L'AQUILA. Due miliardi di euro disponibili per la ricostruzione. Sono i fondi della Cassa depositi e prestiti, anticipati dalle banche, ai quali si accede attraverso la richiesta del contributo agevolato. Non ci sono soldi cash, invece, per far fronte alle richieste dei contributi diretti. Il Comune, a cui spetta l'assegnazione di tali contributi, ha finora erogato 20 milioni di euro, mentre ammontano ad altri 40 milioni le somme già rendicontate ma ancora non arrivate nelle casse municipali. Proprio per superare il problema della mancanza di liquidità, il Comune ha invitato i proprietari delle case danneggiate dal terremoto a chiedere il contributo agevolato.
Una strada che ora si presenta con meno ostacoli, visto che è sparita l'ipoteca e che il tetto massimo del finanziamento agevolato è stato portato (attraverso l'ordinanza 3881) a 200 mila euro sia per le case B e C che per le E. Come dire che per le riparazioni sotto questa cifra i proprietari possono richiedere in banca il contributo agevolato che va poi integrato, per le somme eventualmente eccedenti, con quello diretto. Un percorso dal quale restano tagliate fuori le case A, le abitazioni non principali e gli edifici utilizzati per le attività produttive.
Attualmente, così come lo stesso sindaco Cialente ha più volte ribadito, è possibile modificare la richiesta già presentata e chiedere il passaggio dal contributo diretto a quello agevolato. Un argomento, questo, discusso ieri anche in consiglio comunale. Approvata la mozione dei consiglieri Enrico Verini e Roberto Tinari, che impegna il sin
daco «a intraprendere tutte le azioni possibili per incentivare i
cittadini che abbiano chiesto il contributo per la ricostruzione a
utilizzare il criterio del finanziamento agevolato».
Nel documento dei consiglieri d'opposizione viene chiesto al Comune
di sollecitare l'adozione di un provvedimento governativo che
consenta anche ai proprietari di seconde case, di abitazioni
classificate A e di immobili destinati ad attività produttive, di
accedere al finanziamento agevolato. E viene chiesta anche
l'eliminazione del tetto di 200 mila euro oltre il quale - così
come previsto dall'ordinanza 3881 - é necessario ricorrere al
contributo diretto.
La mozione, passata all'unanimità, sarà inviata al premier
Berlusconi, al sottosegretario Gianni Letta, al ministro Giulio
Tremonti e al commissario per la ricostruzione Gianni Chiodi. Un
documento con il quale si chiede, insomma, di dare a tutti la
possibilità di accedere al contributo agevolato per il quale ci
sono fondi disponibili e finora inutilizzati.
Pochi, invece, i soldi arrivati per la ricostruzione pubblica. Il
Provveditorato alle opere pubbliche sta predisponendo un programma
sulla scorta di un primo stralcio di 200 milioni. Ma per la
ricostruzione della città occorreranno miliardi. Un enorme flusso
di denaro che dovrà essere regolato - questa la richiesta che
arriva da più parti - da una legge ad hoc. E proprio «per superare
la precarietà e l'estemporaneità delle singole iniziative e al fine
di razionalizzare la tempistica del flusso di denaro destinato alla
ricostruzione», oggi il consigliere regionale del Pdl, Gianfranco
Giuliante , terrà una conferenza stampa per presentare una proposta
di legge di iniziativa popolare.
Un'idea, questa, lanciata l'altro giorno anche dall'assemblea
cittadina. «Auspico che attorno a questa proposta» ha detto
Giuliante «ci sia la massima convergenza e che il suo iter venga
seguito da tutti i parlamentari abruzzesi». Un'iniziativa
bipartisan che avrebbe già l'adesione del presidente della
Provincia Antonio Del Corvo e del sindaco Cialente.
E ieri, il primo cittadino è stato fortemente criticato in
consiglio da esponenti della minoranza. Una polemica scaturita
dall'ingresso in giunta di Stefania Pezzopane. «Una scelta» hanno
dichiarato alcuni consiglieri d'opposizione «che ha definitivamente
mandato in frantumi il centrosinistra. Il Pd ha difatto
commissariato Cialente». Frecciatine sono arrivate anche dalla
maggioranza. E Sinistra democratica (il partito del dimissionario
Masciocco), si è detta «indisponibile a sostenere in aula i
provvedimenti che non collimano con gli interessi della città».
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13 luglio 2010