto 2010