di Enrico Nardecchia
L'AQUILA. Rubinetti chiusi. Sia che si parli di tasse sia che si parli di ticket, il governo ha deciso che il tempo dell'emergenza è scaduto. Gli aquilani possono tornare a pagare. La conferma arriva dall'assessore alla Sanità Lanfranco Venturoni che tira fuori le cifre dell'esenzione e ammette, senza mezzi termini, che «la Regione non ha più soldi per accollarsi le spese mediche gratis dei terremotati». Spese che, quindi, sono a carico della Regione. Nel ginepraio della scadenza dei benefìci fiscali c'è anche questo. Entro fine luglio, quando gli uffici del commissario avranno predisposto la delibera, ci sarà lo stop definitivo a farmaci e visite mediche gratis. Fino ad allora, medici e farmacisti, ben sapendo che si è andati oltre la scadenza del 30 giugno, continueranno a considerare ancora in vigore l'esenzione. Quindi, a prescrivere ricette gratuite i primi e a distribuire prodotti senza chiedere soldi i secondi.
I CONTI DI VENTURONI. «Ormai il T09 è finito», dice l'assessore regionale alla Sanità. «Non può essere eterna un'esenzione del genere, così estesa. Pensate che il governo non ci ha riconosciuto, per il 2010, neppure un euro, mentre, per il 2009, ci erano stati rimborsati 40 milioni. Speravamo che ci venissero dati altri soldi, ma così non è stato. Sei mesi, quelli da gennaio a giugno 2010, ce li siamo dovuti accollare noi e caricarli come spesa corrente. E questo non è più possibile. Non abbiamo altri soldi a disposizione. Il T09, dunque, è concluso, anche perché non ci sono più ricoveri fuori dall'Aquila e la gente che ha ripreso a lavorare è anche ne
lle condizioni di tornare a pagare. Già c'è stato un incontro col
governo che ha confermato: l'agevolazione sarà revocata. Sui tempi
non ci sono certezze: fin quando non viene firmato il provvedimento
si continua con l'esenzione che, tuttavia, non potrà andare oltre
luglio. Manca solo l'atto formale».
MEDICI CONTRARI. Il medico Vito Albano, già presidente
dell'Ordine, è tra quelli che stanno continuando a inserire
l'esenzione T09 nelle ricette e ne contestano l'interruzione. «Non
è una misura che può durare in eterno, ma nella situazione in cui
ci troviamo, cioè se non c'è stata alcuna apertura per le tasse,
per la restituzione, per i mutui, almeno sulla sanità e sul sociale
forse sarebbe stato necessario avere più comprensione da parte del
governo. Lo stop dimostra che non si comprende a fondo il disagio
dei pazienti che sono alle prese con un ospedale che lavora a ritmo
ridotto. Per i cittadini, poi, raggiungere i laboratori dei medici
di famiglia è complicato per la disgregazione della città. Se non
c'è il rinvio delle tasse, almeno che ci sia una compensazione per
farmaci e prestazioni sanitarie. Noi medici stiamo continuando a
inserire il codice di esenzione perché l'Asl ci ha detto che non si
hanno notizie ufficiali sull'interruzione. In tre giorni di
"sforamento" nessuna ricetta è tornata indietro né dalle farmacie
né dal ticket. Aspettiamo anche noi notizie ufficiali».
TASSE E TRIBUTI. Disorientati gli ordini professionali, è
cominciato il conto alla rovescia in vista dell'appuntamento di
martedì 6, quando i tributaristi aquilani avranno udienza
dall'Agenzia delle entrate. Fino a quella data i professionisti
hanno le mani legate: cosa fare? A sostegno delle ragioni degli
studi professionali alle prese con le incertezze della ripresa
degli adempimenti arriva Stefania Pezzopane, neo-assessore comunale
e vicepresidente del consiglio provinciale. «L'Agenzia delle
entrate», sostiene, «deve accettare le proposte formulate dalle
categorie professionali di commercialisti, tributaristi e
consulenti del lavoro». «Auspico che vengano prorogate al 30
settembre 2010 le presentazioni dei redditi 2008 e al 31 marzo 2011
quelle dei redditi 2009, in modo da potersi allineare con il resto
del Paese ed essere puntuali alla scadenza, fissata per tutti, al
30 settembre 2011 per i redditi 2010. I commercialisti sono
piombati in una difficoltà insolubile», aggiunge l'assessore, «e
sono vittime di una situazione paradossale a causa di un vuoto
normativo che, di fatto, li obbliga a mettersi in regola con le
denunce dei redditi in soli 6 giorni, ma non fornisce loro gli
strumenti di legge necessari per risolvere le mille contraddizioni
e gli innumerevoli problemi che questa situazione senza precedenti
ha determinato».
Entro il 6 luglio, infatti, vanno presentate le denunce dei
redditi relative agli studi di settore. Ma le modalità sono tutte
da definire. «Ad esempio, chi era titolare di un'attività
commerciale o di uno studio privato in centro storico con sede in
un immobile crollato, dal quale, per ovvie ragioni, non è riuscito
a recuperare nulla, men che meno i documenti, cosa deve presentare?
Ovviamente non può denunciare nulla. In questo caso, però», dice
ancora Pezzopane, «l'Agenzia deve operare controlli incrociati coi
fornitori e, a questo punto, il contribuente è ufficialmente
evasore e va incontro a tutte le conseguenze in termini di
sanzioni. E ancora, come conteggiare la proprietà di questi
immobili distrutti che, come sedi di attività, erano beni
strumentali e, pertanto, determinavano ammortamenti sul reddito
complessivo? Ma anche qualora il contribuente fosse in condizione
di produrre i documenti, per esempio, c'è il problema dell'Enel che
ancora non stabilisce le tariffe per il 2009. Spese che andrebbero
a detrazione. Serve chiarezza».
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4 luglio 2010