di Enrico Nardecchia
L'AQUILA. Dal centro benessere di Ocre lasciato a metà alle villette di legno di Scoppito realizzate con tecniche d'avanguardia. I progetti faraonici di Antonio Cerasoli, per tutti Nino, sono sparsi in tutto il territorio. Il filo di Arianna che mira a ricostruire la rete di rapporti intessuta dall'intermediario aquilano, finito nella mega-indagine della procura distrettuale antimafia di Napoli sui legami tra i Casalesi e gli appalti della ricostruzione, porta i finanzieri a Madonna della Strada. LA TARTUFAIA. Non hanno usato il cane, anche se lì vicino c'è una grossa tartufaia, gli uomini delle Fiamme gialle che sono riusciti a individuare, nel territorio comunale di Scoppito, un insediamento abitativo riconducibile direttamente a una delle srl facenti capo a Cerasoli. In particolare, a leggere il cartello dei lavori affisso fuori dal cantiere, si tratta della «Palazzo De Sanctis srl», che qui figura come l'impresa esecutrice delle opere edili. È la stessa società che ha acquisito, dopo diversi passaggi di mano, la disponibilità dello storico immobile che s'affaccia sulla piazza principale di San Panfilo d'Ocre, dove Cerasoli voleva realizzare un centro benessere. E dove i lavori si sono fermati giusto un anno fa. E non sono più ripresi. Non è questo il solo cantiere nel quale c'è dietro la mano di Cerasoli, l'uomo delle coop bianche e dai molteplici interessi imprenditoriali, non solo nel campo dell'edilizia. Oltre a quello di Ocre, anche il Comune di Scoppito ha rilasciato, il 29 giugno 2010, una concessione edilizia. Stavolta, però, non c'entra la beauty farm con sauna, m
assaggi, aromaterapia, fango e 25 camere da letto. Si tratta,
infatti, di tre abitazioni a schiera commissionate da un privato,
un commerciante della zona, che ha affidato i lavori a Cerasoli. Il
sito dove stanno sorgendo le prime tre villette s'incontra sulla
strada per Antrodoco, sulla destra, un paio di curve dopo lo
stabilimento farmaceutico della Sanofi Aventis, alla sommità di un
sentiero non asfaltato con la scritta «strada privata». Le gru sono
ferme, ma forse è solo per il sabato. Qui i lavori, a quanto pare,
stanno andando avanti. Anche se le notizie sul coinvolgimento di
Cerasoli nell'indagine su appalti e camorra hanno destato molta
preoccupazione e sconcerto anche a Scoppito. Non si sa, a questo
punto, se anche questo cantiere sarà destinato a bloccarsi. LA
PERMUTA. Le case di legno, per ora, sono soltanto tre. E i
destinatari sono, allo stato attuale, ben individuati. Ma ben
presto potrebbero diventare alneno una ventina. Infatti, secondo
quanto si è appreso, in ballo ci sarebbe un allargamento
dell'insediamento abitativo in una zona limitrofa. Alla base di
tutto ci sarebbe, infatti, la permuta di un terreno che avrebbe,
come contropartita, la realizzazione di un insediamento proprio di
fronte al sito attualmente interessato dal cantiere. Un terreno
edificabile, attualmente incolto e non ancora recintato. Un
passaggio, questo, che, tuttavia, non sarebbe ancora stato
formalizzato nei dettagli. Ora, alla luce dell'indagine della
Finanza, anche questo progetto potrebbe subire uno stop imprevisto.
Questa, come tutte le altre attività di Cerasoli all'Aquila e nei
centri del circondario, sono al vaglio della Finanza, che dopo aver
provveduto a sequestrare il conto corrente a lui intestato, sta
ricostruendo punto per punto tutti i passaggi di denaro con Gallo,
anche attraverso le ditte «Gallo costruzioni srl» e «Palazzo de
Sanctis srl». Tanto per fare un esempio, solo in quattro mesi del
2008, si sono registrati passaggi pari a 156mila euro. A queste,
poi, si aggiungono altre centinaia di migliaia di euro scambiati
tra i due soci in affari. Secondo la Procura distrettuale antimafia
di Napoli, Michele Gallo ha nella sua «disponibilità», e «formale
titolarità», «ingiustificati possedimenti patrimoniali». Pertanto,
questi beni sono stati posti sotto sequestro, così come tutte le
quote sociali e i beni aziendali di qualsiasi tipo della «Gam
costruzioni srl» con sede all'Aquila, fuori Porta Napoli, zona
Parco di Sole. L'ARRESTO MANCATO. Cerasoli, per otto anni
(2001-2009) rappresentante legale della Confederazione cooperative
italiane-Unione dell'Aquila, per due anni (2006-2008)
rappresentante legale dell'istituto abruzzese per la qualità,
azienda speciale della Camera di Commercio, ha rischiato di finire
in carcere, schiacciato dalle pesanti accuse dei pm antimafia.
Tuttavia, il gip è stato di diverso avviso e, motivando la
decisione di rigettare la richiesta della misura cautelare del
carcere, ha scritto che «emerge in maniera palese l'insussistenza
di un grave quadro indiziario in relazione alla posizione di
Antonio Cerasoli per il reato di concorso dall'esterno nel clan dei
Casalesi». Cerasoli, per il gip, è «comparso nell'attività di
indagine in esame soltanto ed esclusivamente nella qualità di mero
prestanome utilizzato in varie e diverse evenienze» da alcuni degli
arrestati «in ragione dell'intenso vincolo di natura fiduciaria tra
loro esistente». Per il gip del tribunale di Napoli,
l'intermediario aquilano, insieme ad altri personaggi, sarebbe
rimasto sempre «radicalmente estraneo» agli «intensi vincoli
operativi stretti da Michele Gallo, Luigi Pagano e Tullio Iorio con
plurimi esponenti del clan dei Casalesi e con personaggi agli
stessi strettamente contigui». FERLA. «L'inchiesta contro i
Casalesi dimostra che i controlli funzionano». Così il generale di
brigata Nunzio Antonio Ferla, nuovo comandante regionale della
Guardia di Finanza, ha commentato gli ultimi sviluppi dell'indagine
partita da Napoli e approdata all'Aquila, dove è avvenuto uno dei
sei arresti e dove vive e opera uno dei 52 indagati. IL CELLULARE.
Cerasoli risulta irreperibile da giorni al telefono. Anche alcuni
amici, per comune militanza politica o attività imprenditoriale,
hanno tentato, in queste ore, di mettersi in contatto con lui,
senza riuscirci. Del resto, la notizia del suo coinvolgimento in
un'inchiesta di questo rilievo, che getta ombre sulla ricostruzione
dell'Aquila e mette in luce, attraverso le intercettazioni, gli
affanni lavorativi di un imprenditore campano e del suo referente
nella città devastata, ha suscitato scalpore in città. Il
telefonino squilla a lungo, poi una voce maschile risponde: «Chi?
Antonio Cerasoli? Non c'è».
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25 luglio 2010