L'AQUILA. Hanno lavorato? Non hanno lavorato? Basta farsi una camminata a Ocre (a 10 minuti dall'Aquila) per vedere che il braccio operativo dei Casalesi, cioè il gruppo di imprenditori che riciclava soldi in attività più o meno lecite, col concorso esterno di due abruzzesi, Cerasoli e Giallonardo, ha già messo radici qui. È una ditta di Gallo, arrestato a San Pio delle Camere, ad aver restaurato palazzo De Sanctis di San Panfilo d'Ocre (di una società che fa capo a Cerasoli) per farne un centro benessere. BENESSERE. Sauna, docce solari, massaggi, aromaterapia, fango a San Panfilo. Un migliaio di abitanti, la piazzetta e la fontana di largo del Barone con un'acqua rigeneratrice perché fredda, e non termale, in questi caldi giorni di luglio. Lo sbarco dei Casalesi trova mezzi spiazzati alcuni abitanti in cerca di riparo dalla calura. «I Casalesi? Della beauty farm sapevamo, si diceva da tempo in paese», raccontano alcuni. «Ma nessuno di noi si aspettava tanto. Siamo gente tranquilla e mai abbiamo pensato di aver avuto così vicino a noi personaggi tanto pericolosi». Già. La Procura antimafia di Napoli sostiene che Michele Gallo, uno dei sei arrestati nell'ambito dell'inchiesta campana sui tentativi di accaparrarsi gli appalti del post-sisma, era l'uomo di punta dei cosiddetti Intoccabili, cioè di quella cerchia di personaggi legati a doppio filo al clan dei Casalesi (gruppo di Francesco Bidognetti, Cicciott'e mezzanott) incaricati di organizzare le attività imprenditoriali. Into
ccabili perché talmente importanti da essere esentati persino dal
pagamento del pizzo. «Attività, queste», come scrive il gip
nell'ordinanza di arresto, «necessarie per favorire gli
investimenti del sodalizio e per il reimpiego di provviste illecite
soprattutto nel settore edilizio, in modo da consentire di trarre
ingenti profitti da tali attività economiche». SAN PIO E OCRE. Se
l'arresto di Gallo è avvenuto giovedì a San Pio delle Camere, dove
si trovava, con ogni probabilità, per incontrare, o dopo aver
incontrato, il socio aquilano Antonio Cerasoli. Se la sede della
Gam costruzioni srl (con due soci indagati), il cavallo di Troia
per far sbarcare all'Aquila le aziende riconducibili a Gallo e,
quindi, ai clan, era stata individuata nel condominio Parco di
Sole, fuori Porta Napoli. Se il restauro del palazzo De Sanctis di
San Panfilo d'Ocre è stato curato da squadre di operai campani che
prendevano ordini da Gallo, allora sì che i Casalesi le loro
bandierine, in città e nel circondario, le avevano piazzate eccome.
Un legame che risale addirittura a prima del terremoto. Sì, perché
il progetto di fare di palazzo De Sanctis (uno degli immobili più
prestigiosi del paese dei Baroni) un centro benessere
all'avanguardia, fu presentato da Antonio Cerasoli, già presidente
della Confcooperative dell'Aquila, indagato e scampato all'arresto,
almeno tre anni fa. Quando, cioè, quel palazzo di antica fattura
che s'affaccia su piazza Dante Alighieri, dagli enormi scantinati,
anche se mezzo spogliato dei suoi arredi più pregiati, era finito
nella disponibilità di Cerasoli. Come? Dopo una complessa serie di
passaggi di mano. Una successione che si origina dai proprietari,
una stimata famiglia di notai e medici, passa da una donazione ai
Salesiani e finisce nelle mani prima di un'impresa edile di
Paganica e poi di Cerasoli. L'uomo delle coop, con la
collaborazione del figlio, fonda una srl ad hoc e la chiama
«Palazzo De Sanctis srl». Bussa alla porta del Comune di Ocre
(all'epoca era sindaco l'avvocato Gianmatteo Riocci), ottiene il
via libera per realizzare piscina, sauna e sala massaggi nel
seminterrato e 20-25 camere per un'accoglienza di target medio-alto
e, da quel momento, i lavori partono a spron battuto. Cerasoli è
super presente. Vigila sull'andamento delle opere che anche dopo il
sisma non si arrestano. Si punta a finire presto, ci sono preziosi
posti letto da sfruttare. Lo confermano le intercettazioni: «...A
farli sì, anche per la zona di Ocre è stata quella meno
colpita...proprio non...non ci stanno problemi là...al 90%...».
Insomma, il 7 aprile, coi vivi da salvare e i morti da seppellire,
una certezza: almeno la beauty farm è salva. IL BLOCCO. Ora, i
lavori del centro benessere sono fermi. Da agosto 2009, quassù a
Ocre, non s'è visto più nessun operaio. La scritta «Attenzione
videosorveglianza» si legge, il nome della ditta di Gallo è mezzo
sbiadito. In compenso, dalla finestrella buia si vedono piastrelle.
Lucidissime.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
24 luglio 2010