di Fabio Iuliano
ROMA. Televisori rotti accatastati sul marciapiedi e un computer aperto con video a ruota libera della mobilitazione generale del 16 giugno. E poi una busta di ortaggi da lanciare in direzione del cavallo per chiedere giustiza della mancata copertura del corteo dei 20mila. L'annunciato sciame aquilano di protesta si è concretizzato ieri davanti alla sede della Rai di viale Mazzini.
LA SPEDIZIONE. Sono arrivati a Roma con due autobus, partiti uno da Centi Colella e l'altro dal terminal di Collemaggio, per comporre una delegazione di un centinaio di persone - molti si sono aggiunti in seguito - e sostenere il consiglio comunale a piazza Navona, ben sapendo che la tappa più importante della giornata era quella davanti a mamma Rai. Fogli bianchi, pennarelli e un po' di fantasia, i cartelloni da esibire hanno visto la luce tra l'autogrill di Carsoli e la stazione Tiburtina. Dal classico «SosteniAmo L'Aquila», con tanto di rosone di Collemaggio, a «Basta per ChigiUno e ChigiDue» per denunciare quelle che i comitati cittadini hanno chiamato «le interferenze del governo sulle trasmissioni».
E poi una serie di insulti personali indirizzati al direttore del Tg1,
Augusto Minzolini, «Menzognini, dimettiti» e alla sua testata accusata di aver ignorato completamente le mobilitazioni cittadine di metà giugno. «Non ci sentiamo pià rappresentati da questa cosiddetta televisione pubblica in cui noi dovremmo essere tutti editori», ha spiegato
Annalucia Bonanni, una delle promotrici dell'
iniziativa, «la televisione di Stato che per un anno ha fatto
propaganda di ogni iniziativa del governo adesso che le
contraddizioni dell'intervento governativo vengono a galla, censura
qualsiasi tipo di manifestazione di critica». Di fatto, i comitati
cittadini denunciano «14 mesi di omissioni, silenzi, travisazioni
della realtà aquilana e del cratere», individuando tra i
responsabili anche il giornalista aquilano
Bruno
Vespa, il cui volto è stato riprodotto in un cartello
ironico dal titolo «Vespasiano», e c'è chi ha proposto di
«togliergli la cittadinanza dell'Aquila e darla a tutti quei
giornalisti che hanno seguito ciò che succedeva veramente: quando
ci dicevano di non manifestare e di non distribuire volantini, lui
dov'era?».
LE ADESIONI. Ad attendere il gruppo di aquilani,
davanti all'entrata della Rai, anche piccoli gruppi del Popolo
delle agende rosse, del movimento di Nuova Resistenza di
Sonia Alfano, delle Valigie blu, per un'iniziativa
riconosciuta, secondo quanto riportato dai promotori, dalla Fnsi e
da Articolo 21. Da quelle parti si è visto anche
Rocco
Carlomagno, attivista politico divenuto celebre dopo la
diatriba con il ministro
Ignazio La Russa, nel
corso di una conferenza stampa del premier
Silvio
Berlusconi.
COME NEL '76. «Siamo arrivati alla Rai», hanno
spiegato dall'assemblea cittadina di piazza Duomo, «pronti ad
andare alla Rai così come friulani fecero a Trieste nel 1976, per
protestare contro un'informazione che non li rappresentava». I
terremotati del Friuli rivendicavano di fatto un'informazione che
rendesse giustizia dei loro sforzi verso la partecipazione nelle
scelte della ricostruzione. «Cosa che vogliamo anche noi», ha detto
ancora la professoressa Bonanni, «i dovuti aiuti da parte dello
Stato non devono trasformarsi in carità, anche agli occhi di una
nazione che allo stato attuale fa fatica a capire i nostri veri
problemi, con una realtà alterata dalle televisioni». Trentaquattro
anni dopo, tocca agli aquilani «Oggi siamo solo una piccola
delegazione», ha assicurato
Mattia Lolli
del «3e32», «ma il 6 luglio saremo molti di più». La mobilitazione
convocata a Roma per martedì 6 luglio, contro una finanziaria che
riduce la fascia di persone cui verranno prorogate le agevolazioni
fiscali, sarà forse il banco di prova più impegnativo per
l'assemblea di piazza Duomo. La città ha dato risposte importanti
in termini numerici, ma giocare fuori casa è tutta un'altra cosa.
Di questo sono consapevoli gli organizzatori che stanno studiando
forma e modi, a partire dagli autobus da organizzare che saranno
ben diversi.
ORTAGGI E NUTELLA. Oltre a pomodori, melanzane e
insalate, lanciate verso la criniera del cavallo più famoso
d'Italia, al di là del cordone di poliziotti messo a proteggere
l'entrata, è la Nutella l'alimento protagonosta della giornata. I
manifestanti hanno infatti allestito, ironicamente, un banchetto
con del pane e della nutella, e questo perché l'edizione serale del
Tg2 non riportò il corteo - cosa che fece comunque il giorno dopo
con un servizio nell'edizione con più ascolti - ma invece mandò in
onda un servizio sulle proprietà della cioccolata.
LA MEDIAZIONE. Verso la fine della manifestazione
il consigliere del Cda Rai,
Rodolfo De Laurentiis,
abruzzese di formazione Udc, è sceso per chiedere a una delegazione
degli aquilani la possibilità di entrare per un incontro con
l'azienda pubblica per esprimere la loro protesta, una proposta
rispedita dagli aquilani al mittente. «Vengono a chiedere a noi di
entrare alla Rai e raccontare quello che succede ma sono loro che
devono fare informazione, facessero il loro lavoro. Se hanno
qualcosa da dire», hanno detto più volte al megafono, «lo dicessero
al Tg1. Del resto, tutti sanno benissimo dove si trova L'Aquila, se
vogliono conoscere i problemi di questa realtà devono solo tornare
qui, e pensare a fare giornalismo e non propaganda». Non sono
mancati i canti popolari per prendere in giro l'immagine del
«miracolo aquilano». A fare da guida,
Anna Maria
Barile e la sua fisarmonica.
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25 giugno 2010