di Giampiero Giancarli
I vigili del fuoco impegnati nella rimozione delle macerie dopo il terremoto
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L'AQUILA. Per la prima volta, dopo gli avvisi di garanzia per il mancato allarme, gli indagati sono passati al contrattacco e due di loro sono comparsi davanti al pm
Fabio Picuti che li accusa di omicidio colposo. Così il presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia,
Enzo Boschi e il professor
Claudo Eva, ordinario di fisica terrestre dell'ateneo di Genova, entrambi componenti della commissione Grandi rischi, per quasi tre ore a testa hanno raccontato la loro verità. I due indagati, che si chiamano fuori, hanno chiesto di essere interrogati e presentato memorie.
BOSCHI. «Il mio cliente non ha mai fatto dichiarazioni in termini di rassicurazione» ha assicurato l'avvocato
Marcello Melandri del foro di Roma, ribattendo che comunque nel documento lo stesso Boschi precisò che non è possibile fare previsioni ribadendo che L'Aquila è una città caratterizzata da una sismicità che richiede particolari attenzioni.
FIRMA POSTUMA. Boschi e il suo avvocato hanno poi confermato che il documento «incriminato» non è stato firmato da lui il 31 marzo 2009, data della riunione ma il 6 aprile, giorno della tragedia su sollecitazione di
Mauro Dolce direttore dell'ufficio prevenzione della Protezione civile, pure lui indagato. Non si tratta di una novità visto che già in passato Boschi ha detto queste cose. In sostanza le dichiarazioni «rassicuranti» del 31 marzo 2009 sarebbero state fatte da altri prima che Boschi apponesse la s
ua firma su un documento che non conosceva bene. Ma quello della
firma postuma, secondo l'avvocato, è un aspetto irrilevante sotto
l'aspetto giudiziario e, comunque, rientra in una prassi
consolidata. Boschi,a sostegno della imprevedibilità dei terremoti,
ha allegato ulteriori pubblicazioni scientifiche. Sia l'indagato
che il legale hanno ritenuto «utile» l'incontro con il pm per
chiarire molti aspetti e ruoli. Boschi, del resto, era molto teso
prima delli incontro con il pm ma, dopo tre ore di discussione, ne
è uscito sollevato. In precedenza era stato ascoltato dalla polizia
giudiziaria ma nella veste di persona informata sui fatti.
EVA. L'avvocato
Alfredo Biondi,
già ministro della Giustizia, parlamentare Pdl, legale di fiducia
del professor Eva, si è limitato a dire, a fine, interrogatorio che
«i terremoti non sono prevedibili e questo non è affatto elemento
di rassicurazione, chi lo ha valutato in tal senso ha agito in
maniera autoconsolatoria». La posizione del suo assistito,
comunque, sembra la meno esposta. Infatti nel documento si limita a
sostenere che la casistica è molto limitata ed egli stesso, come si
legge nel documento, precisa «che non è possibile affermare che non
ci saranno terremoti».
SELVAGGI. Una decina di giorni fa, è stato ascoltato
anche un altro componente della commissione Grandi rischi,
Giuliano Selvaggi, direttore del Centro nazionale
terremoti, assistito dall'avvocato
Franco
Coppi.
NIENTE CASSAZIONE. Sia l'avvocato Biondi che il collega
Melandri hanno assicurato che almeno per i loro assistiti è fuori
luogo pensare di inoltrare una richiesta in Cassazione per
trasferire il processo altrove.
ALTRI INDAGATI. Non sembra, almeno per ora, che gli altri
indagati della commissione Grandi rischi, accusati del mancato
allarme per avere sottovalutato lo sciame sismico, intendano farsi
interrogare. Si tratta di
Mauro Dolce, di
Gian Michele Calvi, «padre» del Progetto case,
dell'ex vice capo della Protezione civile,
Bernando De
Bernardinis e
Franco Barberi, vicario
della commissione Grandi Rischi.
INTERPELLANZA PD. «E' necessario, che il governo faccia
chiarezza sugli ingiustificabili eventi che hanno portato la
commissione Grandi rischi e la Protezione civile ad abdicare alle
loro proprie attività di previsione e prevenzione in riferimento a
quanto accaduto in occasione del terremoto che ha colpito l'Abruzzo
il 6 aprile del 2009». Lo chiede in un'interpellanza urgente
indirizzata al presidente del consiglio il senatore del Pd
Mario Gasbarri.
«Ad oggi», conclude Gasbarri nel suo documento, «gli aquilani non
sanno perchè chi era preposto a garantire la loro sicurezza non ha
esplicato fino in fondo il proprio compito».
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1 luglio 2010