Questo articolo di Bruno Vespa esce oggi in contemporanea sui seguenti quotidiani: «Il Giorno» di Milano, «Il Secolo XIX» di Genova, «Il Gazzettino» di Venezia, «Il Resto del Carlino» di Bologna, «La Gazzetta di Parma», «La Nazione» di Firenze, «Il Mattino» di Napoli e «Il Giornale di Sicilia» di Palermo. Da aquilano, l'autore ha voluto inviarlo anche al «Centro».
Caro presidente Berlusconi, vorrei che lei tornasse con la memoria al 15 settembre dell'anno scorso. Quel giorno lei inaugurò a Onna un bellissimo asilo costruito grazie alla generosità di tanti spettatori di «Porta a porta». Erano trascorsi soltanto cinque mesi dal devastante terremoto del 6 aprile e un piccolo miracolo era stato compiuto. Entrammo insieme anche in una delle prime casette di legno (solide, perpetue) e ci sembrava di vivere nella pubblicità del «Mulino Bianco». Altre migliaia di case come quelle e anche più solide furono consegnate nel trimestre successivo e all'inizio dell'inverno le tendopoli furono chiuse. Da testimone di tutti i terremoti che si sono abbattuti sull'Italia dal '76 in poi, non avevo mai visto un'emergenza gestita in modo così straordinario.
Da quel felice giorno di settembre, caro presidente, sono passati nove mesi e il sorriso si è progressivamente spento sul volto dei miei concittadini aquilani. La loro, la mia città sta morendo lentamente. Se lei tornasse a passeggiare in uno dei centri storici più belli e preziosi d'Italia lo troverebbe perfettamente intubato, come gli ammalati in terapia intensiva, ma non riuscirebbe nemmeno a sentirne il battito cardiaco, tant
o esso è diventato flebile. Lei mi ha detto più volte: il mio
compito è di garantire i finanziamenti, la legge affida la
ricostruzione agli amministratori locali. Giusto. Si concordò anche
che sarebbe tecnicamente difficile spendere per la ricostruzione
più di un miliardo l'anno e lei si impegnò a erogarlo. Fanno dieci
miliardi in dieci anni. Non basteranno: l'Umbria e le Marche, con
distruzioni assai meno gravi di quelle aquilane, sono costate a
consuntivo sette miliardi. Ma intanto un miliardo all'anno per ora
sarebbe un finanziamento ineccepibile. A patto che sia denaro
sonante. Così, purtroppo, non è.
Soltanto la settimana scorsa, lei si è impegnato con il
commissario Chiodi a versargli nei prossimi giorni ottocento
milioni. Il problema è che Chiodi ha debiti per 350. I 450 milioni
che restano sono pochi, anche perché nelle case e nelle aziende ci
sono gli uomini, le donne e i bambini. Cosa gli darà da mangiare se
non sono dipendenti pubblici? Come farà ripartire un'economia che è
in terapia intensiva come i palazzi del centro storico? Ecco dunque
che se la prima, ragionevole richiesta è di garantire un flusso di
cassa effettivo di un miliardo all'anno, la seconda è di
incrementare i 45 milioni destinati alla «ripresa economica».
Questa somma nacque come primo finanziamento alla «zona franca»,
cioè come sostegno a tutte le aziende, quelle esistenti e quelle in
arrivo. L'articolo 43 della manovra economica prevede tuttavia che
i soldi vadano soltanto alle nuove iniziative. E le aziende
esistenti?
Il terzo problema riguarda le imposte. Non voglio addentrarmi in
tecnicismi: mi permetto di ricordare che, al di là dei nuovi
inevitabili slittamenti, alla fine della fiera umbri e marchigiani
restituirono allo Stato soltanto il 40 per cento del dovuto. E'
impensabile che gli abruzzesi paghino di più.
Fin qui lo Stato. Ma anche il comune dell'Aquila deve fare il suo
dovere, approntando al più presto, cioè entro qualche settimana, il
piano di ricostruzione senza il quale nel grande centro storico
dell'Aquila non può muoversi una pietra. Bene ha fatto, in ogni
caso, il sindaco dell'Aquila, con l'appoggio di tutte le forze
politiche, a riunire domani un consiglio comunale straordinario in
piazza Madama, all'aperto, davanti al Senato della Repubblica. Una
manifestazione civile e ordinata per ricordare a tutto il Paese che
la straordinaria solidarietà manifestata nei giorni e nei mesi
successivi alle vittime del terremoto non può spegnersi. Perché con
essa si spegnerebbe una città intera. Una bellissima città.
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23 giugno 2010