di Enrico Nardecchia
L'AQUILA. Benessere fisico, ma anche economico. Prometteva questo agli abitanti di Ocre, in modo particolare ai giovani, l'intermediario aquilano Antonio «Nino» Cerasoli che ha rischiato l'arresto nell'ambito dell'inchiesta della Procura antimafia di Napoli sugli investimenti del clan dei Casalesi per la ricostruzione in Abruzzo. Posti di lavoro nel centro benessere di palazzo De Sanctis di San Panfilo, ma anche corsi di formazione professionale per il personale da impiegare.
I MASSAGGI. Del resto, un centro benessere a Ocre (sauna, area massaggi, piscina e 20-25 camere da letto) rappresentava una novità assoluta, tanto da suscitare molta curiosità in paese fin dal 2007, quando si cominciò a parlare di quest'idea che l'allora capo della Confcooperative dell'Aquila pensava di realizzare in uno degli immobili di maggior prestigio di tutto il territorio comunale. Uno stabile, dotato anche di un'ampia tenuta, acquisito dopo una serie di passaggi dai proprietari ai Salesiani, passando attraverso una ditta edile di Paganica e quindi approdato nella disponibilità della «Palazzo De Sanctis srl», una delle ditte che scambiava assegni con la Gallo costruzioni dell'arrestato Michele Gallo.
E per avvalorare la bontà dell'operazione, Nino Cerasoli era sempre molto presente sul cantiere, che ogni tanto mostrava ad amministratori e cittadini per renderli partecipi di questa «grande operazione». In quelle circostanze, più di una persona è stata rassicurata dall'intermediario aquilano sulla quasi certa destinazione di numerosi posti
di lavoro alla popolazione di Ocre, in primis ai più giovani, da
avviare alla nuova professione nel centro benessere attraverso la
predisposizione di corsi di formazione. Ma nell'edificio,
risparmiato dai danni del sisma, e per questo classificato A, i
lavori sono durati soltanto quattro mesi dopo il terremoto. Ad
agosto 2009 lo stop improvviso, con la fuga degli operai campani
che hanno lasciato anche i sacchetti di cemento nel piazzale. E con
lo stop anche i corsi professionali e i posti di lavoro sono
diventati un miraggio. Ora il Comune vuol sapere se Cerasoli, in
questo giro, ha preso anche fondi pubblici.
LA CONCESSIONE. Il via libera ai lavori dentro palazzo De
Sanctis è arrivato sotto la precedente amministrazione comunale
guidata da Gianmatteo Riocci, di professione avvocato. «Se è vero
che dietro a questo progetto ci sono operazioni poco chiare noi non
lo sappiamo e non abbiamo avuto nessun segnale in questa
direzione», commenta Riocci, oggi consigliere comunale di
minoranza. «Nessun motivo di sospetto per un'attività
imprenditoriale nuova per il paese ma che era apparsa valida anche
sotto l'aspetto della ricettività. Le notizie sulle infiltrazioni
camorristiche sono preoccupanti e confermano, una volta di più, che
occorre stare con gli occhi aperti, anche perché i lavori del
dopo-terremoto scatenano gli appetiti più diversi».
CASE A SCOPPITO. La Finanza ha messo gli occhi su tutte le
attività di Cerasoli all'Aquila, compreso l'insediamento abitativo
di Madonna della Strada dove sono state realizzate già tre villette
(di privati) e dove c'è un progetto di ampliamento su un terreno
limitrofo con altri 20 alloggi. Questo piano, alla luce della
disavventura giudiziaria dell'aquilano, potrebbe saltare.
L'INCHIESTA. Dopo il terremoto dell'Aquila i rapporti, già
solidi, tra imprenditori vicini al clan dei Casalesi e personaggi
abruzzesi si erano ulteriormente rafforzati. I pubblici ministeri
della Direzione distrettuale antimafia di Napoli Giovanni Conzo,
Raffaello Falcone e Maria Cristina Ribera ne sono convinti. Tanto
che, alla luce delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia,
delle indagini tecniche, con accertamenti patrimoniali e bancari e
ricerche incrociate nelle banche dati, avevano anche chiesto
l'arresto dell'ex presidente della Confccoperative dell'Aquila. Ma
il gip ha respinto la richiesta. Le indagini che hanno portato al
blitz della Finanza, che ritiene di aver smantellato il braccio
economico del clan, hanno riguardato anche i frenetici movimenti
effettuati da alcuni dei principali indagati per ottenere appalti
per la ricostruzione. In quest'ambito, la sede di una società che
fa capo a Michele Gallo (considerato organico al gruppo di
Francesco Bidognetti) era stata spostata da Frignano (Caserta)
all'Aquila. Gli uffici della «Gam costruzioni srl» avevano trovato
posto in una palazzina inagibile fuori Porta Napoli.
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RISERVATA
26 luglio 2010
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Inviato da rupito
il 26 luglio 2010 alle 12:26