Sindaco sul tetto per salvare l'ospedale

Protesta a Pescina con medici e infermieri contro la Regione: avanti fino alla vittoria

    di Pietro Guida PESCINA. Salgono sul tetto dell'ospedale di Pescina e attaccano su una piastra di ferro il gonfalone del Comune, come quando si conquista una vetta. Stavolta però, più che di conquista, si tratta di un'occupazione messa in atto dal sindaco di centrodestra e dalla sua giunta «per difendere un diritto acquisito, quello alla salute». Ieri mattina, insieme agli amministratori, a protestare contro il piano di riordino della sanità abruzzese, c'erano anche medici e infermieri. E' una protesta a oltranza quella iniziata, ieri mattina, contro i tagli ai piccoli ospedali previsti dal Piano di riordino di governo e Regione.

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    Erano quasi le 11 quando alcune persone sono salite al secondo piano e tramite una piccola portafinestra hanno raggiunto una terrazza adiacente al tetto. Ma non si tratta di comuni cittadini.  Il primo ad arrivare, con la fascia al petto, è stato il sindaco di Pescina, Maurizio Radichetti, espon
    ente del Pdl, seguito dal vice, Giovanni Iulianella, e dagli assessori Maria Rita Francescone e Piero Di Luca. Poi via via tutti gli altri. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri della caserma di Pescina che hanno acquisito le generalità del sindaco e dei manifestanti.

    IL GONFALONE. Intorno a mezzogiorno è spuntato un trapano ed è stato installato il supporto a muro per il pennone del gonfalone. «Un gesto simbolico», hanno spiegato i manifestanti, «per dimostrare l'indissolubilità tra i cittadini e i servizi pubblici come quello della Salute». Il primo cittadino e la giunta hanno così annunciato che la manifestazione sarà a oltranza e che il Comune allegoricamente si sposta in ospedale.

    I TAGLI. Alla base della protesta c'è la decisione del sub commissario alla Sanità e della Regione di eliminare i ricoveri per acuti dall'ospedale di Pescina. La stessa cosa è accaduta nelle strutture di Tagliacozzo, Gissi, Guardiagrele e Casoli. Dal primo settembre non si potrà parlare più di ospedali, ma di Rsa (Residenze sanitarie assistenziali), poiché inizieranno a ospitare solo pazienti non autosufficienti, che non possono essere assistiti in casa e che necessitano di specifiche cure mediche di più specialisti.

    LE RICHIESTE. Gli amministratori di Pescina si oppongono all'intenzione della Regione di sopprimere i posti letto per pazienti acuti e di trasformare la struttura ospedaliera in una rsa. Il sindaco ha sottolineato che la protesta andrà avanti finché il sub commissario, Giovanna Baraldi, il presidente della Regione, Gianni Chiodi, e l'assessore alla Sanità, Lanfranco Venturoni, avranno ascoltato le loro ragioni. «Chiediamo che la Baraldi», ha spiegato Radichetti, «venga a discutere della revisione del piano sanitario che, così com'è strutturato, non verrà mai accettato dalla popolazione. Formuli, invece, una nuova proposta alternativa che rispetti sia la struttura che i cittadini. Siamo stati cancellati», ha aggiunto, «senza che ci sia stato mostrato un progetto».

    A OLTRANZA. All'imbrunire, sul terrazzo, come una sorta di legge del taglione, sono arrivati un gazebo e nuovi posti letto. Non sono, però, quelli destinati ai pazienti, ma al sindaco e agli assessori che hanno deciso di trascorrere la notte sotto le stelle.

    LE REAZIONI. Numerose le manifestazioni di solidarietà da parte del mondo politico al sindaco Radichetti. Il vicepresidente del consiglio regionale, Giovanni D'Amico, riguardo al Piano di riordino, parla di «logiche di tagli quantitativi, senza alcuna predisposizione di sistema di medicina territoriale e di rete». «Ho espresso il mio più forte dissenso», ha sottolineato D'Amico, «su un piano proposto in maniera informale e irrituale, senza alcun coinvolgimento degli enti locali interessati e del consiglio regionale, enti ai quali di fatto viene negata ogni autorità e rappresentanza. Eppure la Baraldi aveva assicurato il pieno coinvolgimento del Consiglio e dei Comuni. Nulla di tutto questo compare nel documento predisposto».
    Dure accuse alla Regione arrivano, infine, anche dal Pd di Pescina secondo cui la Regione «ha gettato la perenne maschera sorridente delle promesse, diventando il carnefice del diritto alla salute».

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    20 luglio 2010
     

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